"Notti Tossiche": il clubbing come spazio politico, di resistenza e di abbandono edonistico

Empowerment, inclusività, estetizzazione, gender gap e declassazione: tra punti di luce e di ombra, il saggio di Enrico Petrilli apre un confronto stratificato su questo mondo. Ne abbiamo parlato con 4 artiste che lo animano da anni.

di Maria Spaggiari
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19 maggio 2021, 12:07pm

Cristina, Vibrisse, Ossessione Uno, Fotografia di Luce Clandestina

Ci sono certe routine, gestualità e ritualità delle nostre vite pre-pandemiche che continuano a mancarci; una mancanza che questo lento abituarci a una nuova normalità non sembra comunque alleviare. Stiamo parlando di sensazioni insostituibili, come la preparazione a una nottata in giro per club, dalla preparazione di mindset e outfit, l'ingresso nei locali, l'immersione nell’ambiente, l'assorbimento dell’atmosfera e le risposte agli stimoli, il godere della musica, delle luci, degli effetti sensoriali e psicologici generati dalla vicinanza dei corpi.

Durante questo periodo di astinenza forzata, abbiamo visto la nascita di diversi progetti e pubblicazioni sulla club culture, che hanno saputo riavvicinarci a quella sfera di sensazioni ed esperienze di cui non riusciamo a fare meno. Tra gli affondi più attenti e profondi su questo mondo c’è il saggio del ricercatore Enrico Petrilli, Notti Tossiche: Socialità, droghe e musica elettronica per resistere attraverso il piacere, un volume che ci immerge nella club culture intesa come spazio politico, di resistenza e di esperienza edonistica attraverso un’analisi sociologica che permette di approfondire la propria consapevolezza sul clubbing e le dinamiche che lo compongono. 

Il libro sarà presentato domani, giovedì 20 maggio, alle 18.30 a MACAO di Milano. Per l'occasione, abbiamo parlato con quattro ragazze attive nella scena elettronica torinese a cui Petrilli ha chiesto di musicare con un loro set il quarto capitolo del libro, quello in cui descrive le varie fasi dell’esperienza del clubbing e i rispettivi luoghi che la caratterizzano: Le Montagne Russe dell’Entrata, sonorizzate da Luce Clandestina (fondatrice e dj resident di Ossessione Uno); Bar, Zona Fumatori e Aree Chill-out da Cristina (co-founder di Paynomindtous e parte del duo VIBRISSE); Le Ambivalenze del Dancefloor da Stefaniavos (dj, conduttrice di Radio Banda Larga e membro attivo del team dell’Imbarchino del Valentino); e Il Bagno e il Rituale di Intossicazione Volontaria, affidati a Gigo8931 (dj e parte dell’Associazione Bastione).

Alessia, Cristina, Giulia e Stefania incarnano un pezzo dell’underground torinese da diverso tempo, all’interno del quale si sono fatte strada attraverso i loro progetti personali, ritagliandosi una nicchia in cui potersi esprimere liberamente; tra collettivi, party, residency e collaborazioni con altre realtà cittadine. Come emerso dalla nostra recente chiacchierata col collettivo torinese Stasis, anche le attività di queste quattro artiste sono nate dal desiderio di creare spazi sicuri per sé stesse all’interno di una città dove mancano luoghi, supporti e solidarietà. Trovandosi in contesto principalmente maschile e competitivo, hanno infatti dovuto fare i conti non solo con la generale declassazione del ruolo del DJ rispetto a musicisti strumentali e producer, ma anche con il gender gap e l’attitudine sessista da entrambi i lati della consolle.

Fotografia di Stefaniavos

Come ci racconta Alessia, “l’insicurezza ci accomuna, e credo provenga in parte dalla paura del giudizio da parte della città e dalle dinamiche intrinseche agli eventi, in parte dalla condizione femminile nel settore.” Con la loro attività, Alessia, Cristina, Giulia e Stefania scardinano i modelli stereotipati di femminilità consolidatisi nelle generazioni precedenti, creando momenti e spazi di libertà in cui liberare ogni identità personale.

Un aspetto controverso del DJing affrontato da tutte le artiste è quello relativo all’immagine legata al proprio ruolo. Secondo Cristina, “in questo settore assume particolare importanza l’estetica personale, sia musicale che visiva, perché il DJ non è considerato un attore culturale e non esiste un supporto concreto a questa scena da parte delle istituzioni.” Ne consegue che molti artisti sembrano rispondere alla declassificazione del proprio ruolo costruendo personaggi autocentrati ed egotici, che consentano loro di recuperare su di sé l’attenzione e sul proprio lavoro l’attenzione mancata.

Stefaniavos @ Venezia Tropicale, Fotografia di Silvia Duminuco

Si tratta di una dinamica che risulta ancora più marcata se messa in relazione alle stereotipizzazioni e alle aspettative legate al genere: in un contesto apparentemente aperto come quello del clubbing, si nascondono diversi punti d’ombra; ogni nicchia ha il suo dress code tacitamente accettato e più o meno consapevolmente condiviso, e non sono inesistenti fenomeni di emarginazione, discriminazione e microaggressioni che limitano l’espressione individuale.

D’altronde, come ci ricorda Giulia, “nessuno di noi è realmente spontaneo quando sceglie come presentarsi agli altri.” Per Alessia “la questione visiva è un’opportunità per creare un immaginario il più possibile identitario di ciò che si genera a livello musicale,” citando le pagine in cui Petrilli riflette sulla componente non musicale del clubbing e sugli attori non umani che popolano questo mondo, invitandoci a riflettere per cercare soluzioni attraverso condivise e creare una maggiore consapevolezza collettiva, mirata al rispetto reciproco e alla creazione di spazi in cui tutt* si possano sentire rispettati e valorizzati. 

Gigo8931 @ Paynomindtous, Fotografia di Frenk Baby

I set realizzati per la presentazione del libro di Petrilli hanno inoltre permesso alle artiste di valorizzare altri professionisti rispetto ai quali percepiscono una certa affinità. Come nel caso di Cristina, che nella sua tracklist ha posto particolare attenzione al dare voce a producer appartenenti a minoranze etniche. Inclusività e potenzialità creative sono infatti le parole chiave del clubbing secondo Petrilli: uno spazio di confronto, spontaneità e vitalità, in netta opposizione alla mercificazione e alla competitività del capitalismo prestazionale contemporaneo.

Per quanto riguarda il set di Stefania, suonare a una festa è anche “un modo per creare dei momenti di godimento collettivo attraverso un lavoro di preparazione complesso, fatto di ricerca, attenzione e cura, che trova nell’evento il picco più alto. In tutto questo, per me, resta fondamentale la spontaneità che mi consente il fatto non essere una DJ per professione o come principale attività.”

Terraforma, Fotografia di Stefaniavos
Fotografia scattata all'Imbarchino del Valentino, Torino

Riflettendo sul futuro, Giulia ci parla di come sente che “il lutto per la precedente normalità è stato in qualche modo assorbito e metabolizzato. Ora ci troviamo in un momento in cui è necessario scoprire e capire come affrontare il dopo.” Ne emerge ancora una volta la necessità di parlare e riflettere sull’argomento non solo tra addetti ai lavori e con gli appartenenti alle diverse nicchie, ma anche con il pubblico, per poter sviluppare uno spirito critico diffuso, una necessità a cui Notti Tossiche di Petrilli vuole rispondere.

Il libro Notti Tossiche: Socialità, droghe e musica elettronica per resistere attraverso il piacere di Enrico Petrilli è disponibile online qui. Per saperne di più, verrà presentato a MACAO a Milano il 20 maggio 2021 alle 18:30.

Imbarchino del Valentino, Fotografia di Stefaniavos
Revancha Tropical, Fotografia di Stefaniavos
Terraforma, Fotografia di Stefaniavos
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