Icone pop, estetica Camp e il giusto peso delle parole: intervista a Nava

In attesa del primo singolo estratto dal nuovo album, Nava ci racconta la sua storia, che parte da Teheran, arriva a Milano e ora si avvia verso una nuova era senza regole, limiti né forza di gravità.

di Benedetta Pini
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14 gennaio 2022, 5:00am

Energia allo stato puro. Questa è Nava, artista nata a Teheran ormai stanziatasi a Milano da anni, città in cui ha trovato non solo quel posto che sente di poter chiamare casa, ma anche le menti creative con cui ha dato uno spessore tridimensionale al suo progetto musicale, gli artisti multidisciplinari Matteo Strocchia e Marco Servina.

L’esordio di Nava Project risale al 2019 con l’EP Body, in collaborazione con Francesco Fugazza (produttore, compositore), Marco Fugazza (batterista) ed Elia Pastori (batterista), e poi il secondo EP Sarabe. Nel 2021 arriva la svolta solista con Bloom, disco preludio dell’inizio di un nuovo percorso, che si concretizzerà col singolo in uscita il 28 gennaio 2022.

Dalla Persia, a Lana del Rey, fino a un club a Berlino. Vi diamo il benvenuto nella nuova era di Nava, dove governa la legge dell’attrazione, i sogni diventano realtà e la musica ha tre dimensioni. A parlarcene è direttamente l’artista, con le sue parole e gli scatti di Matteo e Marco.

Ciao Nava, come stai? Come hai vissuto la fine del 2021 e come stai vivendo l’inizio di questo 2022?
Ciao! Il 2021 è stato come vivere in Apocalypse Now, direi, non ho mai avuto tregua, c’era sempre qualcosa da finire o da iniziare. Da un lato, sono super felice, perché è stato un anno pieno di produttività. Dall’altro, ho imparato a concedermi spazi anche per respirare, allontanarmi dal caos e non perdere il mio centro. Il 2022 è iniziato carichissimo, e dopo qualche giorno di riposo sono pronta ad affrontare tutto! Male che vada, conserverò i miei buoni propositi per il capodanno persiano a marzo.

Sai, sul momento mi è dispiaciuto non vederti passare ai live di X Factor, ma poi ci ho ripensato e mi sono detta che è stato meglio così. Tu cosa ne pensi ora, a posteriori?
Sul momento ero un po’ triste di non poter vivere la mia Camp Rock fantasy insieme aз mieз nuovз amicз. Ma credo di non essere fatta per cantare cover, e forse mi sarei trovata in difficoltà, mi avrebbe fatto sentire limitata. Alla fine, penso di aver preso tutto quello che X Factor mi poteva dare. In un’estate in cui andare in tour era impossibile, sono riuscita a dare comunque voce alla mia musica.

cantante nava con stivali neri
Fotografia Matteo Strocchia e Marco Servina

La tua musica è un ibrido ipnotico di influenze musicali ed estetiche che trovano armonia in un grande senso del gusto e della sperimentazione. Ti va di esplicitare le principali che hanno segnato il tuo percorso?
Ho un rapporto particolare con la mia voce, da più piccola non mi piaceva, volevo raggiungere le note di Adele e delle icone pop di quei tempi. A furia di lottarci ho sforzato troppo la voce fino ad avere i noduli e a non poter parlare per lunghi periodi. Quell’esperienza mi ha portata ad avvicinarmi alla scrittura e alla poesia. Nello stesso periodo, avevo scoperto Lana del Rey e Fiona Apple, che mi hanno totalmente scossa, e da quel momento ho imparato ad accettare la mia voce e a dare il giusto peso alle parole, anche sussurandole. Intanto, mi ero trasferita in Italia e avevo iniziato a vivere da sola. Era come iniziare una nuova vita in un posto dove non mi conosceva nessuno: potevo essere chi volevo e come volevo. Il fatto di non dover essere nessuno mi ha permesso di ritrovarmi nella mia pelle.

E da quale fluido miscuglio di influenze e ispirazioni è emerso il nuovo singolo in arrivo? 
Seguo sempre il mio cuore, ed è assurdo, perché mi trascina in luoghi diversissimi. A volte mi porta verso la Persia, a volte in un club a Berlino. La nuova canzone si ispira a una cosa che mi manca. Mi manca la vita notturna, dei club. Mi manca la libertà di vivere senza angoscia. Sento che ci siamo spenti. Con questo pezzo si vedrà un’altra faccia di Nava, quella più allegra e spenserata. Vorrei ri-accendere quella scintilla che ho perso negli ultimi anni con la pandemia.

cantante nava piegata a terra con stivali neri e coda di cavallo nera
Fotografia Matteo Strocchia e Marco Servina

Altro che vuoi anticiparci sul pezzo? E come si relaziona al tuo ultimo EP, Bloom?
Durante la realizzazione di Bloom ho dovuto lavorare a distanza, ed era la prima volta per me. Pensavo che sarebbe stato molto difficile, invece con Bawrut, (il produttore di Blaze) mi sono trovata benissimo fin da subito. Chiamate di ore e ora parlando di cani e babaghanoush. Questo brano è l’inizio di una nuova era, non una nuova Nava. Un capitolo senza regole né limiti, ancora più di prima. Col mio progetto vorrei creare un’esperienza a 360°, per questo il lato musicale e visivo vanno di pari passo. Vale per Bloom—che ho creato insieme a Matteo Strocchia e Marco Servina—e varrà anche per il nuovo brano.

Il futuro dell’arte non risiede nel nuovo, nel mai visto, nel mai sentito, ma nel pastiche, nel mix&match, nel cortocircuito tra ciò che esiste già, anche per quanto riguarda la musica. Sei d’accordo, oppure no? In che modo questa tua visione del futuro si manifesta nella musica che crei?
Sono assolutamente d’accordo! Secondo me tutto esiste già e l’arte si evolve in base a come ogni persona crea il proprio mix&match. La mia musica nasce da una persona nata e cresciuta a Tehran, che chiama Milano casa ed è madre lingua in inglese. Però una cosa è sicura: niente può essere mescolato forzatamente, deve esserci un flow.

cantante nava piegata a terra
Fotografia Matteo Strocchia e Marco Servina

Ogni tuo lavoro è impreziosito dall’intervento creativo di Matteo Strocchia e Marco Servina, come vi siete conosciuti e avete iniziato a lavorare insieme? Cosa tu dai a loro e cosa loro danno a te?
Conoscere Matteo e Marco è stato una specie di miracolo cosmico: ci siamo trovati nel momento giusto al posto giusto, tramite amici in comune. Era fine estate 2020, mi hanno chiamata per fare delle foto per il loro progetto ed è scoppiata la scintilla. La nostra prima collaborazione è nata pochi giorni dopo, quando ho scoperto di essere stata scelta per partecipare all’Eurosonic Festival con una live session. Da lì ho capito che con loro tutto è possibile. Non si tirano mai indietro dal provare cose assurde, non esiste alcun limite per loro e posso essere creativa al 100%. Ci nutriamo tutti e tre di questa energia e non ci ferma più nessuno.

La tua estetica è proteiforme e fluida, profonda e potente, come se interpretassi di volta in volta un personaggio con una storia da raccontare. Sono tutti, in qualche modo, pezzi della tua, di storia?
Tutti miei pezzi sono autobiografici, non appena qualcosa nella mia vita va storto ho l’ispirazione per scrivere. Di solito ascolto i pezzi insieme a Matteo e Marco, racconto loro la storia dietro a ogni canzone e quello che rappresenta, e da lì parte tutto. Per Bloom erano dei demoni da cui volevo liberarmi. Per i prossimi pezzi spero meno demoni e più Dei. Un po’ di good karma ci vuole!

collage di fotografie cantante nava
Fotografia Matteo Strocchia e Marco Servina

Tre personaggi per tre look e soprattutto tre parrucche, perché, alla fine, i capelli sono proprio uno dei nostri principali biglietti da visita e uno strumento estetico di riconoscimento identitario. Cosa volevate evocare con ciascuna di queste parrucche?
Matteo e Marco:
Volevamo evocare un nuovo inizio per il progetto Nava anche dal punto di vista identitario ed estetico. Così abbiamo deciso di farlo come se fosse un rituale. L'ispirazione primaria arriva dalle capigliature delle tribù indigene e aborigene, caratterizzate da forme che richiamano gli elementi naturali e sembrano sfidare la forza di gravità, a cui abbiamo unito le influenze delle dive della musica anni ‘70 e ‘80. Il rituale proposto è lo stesso che propone musicalmente il progetto Nava: guarda sempre al futuro, miscelando influenze dal passato.

Con la tua arte porti avanti delle battaglie femministe di emancipazione e libertà, tramite la tua voce, le tue sonorità e anche il tuo corpo. Questo aspetto emerge anche dalle foto che accompagnano questa chiacchierata, che sembrano scattate in uno spazio altro, surreale, e allo stesso tempo riescono a interpellare noi che guardiamo mettendoci spalle al muro su istanze più che mai reali. Cosa vuoi dirci con queste fotografie? 
Con queste foto stiamo annunciando l’inizio di una nuova era, che nella mia testa non accadrà sulla terra. La forza di gravità è tutto ciò che ci condiziona, e per questo è stata la prima cosa che ho deciso di eliminare. Non voglio sentirmi forzata ad andare verso una sola direzione, voglio solo seguire la legge dell’attrazione.

Buoni propositi (musicali e non) per il 2022 che sai che tanto infrangerai ma per ora ci credi ancora?
Non dimenticare le piccole gioie quotidiane: è troppo facile dare tutto per scontato.

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Crediti

Testo: Benedetta Pini
Talent: Nava Golchini
Fotografie: Matteo Strocchia e Marco Servina
Look: Marco Servina e Matteo Strocchia
Special Assistant: Giovanni Romeo
Un ringraziamento speciale a Casa della Parrucca

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