Sinistra: Grace Coddington ritratta da Jack Davison per la campagna Birkenstock 2019, destra: Meghan Collison nell’editoriale 'It's Never too Late to Prove Your Mother Wrong,' scattato da Colin Dodgson per i-D, Primavera 2014. 

Storia del sandalo basso: la comodità assoluta, da Tutankhamon a Kendall Jenner

Indaghiamo l’evoluzione della calzatura confortevole per eccellenza, compagna fedele delle nostre estati e nuova ossessione della moda. Con e senza calze.

di Alexandre Zamboni
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29 luglio 2020, 8:00am

Sinistra: Grace Coddington ritratta da Jack Davison per la campagna Birkenstock 2019, destra: Meghan Collison nell’editoriale 'It's Never too Late to Prove Your Mother Wrong,' scattato da Colin Dodgson per i-D, Primavera 2014. 

Know Your Fashion History è la rubrica di i-D che rintraccia i momenti salienti della storia della moda contemporanea, che ne influenzano e manipolano il presente determinandone spesso il futuro. Ogni articolo si propone di raccontare fenomeni legati all’industria della moda, i suoi personaggi chiave e le sue ripercussioni. Mai senza un pizzico di ironia.

Oggi ripercorriamo alcune tappe della storia della calzatura estiva per eccellenza: il sandalo. Fin dall’antichità la passione per il comfort ci ha accompagnato, ma solo raramente funzionalità ed estetica hanno convissuto, poiché, com’è noto, la moda é restia alla praticità. Nonostante ciò, numerosi designer e intellettuali di ieri e oggi hanno tentato di interpretare questo oggetto tanto venerato quanto odiato.


I sandali sono i comodi e pratici compagni delle nostre torride estati, dalla teutonica ciabatta Birkenstock alle comodissime Teva. Sono il comfort fatto a calzatura, lasciano liberi i nostri piedi (per la gioia dei feticisti) e ci permettono di sfatare un doloroso mito della moda: se bella vuoi apparire, un poco devi soffrire.

L’ultima in ordine cronologico ad aver fatto suo questo motto è stata Anna dello Russo, che nel 2012 comunicò al mondo le sue 10 regole d’oro per farsi una doccia di stile, tra cui “If you feel comfortable, you never get the look.” E anche se sono passati solo pochi anni, oggi ci sembra un aforisma obsoleto, fuori contesto.

Nell’ultimo decennio, l’industria della moda ha infatti assistito (e contribuito) a una virata decisa verso tendenze e accessori di sportswear, che prima erano relegati al mondo dell’abbigliamento casual. Essi non solo sono diventati oggetti del desiderio e ossessione collettiva, ma anche elementi essenziali del look di celebrities, influencer e icone di stile.

E oggi il comfort perdura, specialmente dopo una quarantena in cui abbiamo sperimentato la gioia della tuta all day long. Sono pochissimi i sopravvissuti che non rinunciano mai ad un tacco 12 e sacrificano i loro poveri piedi in nome di uno stile e di un’eleganza ormai morta e sepolta. I sandali comodi sono sempre stati lì ad aspettarci, ma fino a pochi anni fa, rari coraggiosi osavano definirli dei pezzi essenziali.

Poi è arrivata la Birkenstock con pelliccia di Phoebe Philo per Céline, e tutti sono impazziti. Da quel momento il brand tedesco ha capito che il pazzo mondo della moda provava interesse per i plantari ergonomici, e sono nate diverse collaborazioni con designer di punta, tra cui l’ultima in ordine cronologico con il duo newyorkese Proenza Schouler.

Tutti i brand hanno hanno proposto la loro versione (più o meno riuscita) del sandalo ugly ma cool. C’è chi l’ha reso fancy e colorato, come Anna Sui e la sua collaborazione con Teva, e chi l’ha adattato ad un estetica più lussuosa e discreta, come The Row. Eppure questo fenomeno—che sembra non volersi arrestare, anzi—non è così recente come può sembrare. Più volte nella storia infatti il comfort ha vinto e si è imposto come il trend dominante, a cominciare dall’antico Egitto e un certo Perseo.

Le origini del sandalo nell’antico Egitto

Il sandalo piatto e confortevole per secoli, se non millenni, è stato parte del guardaroba dei nostri antenati ed oggetto fetish ricco di significati, con buona pace dei podofobi. Più o meno tutte le culle della civiltà, dagli Assiri ai Greci, hanno dato la loro interpretazione a questa calzatura leggera, costituita secondo Treccani, “da una suola fermata al piede da strisce o fasce di cuoio, pelle o altro materiale, variamente sagomate, che lasciano più o meno liberi e scoperti le dita e il tallone.”

Nell’antico Egitto il sandalo è uno degli oggetti simbolo della divinità del faraone e la suola è il diretto collegamento tra il piede sacro del sovrano e la terra sulla quale egli esercita questo potere divino. Nella tomba di Tutankhamon sono state rinvenute quasi cento paia di calzature, tra cui alcune di tipo ortopedico, create secondo l’archeologo Andre Veldmeijer, autore della ricerca pubblicata nel libro Tutankhamun’s Footwear: Studies of Ancient Egyptian Footwear, ad hoc per il giovanissimo sovrano, che soffriva di piede equino.

I sandali trovati nella Valle dei Re sono adatti ad ogni occasione, dall’uso quotidiano, realizzati in papiro e paglia, a quelli riservati a occasioni cerimoniali, in oro e decorati con pietre preziose. Tra questi, vi è un paio in particolare, probabilmente mai indossato, in cuoio verde, corteccia e foglia d’oro, che presenta sulla suola delle immagini dipinte di prigionieri nubiani, tradizionali nemici dell'Egitto. Probabilmente si tratta di un’immagine simbolica del sovrano che calpesta metaforicamente i nemici—purtroppo, la storia non confermerà tali speranze: il faraone morirà a 19 anni non ancora compiuti, senza realizzare grandi imprese militari.

Il sandalo nella cultura greca e romana

Il sandalo è il vero must have dell’antichità e la calzatura più popolare, per ovvie ragioni, tra le civiltà nate in luoghi caldi o temperati. Tra queste, la cultura greca-romana ci ha donato l’iconografia più vasta e ricca - a cui dobbiamo la parola sandalo, dal greco σάνδαλον e poi in latino sandalium - a cominciare dal paio di sandali più famoso della mitologia: i magici talari del dio Hermes. La calzatura fa parte degli attributi del messaggero degli dei e come dice lo studioso Stefano Cristante nel saggio Ricognizione su Hermes, il potere principale del dio è la rapidità di esecuzione: “Hermes si sposta a piedi, ma evidentemente tra le sue proprietà c'è anche un incredibile dinamismo motorio.”

I talari vengono citati per la prima volta nell’inno omerico dedicato al dio, ma sono dei semplici sandali in mirto che permettono di non lasciare tracce e di rubare la mandria di buoi sacri ad Apollo. La versione alata viene citata esplicitamente nello Scudo di Eracle di Esiodo, VII sec. a.C., e diventa popolare grazie agli inni orfici, una raccolta di 87 inni attribuiti alla figura mitologica di Orfeo. I sandali alati nell’immaginario greco appartengono anche all’eroe Perseo, che li utilizza per sconfiggere la Gorgone Medusa, dopo essere stato consigliato dallo stesso dio Hermes e dalla dea Atena.

Questi sandali magici sono veramente cool, e non a caso la maison parigina Hermès annovera tra i suoi prodotti più venduti proprio un paio di sandali molto chic, il modello Oran. Che ci sia lo zampino del dio? È sicuramente una coincidenza divertente. Ciò che è certo è che siamo debitori dell’antichità.

L’evoluzione del sandalo all’Ottocento al nuovo Millennio

Nel XXI secolo spopolano i modelli alla schiava e le calzature ispirati alle caligae romane. In primis i famosi sandali dei pescatori di Saint Tropez, popolarizzati negli anni ‘50 da Brigitte Bardot e diventati dei veri capisaldi del look da spiaggia à la française. Non si possono citare inoltre gli italianissimi sandali Canfora, prediletti da Jackie Kennedy negli anni ‘60 durante le sue mitiche estati a Capri.

Ma torniamo un po' più indietro nel tempo, e scopriamo che a cavallo tra il XIX e il XX secolo ci pensa un intellettuale e attivista all’avanguardia, il britannico Edward Carpenter, a rendere il sandalo mainstream. Carpenter, pioniere socialista dei diritti omosessuali e convinto vegetariano, proclama uno stile di vita rurale e dopo avere ricevuto da un amico due paia di tradizionali sandali del Kashmir, ne fa uno dei suoi accessori preferiti, indossandoli rigorosamente con delle calze. Il bohémien inglese ne copia il design e inizia a produrre una linea di sandali con il partner George Adams. Il sandalo carpenter vuole essere la controparte della scarpa in voga tra i gentlemen inglesi, considerata una prigione di cuoio, e manifesto calzaturiero di una vita sopra le righe, lontana dai dogmi imposti dal retaggio della rigida società vittoriana.

Rudofsky e la teorizzazione del sandalo funzionale

Mezzo secolo più tardi ci pensa un altro pensatore anticonformista a popolarizzare questo tipo di calzatura, l’architetto austriaco Bernard Rudofsky. Nel 1946, infatti, il pensatore e curatore della mostra Are clothes modern?, realizzata al MoMa di New York nel 1944, applica le sue riflessioni sulla natura della moda ad un progetto di design e crea la linea di sandali chiamati Bernardo. Gli iconici sandali, blasonati da riviste come Harper’s Bazaar e Vogue per numerosi decenni, descrivono perfettamente il pensiero di Rudofsky, il quale riteneva che il fashion design fosse un fenomeno profondamente disumano che non abbraccia e accetta il corpo, bensì lo modifica e manipola arbitrariamente.

Come spiega lo studioso Gabriele Monti, la linea di sandali innovativi viene presentata sul magazine Life nel numero del 10 giugno 1946, in un servizio che inneggia alla ritrovata libertà dei piedi. Gli stessi sandali sono presenti anche nella sezione Footwear Without Tears della mostra del 1944 e sono la trasposizione pratica della volontà di Rudofsky di andare contro ciò che egli definisce “il godimento della scomodità”. I sandali Bernardo rispettano l’anatomia del piede umano e ne assecondano l’asimmetria, senza rinunciare al fattore estetico. Rudofsky infatti vuole creare un perfetto connubio di funzionalità ed eleganza, che sia l’esempio di un nuovo modo di concepire la calzatura e riflesso di una moda che non imprigiona il corpo.

Paradossalmente, come spiega Monti, lo sforzo di Rudofsky viene catturato dall'onnivora fucina creativa della moda e immesso nell’immaginario esotico e languido che caratterizza i servizi di moda dell’epoca, in particolare quelli realizzati sotto la direzione della mitica Diana Vreeland negli anni ‘60. La moda si appropria dei sandali Bernardo e li rende degli oggetti glamour per raffinate signore del jet set internazionale, mettendo in secondo piano l’intento originario di Rudofsky.

Il sandalo basso nella moda contemporanea

Allo stesso modo, nell’ultimo decennio i designer hanno abbracciato il trend del sandalo confortevole, rendendolo un oggetto desiderabile e non solo pratico. Il fenomeno è sicuramente il risultato di una società ossessionata dal wellness e dalla cura del corpo, che però ancora una volta sfrutta un oggetto concepito inizialmente per la sua funzione benefica, vedi Birkenstock, o la sportivissima Teva, per trasformarlo in un prototipo da decorare a proprio piacimento e in modo del tutto casuale, facendo dimenticare lo scopo originario, ossia il comfort.

La moda è volubile e lunatica, e come dice Rudofsky, nasce dal desiderio umano di decorare. Perciò non ci sarà da stupirsi se fra qualche anno la Birkenstock lascerà il posto ad un’altra calzatura sul podio dei best seller. Nel frattempo godetevi la vostra estate fatta di pantaloncini, t-shirt e camicie di lino, rigorosamente abbinate ad un paio di utilissimi sandali.

L’autunno ritornerà e con esso il bisogno di coprirsi con caldi cappotti e imprigionare i propri piedi in scarpe rigide, ma inscalfibili. La vera rivoluzione sarebbe non rinunciare al sandalo neanche d’inverno, magari associandolo a degli spessi calzettoni colorati. Kendall Jenner e Sophie Turner hanno già osato questo look tradizionalmente associato al turista nordico o all’hipster, mentre sulle passerelle è apparso più volte, in versione punk frou frou da Simone Rocha, borghese ma con twist da Fendi e camping-chic da Chalayan. Il trend non è ancora scoppiato e pochi osano andare contro corrente quando si tratta di moda. Mai dire mai però, nei prossimi inverni potremmo trovarci tutti con i piedi liberi, Carpenter e Rudofsky sarebbero certo fieri di noi.

Crediti

Testo di Alexandre Zamboni
Immagine di copertina, sinistra: Grace Coddington ritratta da Jack Davison per la campagna Birkenstock 2019, destra: Meghan Collison nell’editoriale 'It's Never too Late to Prove Your Mother Wrong,' scattato da Colin Dodgson per i-D, Primavera 2014.

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