Di consapevolezza e narrazioni audiovisive: intervista a Byron Rosero

Insieme al regista, vi presentiamo in anteprima il suo nuovo Fashion Film, "Caramelle", realizzato per il singolo dell'artista musicale MARLA.

di Gloria Maria Cappelletti
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27 gennaio 2022, 1:00pm

“Ci stiamo dimenticando di noi, di chiederci come stiamo e perché. Le caramelle sono le scusanti che utilizziamo per fuggire dalle domande che altrimenti ci forzerebbero a guardarci dentro.”

Questo il concept dietro a Caramelle, il nuovo singolo di MARLA, uscito il 12 novembre 2021 per Aleph. Nata a Pesaro e cresciuta all’interno dell’humus culturale underground della zona, Carlotta Masetti si muove tra sonorità R&B, new soul e Hip Hop, assorbendo da Milano, la città in cui si è trasferita nel 2018, le molteplici influenze che la attraversano.

Con Caramelle MARLA si mette a nudo, dando il via a un nuovo percorso discografico. “Mi sono guardata in uno specchio e mi sono semplicemente detta la verità, ho risposto alle domande che nascondevo da troppo tempo,” confessa. È infatti una canzone che parla di consapevolezza, un valore che sta al centro anche alla pratica artistica di Byron Rosero, regista based a Milano che da poco ha vinto il Fashion Film Festival Milano 2021 col suo progetto per Moncler A Night at the Museum.

Ed è proprio suo lo sguardo dietro al Fashion Film che accompagna l’uscita di Caramelle, cogliendo l’essenza di MARLA e restituendola attraverso immagini evocative e sognanti, ma anche dirette e sincere.

Le loro visioni artistiche si sono così unite in questo lavoro audiovisivo, facendosi forza a vicenda per togliere di mezzo quella paura che spesso accompagna la necessità di raccontarsi, e soprattutto di raccontare quello che non va in noi e attorno a noi.

Per saperne di più di questa collaborazione, dei valori che uniscono MARLA e Byron e di cosa significa vivere di cultura a Milano oggi.

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Vogliamo sapere tutto di te, quindi partiamo dall'inizio: chi era Byron ragazzino e come sei arrivato dietro la macchina da presa?
Byron era un ragazzino molto solitario ma sempre sorridente. Aveva il sogno di diventare un ballerino di hip hop. L’imprinting con il mondo audiovisivo è arrivato ascoltando Exclusive di Chris Brown nel 2007 e con l’uscita di Step up 2 nel 2008. Il battesimo è avvenuto durante le superiori, quando ha iniziato ad autoprodursi i primi videoclip musicali in cui, goffamente, si dilettava a cantare, ballare e fingersi una pop star americana.
Questi tre elementi sono stati il motivo per cui oggi faccio questo lavoro. 

Quando è stato il momento in cui hai pensato che ce la stavi facendo veramente?
Sinceramente… mai, e forse è meglio così. Credo che nella vita tutti abbiano i propri 15 minuti di gloria e forse il problema sta proprio lì, nel “pensare”; nel pensare che da lì a poco sarà tutto in discesa, nel pensare che si è su un piedistallo solido dal quale difficilmente qualcuno potrà buttarti giù. 

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Qual è il primo videoclip che hai girato?
Il primissimo per me stesso, era una cover di Conor Maynard, Can’t Say No, il video dovrebbe essere ancora online. Il primo per un “cliente”, se così vogliamo chiamarlo, era per un mio caro amico, Francesco Perolari, con il quale poi ho deciso di trasferirmi da Bergamo a Milano nel 2019. Con lui è stato amore fraterno a prima vista. Il pezzo si chiama Terrazzo by Twenty.

Con quali artisti hai collaborato e con chi ti sei sentito particolarmente in sintonia?
In questi anni ho collaborato con diversi artistз, ad esempio Lazza, Mecna, Emis Killa, Shanguy, Casadilego, Jack the smoker, The Kolors, Mydrama, Viito, Baltimora, Not Good ed altri, ma così su due piedi mi verrebbe da dire che Hell Raton, Vegas Jones e Chakra, sono quelli con cui ho riso di più.

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Hai una metodologia di ricerca e lavoro ben precisa oppure su ogni progetto lavori diversamente?
Ho diversi approcci, perché ogni lavoro è a sé stante, l’unica costante, imprescindibile per me, è lavorare con gente che stimo, che ammiro e che talvolta amo anche. Come nel caso di MARLA per Caramelle. Mi piace percepire l’umanità e la voglia di imparare, mi piace conoscere, ascoltare le persone con cui lavoro. Milano è fast life, a volte fin troppo. Durante questi anni ho smesso di lavorare con alcune realtà proprio perché avevano un approccio troppo distante dal mio, ho bisogno di sentire calore ed energie quando lavoro con qualcuno. 

Condividiamo la maggior parte della nostra vita con colleghз e collaboratorз, e io mi chiedo spesso: ma se non interessiamo alle persone con cui condividiamo la stanza, l’ufficio, se quando lз incrociamo alla macchinetta del caffè non ci sorridiamo con gli occhi, se semplicemente non ci piacciono, perché siamo ancora lì? Perché ci ostiniamo a credere che tutto ciò non sia una cosa rilevante?

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Viviamo un quotidiano digitale saturo di immagini, come riesci ad avere sempre idee nuove e originali? Cosa ti ispira?
Mi ispirano mia madre, le mie tre sorelle e un padre che non ho mai saputo dove fosse. Sono figlio di una madre migrante, l’ho vista soffrire e piangere mentre cresceva quattro figli in una città che non era la sua, in un Paese che non parla la sua lingua e in una società che diverse volte le si è dimostrata avversa. Io faccio video, per lavoro mi faccio venire idee; aver visto mia madre, sin da quando ho memoria, lottare con forza nonostante il dolore è, e sarà per sempre, la mia fonte d'ispirazione più grande. 

Come ti sei avvicinato al mondo della moda?
Credo che se abiti a Milano, volente o nolente, prima o poi la moda busserà alla tua porta… magari solo per ostentare la bellezza storica che la caratterizza, o magari per darti una chance. Nel mio caso credo sia stato il secondo caso.

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C'è un lavoro a cui ti senti particolarmente legato? Quello che ti rappresenta di più?
Sicuramente A Night at the Museum per Moncler. La prima volta che ho visto quel progetto montato mi è scesa una lacrima. Mi sono detto: “Ok, nonostante tutto l’abbiamo portata a casa anche questa volta.” Sono legato a questo progetto perché mi ha permesso di conoscere persone umane e brillanti che mi hanno ispirato e dato molto. Jordan Anderson, Vincenzo Schioppa, Marta Stella Brienza e Giada Tinelli. 

Cosa vuoi raccontare tramite le tue immagini in movimento?
Vorrei parlare di rivalsa, resilienza e speranza. Sono cosciente che una narrazione audiovisiva libera e disinibita come la intendiamo io e il mio team non l’abbiamo ancora prodotta, ed è per questo che abbiamo deciso di girare un cortometraggio nei prossimi mesi. Sentiamo il bisogno di comunicare in modo più puro ed emancipato, e per farlo dobbiamo andare oltre i soliti tre minuti.

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Sei co-fondatore di State Vision. Ci vuoi raccontare com’è nata l’agenzia creativa e con chi collabori?
State Vision è nata dall’idea di tre amici, Davide Curto, Enrico Valoti e io. Nasce dalla sintonia, quella sintonia tipica dei primi amori scolastici, quella sintonia così spontanea e naturale che ricorda le amicizie dei campetti estivi, dove bastano poche settimane per legare, fidarsi e iniziare a fare progetti insieme.

State Vision è stata battezzata un anno fa, prendendo un appartamento in Duomo per convertirlo in laboratorio creativo a 360°. Attualmente conta una quindicina di collaboratori, con i quali, in base al progetto, ci occupiamo di tutto, dalla preproduzione fino alla postproduzione.

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Ora che hai vinto il Fashion Film Festival Milano come Best Fashion Film e Best Music con A Night at the Museum per Moncler, hai avuto ancora più visibilità e una conferma del tuo talento, che piani hai e cosa sogni per il futuro?
La vittoria del progetto A Night at the Museum è stata inaspettata ma sperata. Per il mio team è un onore, ma soprattutto un grande stimolo per continuare a credere in quello che stiamo facendo. Anche dal punto di vista lavorativo, c’è stata una grande risonanza, molti feedback positivi, diverse proposte di collaborazione e anche qualcuna dall’estero. 

Progetti per il futuro ne ho diversi, ma ho molte remore nel parlarne prima che le cose siano più che tangibili. Li vedo come deз bambinз da proteggere fino a quando non saranno grandi abbastanza per non farsi prevaricare da qualcuno—e quel “qualcuno” sono sempre io. Di sogni invece non ne ho molti, sogno da anni una vacanza con la mia famiglia e con tutti i parenti in Ecuador che non mi sono mai goduto abbastanza. Il tempo corre come se fosse in ritardo e rischiamo di dimenticarci quanto sia importante mantenere quei legami, apparentemente stabili ma in realtà fermi e stagnanti in un limbo fatto di auguri a Natale e messaggi di buon compleanno. Il mio sogno è questo, dare serenità alle persone che amo.

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Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK

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Crediti

Art Director & Concept: Chiara Tarantino
Regia: Byron Rosero
D.O.P: Enrico Valoti
Direttrice di produzione: Eugenia Maria Ferrario
Aiuto regia: Marta Sarais
Interprete: Camilla Pecchiari
1st AC: Francesco Eccli
2nd AC: Riccardo Pellegrino
Gaffer: Valentina Todeschi
Styling: Chiara Tarantino
Assistente styling 1: Aurora Mandelli
Assistente styling 2: Chiara Pellini
Hair & make up: Cecilia Olmedi
Montaggio: Marta Sarais
Colorist: Enrico Valoti
Service: Video Design

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