Fotografie courtesy di Gab Bois e Isidora Durovic.

Indossare il cibo sembra essere la moda definitiva dell'estate 2020

Cibo e moda hanno avuto un rapporto conflittuale per interi decenni. Ma oggi sembra sempre più vero che siamo quello che mangiamo, e indossiamo 🍊🍏🍅🥑🥥

di Zoë Kendall
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27 luglio 2020, 10:06am

Fotografie courtesy di Gab Bois e Isidora Durovic.

La relazione con il rituale del pasto è totalmente cambiata nel corso della quarantena. Cucinare e mangiare sono diventate azioni solitarie, ma anche momenti in cui prendersi cura di sé stessi. Rinfrescare il lievito madre è diventata una pratica di “self-care”, proprio come una maschera per il viso o una sessione di meditazione. In alcuni casi, abbiamo incanalato sulla cucina tutta la creatività che non potevamo sfogare altrove.

E così il confine tra cibo e moda ha iniziato a farsi più sottile, con sempre maggiori ibridazioni. C’è ad esempio Laila Gohar, amante tanto di cucina quanto di moda, che ha iniziato a dare lezioni via FaceTime; c’è l’artista Lexie Smith, che ha elevato l’ossessione per il pane fatto in casa, portandolo nel mondo dell’arte; c’è la chef Alix Lacloche, che ha imbandito la sua tavola con un set di posate ispirate a Calder; e c’è la set designer Jill Burrow, che ha spalmato sul suo toast uno strato di fiori.

Ma non sono solo i content creator ad aver portato la moda in cucina, o la cucina nella moda che dir si voglia. Anche alcuni designer di moda hanno iniziato a giocare con questa estetica, rendendo ancora più chiara l’evoluzione del rapporto tra cibo e moda. Per pubblicizzare l’uscita della sua collezione Spring Summer 21, Jacquemus ha postato su Instagram una selezione degli accessori che rappresentano ciò che per lui è l’estate. Uno di questi era un laccio in pelle, atto a contenere e trasportare un piatto singolo. E in passerella, tra i campi di grano of course, hanno sfilato altri riferimenti al mondo del cibo, tra stoviglie un po’ piazzate a caso e una l’uso di tessuti da cucina per diversi capi. Forchette e coltelli sballonzolavano su un completo maschile giallo ocra. Illustrazioni di ciliegie gialle, asparagi bianchi e brocche d’acqua, facevano la loro comparsa sulla camiceria da uomo. Grumi di perline gialle, cucite con cura su abiti in lino, sembravano ricordare i rigatoni.

Jacquemus Spring Summer 2021, esempio del trend di indossare il cibo
Photos di Pascal Le Segretain/Getty Images.

Ispirata al lockdown, la collezione L’Amour era incentrata sul trovare l’elemento di gioco e mondanità all’interno dello spazio casalingo. “Portiamo i nostri mondi interiori negli spazi aperti, interpretando così i tessuti e oggetti che ci circondano, pregni della loro poesia,” si leggeva nell’invito della collezione. “All’interno della casa, L’Amour si rivela in piccole meraviglie nascoste. Separatamente, ma collettivamente, abbiamo capito che la casa è il luogo di infinite ispirazioni.”

Creare un laccio in pelle per trasportare un piatto singolo è come porre quello stesso piatto su di un piedistallo. Si tratta di rallentare le cose, ri-esaminare e celebrare gli oggetti quotidiani, che spesso passano inosservati. Il porta piatto di Jacquemus è ridicolo, è vero. Ma lo erano anche gli artefatti di Duchamp, che tramutava gli oggetti di tutti i giorni in progetti assurdi e paradossali. E in un’epoca in cui molti di noi hanno mangiato da soli (o quantomeno a distanza), progettare un set di stoviglie per una persona sola è un modo per ricordarci ciò che abbiamo vissuto.

Isidora-Durovic, esempio del trend di indossare il cibo
Photo courtesy di Isidora Durovic.

Anche Isidora Durovic, neolaureata della Central Saint Martins, ha preso una posizione Dadaista e culinaria nei confronti della moda. “La mia collezione di laurea si incentra sul power dressing degli anni ‘80 e sull’Adhocismo, ovvero l’arte di risolvere i problemi usando i materiali che ci troviamo di fronte, invece che ricercare o aspettare di trovare il momento, o l’approcciom perfetto,” ci spiega. “Ispirata dalla velocità della vita moderna, ho cercato di sovvertire le funzioni degli oggetti quotidiani. Mi sono chiesta quali cose porta con sé una donna all’interno della sua borsa, e ho notato che borracce, posate e contenitori riciclabili sono diventati elementi essenziali. Poi mi è venuto in mente che avrei potuto trasformare questi oggetti e cibi in accessori multifunzionali, indossabili.” Il risultato è un panorama di design surreali, e stranamente molto utili, come un reggiseno composto dall’unione di due cucchiai o un cintura in pelle che ha un apposito spazio per trasportare una tazza. “La borsa banana, invece, è stata creata da una collana e un orologio, che , quando uniti, possono diventare un porta snack.”

Anche se non sono stati direttamente ispirati alle conseguenze pratiche del Covid-19 sulla vita di ognuno di noi, gli accessori di Durovic sono molto contemporanei. E la pratica dell’Adhocismo che ha ispirato il suo lavoro è un’arte che molti di noi hanno iniziato ad apprezzare negli scorsi mesi. Per esempio cercando di finire tutti gli avanzi nel frigo prima di fare la spesa al supermercato. “A causa del lockdown, non ho avuto accesso ai laboratori e ai materiali, e dunque ho utilizzato quello che avevo in casa, il che mi ha permesso di restare coerente con la mia idea,” spiega Durovic.

Isidora-Durovic, esempi di come indossare il cibo
Photo courtesy di Isidora Durovic.

“Rifletto spesso sul fatto che basta davvero pochissimo per rendere strani degli perfettamente oggetti normali,” afferma la designer di Dauphinette, Olivia Cheng. “Nella mia mente, la prima ad aver capito il potere di questo meccanismo è stata Meret Oppenheim, quando ha creato la sua tazzina da caffè in visone. Più in generale, il nostro approccio all’oreficeria si ispira al movimento del Surrealismo. Mi affascina la sua disarmante semplicità.” E i gioielli a cui fa riferimento Cheng sono creati con frutti veri, disidratati e poi ricoperti di resina.

“Il concept dietro a questi orecchini è catturare la bellezza intima di qualcosa di organico, e trasformarlo in un artefatto che si possa indossare,” afferma Cheng. “Invece che cambiare le forme e lavorare sui materiali e sugli stampi, iniziamo dall’elemento botanico e lo trasformiamo in un gioiello, così che il materiale stesso racconti la sua storia.” Gli orecchini, creati da abili artigiani in serie limitate, sono andati sold-out ogni volta, soprattutto in lockdown. Ma perché Instagram è così ossessionato dagli orecchini semi-edibili di Dauphinette? Facile: “[ti regalano] la sensazione di acquolina in bocca che provi quando hai davanti del cibo vero, facendoti provare l’emozione di scoprire qualcosa di nuovo per la prima volta e il divertimento di un accessorio che non si prende troppo sul serio.”

Gli orecchini edibili di Dauphinette, esempio di cibo da indossare
Photo courtesy di Dauphinette

E parlando di profili virali su Instagram, non possiamo non nominare i cibo-accessori di Gab Bois. “C’è una grande incomprensione che sta alla base della frase ‘non giocare con il cibo’, perché è automaticamente associata allo spreco,” afferma l’artista basata a Montreal, che si è fatta conoscere proprio giocando con il cibo. Bois è la mente dietro a lavori come la borsa di lattuga, il “potatop”, e reggiseni di qualsiasi varietà culinaria, dalle uova, al radicchio, ai pomodori. “Quando lavoro con il cibo, cerco di integrare i trend riflettendo sul modo in cui esistono nella mia realtà, invece che porvi una critica,” spiega. Nel contesto della quarantena, il lavoro e l’estetica di Bois sono l’esempio perfetto di come la noia possa spingerci ad avere delle idee stravaganti e impensabili, partendo da un sacchetto di patatine o dalla testa di un cavolo.

E mentre Bois è cosciente del fatto che giocare con il cibo sia spesso associato ad uno spreco, l’artista non permette che nulla vada buttato. Quando le viene chiesto se effettivamente mangia tutti gli accessori commestibili che indossa, la risposta è: “Assolutamente! Cerco di usare colle o fili commestibili, così che nulla vada sprecato. Faccio insalate con le verdure, colazione con le uova e mi mangio le patatine come snack. Così la mia arte diventa ancora più divertente, e il momento in cui mangio i miei design rappresenta l’ultima parte del processo artistico: godersi i risultati!”

Gab Bois, reggiseno fatto di cibo. Esempi di cibo da indossare.
Photo courtesy di Gab Bois

E quindi, perché la moda e il cibo stanno così bene insieme? “È una combinazione divertente!” afferma serenamente Bois. “Cibo e moda seguono entrambi dei trend che cambiano secondo innumerevoli fattori. Per esempio, ho mandato la foto del reggiseno con le arance a un amico, prima di postarlo, e lui mi ha detto subito: “È così Jacquemus!" Abbiamo delle associazioni semi-coscienti sulla moda e il cibo.” Durovic ha una risposta simile: “Cibo e vestiario sono due necessità che danno forma sia alla nostra vita che alle nostre identità. Le scelte in fatto di cibo possono influenzare le tue scelte nella moda. Se sei vegano, sarebbe ipocrita indossare pelle o piume. E viceversa, se sei interessato al design sostenibile, non puoi non interessarti al fattore cibo. Cerco di fare le stesse scelte in entrambi i cambi, e scelgo i materiali per i miei design come se stessi facendo la spesa.” Alla fine, aggiunge, “Siamo quello che mangiamo e indossiamo.”

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Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK

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