Il meglio di Manfred Thierry Mugler, tra sfilate iconiche e look immortali

Dopo la morte improvvisa di una delle menti più visionarie della moda, ripercorriamo alcuni dei momenti che hanno definito la carriera del leggendario designer e artista.

di Dominic Cadogan; traduzione di Carolina Davalli
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27 gennaio 2022, 12:39pm

Pochi giorni fa, il re della moda ultraterrena Manfred Thierry Mugler è morto improvvisamente. Sotto la sua direzione, il suo omonimo marchio ha scalfito le barriere e i confini della moda, anche per quanto riguarda le sfilate, che lui ha trasformato in colossali produzioni teatrali.

Ma era la danza, non la moda, la passione più grande del designer. Nato a Strasburgo, Francia, nel 1948, ha performato come ballerino presso il Rhine Opera Ballet dal 1965 al 1966 prima di spostarsi a Parigi, dove è diventato un vetrinista per la boutique Gudule. 

Da lì, ha iniziato a lavorare come assistente designer freelance per diverse maison di moda, prima di avviare la propria linea ready-to-wear, Café de Paris, nel 1973. “Non ho mai sognato di diventare un designer di moda. Volevo essere un regista,” ha confessato a T Magazine nel 2019. “Ma la moda è stato un ottimo mezzo. Era un mezzo per comunicare.” Il suo debutto, una collezione di silhouette precise e lineari che attingevano dal suo passato nel ballo, è diventato il fondamento della sua omonima linea lanciata un anno più tardi, nel 1974. 

Da Thierry Mugler, il designer si è fatto un nome per le sue silhouette drammatiche e teatrali—spalle larghe e vita da vespa—per l’uso di materiali anticonvenzionali e per ispirazioni inaspettate, come il genere sci-fi, gli insetti e le creature mitologiche. Dopo aver costruito un impero, che include anche profumi diventati cult, si è ritirato dal brand nel 2003 per difficoltà economiche.

E se il suo brand ha continuato senza di lui—Casey Cadwallader è l’attuale direttore creativo, preceduto da Nicola Formichetti e David Koma—il visionario non ha mai smesso di creare, lavorando a corti con Isabelle Huppert e disegnando abiti per l’opera, il teatro il Cirque du Soleil e anche un tour di Beyoncé.

Più recentemente, aveva vestito Cardi B con tre look dal suo archivio—tra cui il suo abito Venus dalla collezione Couture A/W 95—per i Grammy del 2019 e ha rotto l’internet confezionando l’outfit indossato da Kim Kardashian West per il Met Gala del 2019. Dopo aver declinato alcune proposte dal The Met di New York e dal V&A di Londra, il designer ha collaborato con il Montreal’s Museum of Fine Arts sulla progettazione di una retrospettiva del suo lavoro, Thierry Mugler: Couturissime, una mostra itinerante che attualmente si trova al Musée des Arts Décoratifs di Parigi fino alla fine di aprile.

La morte di Mugler è un’altra immensa perdita per il mondo della moda—che si accoda alle grandi recenti perdite di André Leon Talley e Virgil Abloh—e il suo impatto sulla moda è stato senza paragoni. E se la maison ha continuato a vivere dopo il suo allontanamento dal brand, sicuramente lo farà per molto tempo anche dopo la sua morte.

“Il mio lavoro è senza tempo perché è basato sulla bellezza del corpo umano e sul fascino del mondo in cui viviamo,” ha affermato una volta, parlando del suo impatto sulla moda. “Il mio lavoro è un omaggio alla donna e la dà personalità… un’armatura.”

Era un pioniere della moda come forma di intrattenimento…

Dall'inizio della sua carriera, le sfilate Mugler hanno sbaragliato i confini della moda, del teatro e della performance, prendendo spesso ispirazione dal background del designer nella danza. Per la sfilata A/W 84, il decimo anniversario del brand, Mugler ha proiettato l'esperienza della sfilata ad altezze vertiginose. Occupando l’arena Zénith a Parigi, la sfilata è stata presentata a oltre 6000 persone, segnando la prima volta che un pubblico così vasto ha avuto accesso a un evento della Settimana della Moda di Parigi. La sfilata mozzafiato ha visto la partecipazione di 350 modelle, intente a recitare brevi scene prima di lasciare spazio al gran finale, in cui una Pat Cleveland incinta—travestita da Madonna con un abito e un copricapo angelico abbinato—veniva calata dal cielo in uno sbuffo di fumo prima di sfilare in passerella, innescando una pioggia di migliaia di petali di rosa. Questo stile di sfilata da stadio è stato successivamente adottato da artisti del calibro di Yves Saint Laurent e Jean Paul Gaultier e ha ispirato una nuova generazione di designer come John Galliano e Alexander McQueen.

… e delle collaborazioni con le celebrity  

Nel corso della sua carriera, Mugler ha collaborato con celebrità ossessionate dalla sua creatività senza confini, lavorando con nomi del calibro di David Bowie, Grace Jones, Diana Ross e George Michael. Dopo essersi imbattuta in uno dei suoi iconici corsetti da motociclista al Costume Institute del Metropolitan Museum di New York, Beyoncé ha scelto lo stilista come direttore creativo per il suo tour I Am… del 2009, per cui il designer ha progettato 58 costumi, oltre a dirigere segmenti dell’intero spettacolo e fornendo input su coreografia e illuminazione.

Era un precursore della diversity in passerella

Molto prima che il concetto di diversity si traslasse sulle passerelle, Mugler presentava spesso modelli e modelle che non si allineavano allo standard di bellezza del settore (leggi: altǝ, biancǝ e magrǝ). Oltre a lanciare modelle curvy come Stella Ellis e drag queen come Lipsynka, le sfilate dello stilista mettevano in primo piano modelle trans come Connie Fleming, Teri Toye e Roberta Close portandole poi a sfilare per altri brand—nomi del calibro di Chanel e Vivienne Westwood. Per la sfilata S/S 92 del brand, il casting includeva la porno star Jeffrey Stryker, Lady Miss Kier e Dmitry di Deee-Lite e una Ivana Trump appena divorziata, tanto per dire. Questa sfilata ha spinto l'aspra critica Cathy Horyn a scrivere sul Washington Times: “Le sfilate di Mugler hanno praticamente smesso di parlare di moda. Parlano delle persone che appaiono sulle sue passerelle—socialites, star, cantanti pop—persone che effettivamente vivono per la moda.”

…e anche un fotografo

Sebbene il nome Mugler sia sinonimo di fashion design, l’artista era un creativo a 360° che ha perseguito anche la disciplina fotografica su suggerimento di niente meno che Helmut Newton. Mentre lavorava con il leggendario fotografo sul set di una delle sue campagne, la sua visione intransigente ha portato Newton a dire a Mugler di scattare lui stesso delle immagini. E lui, senza esitazioni, lo ha fatto. Il suo corpus fotografico è grandioso quanto le sfilate che ha prodotto, piena di immagini scattate in luoghi remoti, dalle saline del deserto di Atacama in Cile al centro del Sahara, fino a scatti da un iceberg a 20km nell'oceano. Forse una delle sue immagini più iconiche, quella in cui ha ritratto la modella Claude Heidemeyer sdraiata sugli enormi gargoyle del Chrysler Building. Mugler ha rischiato la vita per quella fotografia, appostandosi su una scala in equilibrio fuori da una finestra, mentre due assistenti all'interno lo tenevano in modo che non cadesse. Vedi alla voce: visione senza compromessi.

Ha reinventato il concetto di couture

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Thierry Mugler Haute Couture A/W 1995-96, Parigi, Marzo 1995, Francia. (Fotografia di Daniel SIMON/Gamma-Rapho via Getty Images)

Nel 1996, la notoriamente rigida Chambre Syndicale de la Couture ha invitato Mugler a sfilare ufficialmente nel programma dell’Alta Moda e la sua incursione lo ha motivato a esplorare e rinnovare il concetto stesso di Haute Couture. Già famoso per l'utilizzo di materiali non convenzionali come lattice, pneumatici in gomma e parti di automobili per i suoi corsetti da moto dell’iconica A/W 89, in occasione del suo debutto ha collaborato ancora una volta con Jean-Jacques Urcun per creare un look che ha richiesto sei mesi di lavoro. Avvolta sotto un grande soprabito viola, la modella si è spogliata per rivelare una lucente armatura cromata, un look futuristico che attingeva dalle visioni metamorfiche dello stilista pur restando femminile e innegabilmente chic.

Ha disegnato La Chimère…

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Fotografia di Pierre Vauthey/Sygma/Sygma via Getty Images

L'abito Chimère della collezione haute couture A/W 97 dello stilista è senza dubbio la punta di diamante dell'eredità di Mugler. Trasformando la modella Adriana Karembeu in una creatura ultraterrena tra pesce e uccello—completa di occhi gialli rettiliani—l'abito è stato un vero e proprio atto d'amore, creato in collaborazione con l'artista Jean-Jacques Urcun e il famoso produttore di corsetti Mr Pearl. A differenza di qualsiasi cosa vista prima (o dopo), il corsetto simile a un'armatura d'oro esplode in un caleidoscopio di cristalli scintillanti, squame dipinte a mano, piume e crine di cavallo. Non sorprende che la costruzione abbia richiesto innumerevoli ore di lavoro nell'atelier, con un team di 20 persone che hanno lavorato 24 ore su 24 per sei settimane per dare vita a questa visione.

…la Haute Couture A/W 95… 

Uno dei più grandi successi di Mugler, la sfilata di alta moda A/W 95, è stata presentata in una sfilata lunga più di un'ora per celebrare il 20° anniversario della maison e ha visto la partecipazione di supermodelle tra cui Naomi Campbell, Linda Evangelista, Claudia Schiffer e Kate Moss, ma anche Jerry Hall, l'attrice Tippi Hedren e James Brown, che si sono esibiti dal vivo. La collezione presentava alcuni dei modelli più celebri di Mugler come l’abito Venus, quel branco di donne in lattice e Nadja Auermann nell'iconico corsetto dorato e cristallizzato, che in seguito ha preso nuova vita nel video Sweet Dreams di Beyoncé.

… e il look di Kim Kardashian per il Met Gala del 2019

Kim Kardashian in wet look mugler dress
Fotografia di Karwai Tang/Getty Images

Dopo essersi ritirato dalla moda nel 2003, è nel 2019 che Mugler ha fatto il proprio ritorno sul red carpet, disegnando un look per Kim Kardashian in occasione del Met Gala di quell’anno—che aveva come tema Camp: Notes on Fashion—lavorando con il collaboratore di lunga data Mr Pearl per un periodo di otto mesi. Ispirato al personaggio di Sophia Loren, Fedra, del film del 1957 Boy on a Dolphin, l'abito in lattice luccicava di paillettes e cristalli gocciolanti. "Mi ha immaginato come questa ragazza californiana che esce dall'oceano, bagnata, gocciolante,” ha affermato Kim sul red carpet del Met, prima di aggiungere: "Manfred Thierry Mugler è la definizione di camp."

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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