SS21 Han Kjøbenhavn 

Han Kjøbenhavn crea abiti perfetti per la fine del mondo

Se pensi che il "design scandinavo" sia tutto colori pastello e forme rassicuranti, dai un'occhiata alla SS21 di Han Kjøbenhavn per cambiare completamente idea.

di Amanda Margiaria
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20 luglio 2020, 4:35pm

SS21 Han Kjøbenhavn 

Come ogni stereotipo che si rispetti, anche quello sull'estetica scandinava presenta grossi limiti. I suoi colori pastello, le forme morbide e i tessuti confortevoli che vengono immediatamente associati al concetto di hygge sono così rassicuranti da appiattire totalmente la cultura e il design di questa regione.

Ma c'è un'altra cultura che si snoda lungo tutta la Scandinavia, molto più underground e di rottura. È caratterizzata da un'estetica cupa e spigolosa, che libera chi ne fa parte da ogni obbligo morale e offre la libertà di esprimere le contraddizioni dell'uomo contemporaneo.

"C'è un lato meno perfettino e più DIY della vita in Scandinavia, ma la maggior parte dei brand di qui non incorpora nel proprio design questo mondo. Certo, a Copenhagen ci sono un sacco di cose belle, ma a volte viene percepita come un villaggio delle favole," ci conferma Jannik Wikkelsø Davidsen, il fondatore e direttore creativo del brand Han Kjøbenhavn.

Fondato nel 2008, Han Kjøbenhavn è passato dal proporre una linea di soli occhiali da sole allo sfilare nel Calendario della Milano Fashion Week. Dopo il debutto di febbraio, per l'edizione digitale della SS21 il brand è tornato a sfilare in Italia—anche se, ovviamente, il tutto è avvenuto su una piattaforma virtuale.

A caratterizzare la nuova collezione di Han Kjøbenhavn sono figure post-umane e silhouette spigolose, scomode nelle loro esagerazioni, ed eppure estremamente portabili. Prendiamo lo stivale da pioggia-cuissard riproposto più volte in passerella: nella vita di tutti i giorni non lo è un accessorio utile, ma durante l'acqua alta da record che ha inondato Venezia nel dicembre 2019 sarebbe stato essenziale. Ed è proprio per le catastrofi universali che Han Kjøbenhavn sembra disegnare le sue collezioni, creando abiti perfetti per la fine del mondo.

Analizzando l'evoluzione del brand nel corso degli anni è difficile non notare una deriva apocalittica. Ogni stagione le proporzioni si fanno più ingombranti, i tessuti più elaborati e le silhouette più complesse. E in un'industria dove l'omologazione sembra farla da padrone, vedere lavori che vanno controcorrente è una boccata d'aria fresca. In occasione della presentazione del suo distopico video per la SS21, abbiamo intervistato il designer Jannik Wikkelsø Davidsen per scoprire quale messaggio si cela dietro i suoi abiti.

Han Kjøbenhavn, designer danese che sfila a Milano: intervista e foto

Si è appena conclusa la prima Milan Digital Fashion Week. Come valuteresti la tua partecipazione a questo evento senza precedenti, letteralmente?
Credo sia stato un processo stimolante. La libertà creativa è alla base dell'industria della moda, ma siamo ingabbiati nella stagionalità delle collezioni e al formato in cui dobbiamo presentare il nostro lavoro. Da questo punto di vista, è stato liberatorio potersi concedere, per una volta, di lasciare che fossero concept e collezione a guidare il processo, senza doverlo forzatamente inserire in una cornice di business. Lavorare così mi ha fatto sentire libero. Sento comunque una certa attrattiva per la presentazione concreta di forme, abiti ed esseri umani: buona parte del mio lavoro si ispira a chi siamo in quanto specie, concentrandosi sui nostri istinti, sulle nostre carni e su ciò che ci circonda. Ho bisogno di poter elaborare questi aspetti quando presento il mio concept, perché rende l'esperienza più completa, credo.

Il titolo della collezione è The Shape Of Existing. Ci spieghi meglio cosa significa per te?Quando si cerca un titolo, ovviamente, si cerca di riassumere in poche parole il tema dietro l'intera collezione. In questo caso, il nostro nuovo lavoro esplora l'evoluzione e le interazioni tra esseri viventi di ogni specie, forma e colore. Le interazioni sociali, così come le relazioni, sono sempre state una grande fonte d'energia e motivazione per me, ma oggi hanno più rilevanza che mai.

Han Kjøbenhavn, designer svedese che sfila a Milano: intervista e foto

Il fashion film che è stato pubblicato insieme alla collezione è popolato da creature transumane. Il movimento transumanista è una delle comunità più interessanti al mondo, perché sta abbattendo i confini tra vita e morte per come li conosciamo oggi. Perché hai scelto questi personaggi per il tuo fashion film?
È un mondo che mi affascina, semplicemente. Sia dal punto di vista intellettuale ed etico, sia per quanto riguarda gli aspetti più fisici del processo. Tutto nasce dall'idea di poter rallentare, e infine sconfiggere, la morte, e quando quell'idea diventa qualcosa di visivo, ecco che nascono anche incredibili possibilità di design che possiamo tradurre e adattare a chi siamo oggi, come umani e società.

Quando guardo alle tue collezioni, non posso fare a meno di pensare che crei abiti distopici per universi distopici. Sei d'accordo?
Mi trovo molto a mio agio nel buio, è lì che arrivano gran parte delle mie ispirazioni. Sviluppo molte idee in quello stato d'animo. Cerco di creare un'evoluzione quando lavoro a un progetto, in modo che non sia un viaggio lineare per il pubblico: deve sorprendere, andare fuori strada. Spesso il nostro universo si evolve, passando dalla distopia più totale a un mondo più leggero... Devi far luce nel buio per poter aggiungere nuove stratificazioni al tuo discorso, così da renderlo più interessante e vicino alle esperienze del pubblico.

Han Kjøbenhavn, designer svedese che sfila a Milano: intervista e foto

Ma in che modo i tuoi abiti assorbono le ispirazioni dall'anatomia ed evoluzione delle specie a cui fai riferimento?
È un'evoluzione sia mentale che fisica. Dovremmo intenderla a così, per capire come abbiamo creato le silhouette. Il focus era sull'anatomia, che si trasformava poi in proporzioni esagerate e costruzioni voluminose. Abbiamo però cercato di non cadere nell'astratto, lavorando su queste forme: è importante tenere a mente che il pubblico deve potersi rispecchiare in ciò che fai. Questo è il motivo per cui c'è molto tailoring classico, ma anche pelle e tute. Sono tutti elementi che rendono le proporzioni più reali.

Hai detto che: "Il classico format della sfilata ha una sua presenza ed energia, che può essere difficile trasportare nel mondo digitale. Ma è un'occasione per andare creativamente oltre e sfidare quel format." Sono curiosa: quali sono le difficoltà specifiche che hai incontrato nel presentare la collezione attraverso il virtuale?
Essere lì seduto in carne ed ossa, toccare ciò che ti circonda, sentire lo spazio intorno a te e respirarne l'atmosfera è un qualcosa di unico. Le nostre sfilate spesso hanno una presenza molto scenica, lavoriamo tanto su location, installazioni, luci e suoni. Portare tutte quelle emozioni nel digitale, dove i sensi a disposizione dell'utente sono di meno: questa è stata la vera sfida per noi.

Han Kjøbenhavn, designer svedese che sfila a Milano: intervista e foto

Più generalmente, qual è la tua opinione sulle Digital Fashion Week?
Ne avevamo bisogno. Ci ha dato tempo e modo di pensare. Dobbiamo saperci adattare. Questo non significa che sia semplice passare dalle emozioni del reale al mondo digitale. Credo che il formato classico abbia senso d'esistere, ma al suo interno saranno incorporate sempre più soluzioni digitali. Vedo la possibilità di trovare un equilibrio tra vintage e futuro, perché è proprio nell'intersezione tra questi due modi che accadono cose uniche.

Trovo molto interessante il fatto che tu abbia scelto di allegare il tuo CV al comunicato stampa della collezione. Leggendolo, ho capito quanto il tuo design sia influenzato dalle esperienze che hai fatto in precedenza, che spesso avevano ben poco a che fare con la moda. Qual era il messaggio che volevi trasmettere con questa scelta originale?
Credo che aiuti a farsi un'idea, e anche capire il motivo per cui, Han Kjøbenhavn ha l'aspetto che ha e comunica quello che comunica. Creiamo collezioni da un nucleo molto concettuale. All'inizio del processo, abbiamo un'idea di quale sarà il quadro generale e di come possiamo creare la miglior esperienza possibile. Quando lavoriamo poi alla vera collezione, spesso tutto nasce dall'osservazione sociale, che poi lasciamo decantare finché non diventa un concept che possiamo usare come ispirazione nel dare forma a volumi, silhouette e abiti. Si tratta ovviamente di un processo molto astratto, quindi gli altri elementi che creiamo, come film, sfilate, installazioni ed editoriali, ci servono per spiegare ciò che mostriamo.

Han Kjøbenhavn, designer svedese che sfila a Milano: intervista e foto
Han Kjøbenhavn, designer svedese che sfila a Milano: intervista e foto
Han Kjøbenhavn, designer svedese che sfila a Milano: intervista e foto
Han Kjøbenhavn, designer svedese che sfila a Milano: intervista e foto
Han Kjøbenhavn, designer svedese che sfila a Milano: intervista e foto

Crediti


Intervista di Amanda Margiaria
Immagini su gentile concessione di Han Kjøbenhavn

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