L'universo fantasy-couture del brand emergente Khosrov

Attingendo dal retaggio culturale armeno e mixandolo con elementi distopici di stampo gotico, il designer crea collezioni ibride con l'obiettivo di rielaborare processi e tradizioni obsolete.

di Giorgia Imbrenda
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24 giugno 2022, 9:43am

Rebel Label è la rubrica di i-D che incontra, intervista e qualche volta fotografa i brand emergenti (e non) in Italia. Oggi è il turno di Khosrov, designer armeno nato e cresciuto a Los Angeles che, con il suo omonimo brand, mixa l’universo fantasy con tecniche couture per la creazione di capi unici, distopici e stratificati.

Con il proprio progetto di moda, Khosrov esplora infatti la cultura e la tradizione armena mixandola a influenze fantasy, gotiche e vampiresche. La sartorialità e i processi sostenibili sono alla base di tutte le sue collezioni, progetti di moda che delineano personaggi tra il personaggio di un romanzo fantasy e supereroine couture.

Incuriosite dall’immaginario del brand, abbiamo deciso di intervistare direttamente Khosrov per farci raccontare la sua storia e le ispirazioni che hanno influenzato la sua ultima collezione.

 Khosrov fantasy moda sostenibile intervista

Ciao Khosrov! Come mai hai deciso di chiamare il tuo marchio "խոսրով” o “Khosrov"? E come lo definiresti in solo tre parole?
Ho voluto chiamare il marchio con il mio nome di nascita, perché è un nome armeno di origine persiana molto raro—proviene dal Re Cosroe di Persia. Capisco che può essere un nome difficile da pronunciare per le persone ma per me è molto importante preservare il mio patrimonio culturale. In un certo senso, voglio spingere le persone a imparare di più sulla cultura persiana. Per quanto riguarda le tre parole, direi artigianalità, sensualità e affinità con la fantasia. Sono del segno della Bilancia però, quindi condensare il progetto in sole tre parole è un’operazione molto complessa!

In che modo il retaggio culturale armeno e quello statunitense collidono nelle tue creazioni?
In realtà, sono nato e cresciuto a Los Angeles. Facendo parte della diaspora ed essendo americano di prima generazione, la cultura armena ha sempre fatto parte della nostra quotidianità. Fin da piccoli, ci è stato insegnato che conservare la nostra cultura è incredibilmente importante, visto che il genocidio del 1915 ci ha quasi spazzati via. Queste informazioni hanno influito molto sulla mai persona e la mia pratica, infatti il tema del genocidio, della rabbia e della rivendicazione del nostro posto nel mondo sono parte integrante dei miei design. Parlo anche molto di sessualità, dato che la cultura armena è piuttosto repressiva in quel dipartimento. Gli chiffon trasparenti, il tagli che accentuano il corpo, aggiungono un'opportunità di dialogo non solo per lo spettatore ma per le persone armene come comunità. Quello che intendo fare è sfidare ideologie antiquate manipolando tessuti e design.

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Con la tua ultima collezione ci hai portato in una dimensione ultraterrena. Cosa ti ha ispirato e quali sono i riferimenti alla base del progetto?
Ho sempre avuto un profondo interesse per l’universo fantasy, che si tratti di libri, film o costumi. Voglio dire, Cate Blanchett ne Il Signore degli Anelli? Lei è stata una grande fonte di ispirazione per la campagna della collezione, dove tutto è illuminato da una luce lunare. Volevo che le modelle si sentissero come angeli, degli angeli sprezzanti. Credo che si percepisca la rabbia che c’è dietro. Voglio che chi indossa i miei abiti si senta pericolosa, erotica, seducente. Ci sono un sacco di elementi della tradizione medievale—mi piacciono le fiere rinascimentali e pezzi d'epoca. Se guardiamo con attenzione, troviamo anche cenni della sartoria inglese. E poi, chi non ama dei riferimenti vampireschi? La lista potrebbe andare avanti, ma a volte mantenere una coltre di mistero fa parte del divertimento, almeno per me.

Qual è la creazione a cui sei più legato? E perché?
Per quanto riguarda il design, non ne sono sicuro. La prima cosa che mi viene in mente è quanto sono legato alla creazione della mia figura come professionista. È stato così surreale farmi strada nel mondo della moda e rivendicare il mio ruolo di designer. Sto costruendo i miei sogni e una realtà che rifletta il mio io interiore. A questo sono molto legato.

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Parlando di sostenibilità, in che modo pensi che un marchio possa ridurre il proprio impatto ambientale?
Produrre in maniera sostenibile è essenziale per me. Naturalmente, essendo un brand molto piccolo, è molto costoso produrre in maniera consapevole. L’imballaggio che utilizzo è biodegradabile o proveniente da fonti riciclate, costa molto ma è importante poterlo offrire. Naturalmente, c'è anche tutta la parte della tintura, dello spreco d’acqua e della sovrapproduzione—non abbiamo bisogno di questa folle quantità di vestiti. Anche il concetto di stagionalità deve cambiare—abbiamo davvero bisogno di una collezione Cruise, Resort e un Pre-questo e Pre-quello? Se solo potessimo tornare a un paio di collezioni all'anno. Sono un grande fan della moda lenta, della produzione couture, motivo per cui applico questo sistema di pensiero anche al mio brand.

Come superi un blocco creativo?
I blocchi creativi sono la rovina di qualsiasi persona creativa. Detto questo, il più delle volte mi rivolgo alla musica. Alimenta il mio processo e allo stesso tempo segue i miei stati d'animo. Mi piace ascoltare un po' di techno dark wave, o un po' di Flavien Berger, Louis Armstrong, Bauhaus, Donna Summer e Lana Del Rey—la lista potrebbe continuare. I miei genitori avevano gusti musicali eclettici, perché hanno sempre viaggiato molto.

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Se dovessi scegliere tre designer con cui cenare stasera, chi sarebbero? E quale ristorante prenoteresti?
Direi YSL, Haider Ackermann e Karl Lagerfeld. Per quanto riguarda il ristorante, opterei per un cocktail e cena a casa.

Cosa pensi dell’arte NFT e cos’è, per te, il Metaverso?
Sarò onesto, sono ancora un po' confuso. L’arte NFT è sicuramente un mezzo d’espressione molto efficace e sono contento che designer e creativi possano utilizzarlo. Per quanto riguarda il Metaverso, per me è come entrare in un sogno di fantascienza o lasciare che un incubo si avveri. Sono entusiasta di vedere come evolverà e quali mondi possano essere creati in questo ambiente. Ho giocato a molti videogiochi fantasy, creando mondi utopici, e questa idea di creare un’altra dimensione è qualcosa che trovo molto interessante.

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Cosa dobbiamo aspettarci dal tuo marchio in futuro? Dove ti vedi tra 5 anni?
Penso che ci si possa aspettare molto. Sono sicuro che, appena le persone entreranno nel mio mondo, vorranno restarci. Non vedo l'ora di realizzare vere e proprie sfilate, negli anni a venire. E non vedo l'ora di espandere il vocabolario visivo del marchio, aumentando il suo raggio d’azione.

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Crediti

Testo: Giorgia Imbrenda
Immagini su gentile concessione dell’ufficio stampa Khosrov

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