Fotografia di Ben Drame

Le seconde generazioni di Torino si raccontano

"YOUTH" è la nuova serie di editoriali di i-D Italy realizzata dal fotografo Ben Drame e dalla stylist Alexandra Ciubutaru: uno spazio interamente dedicato all'universo personale di sette talent di seconda generazione.

di Gloria Venegoni
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18 maggio 2021, 10:43am

Fotografia di Ben Drame

YOUTH è l’editoriale di i-D in collaborazione con il fotografo Ben Drame e la stylist Alexandra Ciubutarul, il cui scopo è dare una piattaforma a talent di seconda generazione in Italia. Attraverso queste foto e i racconti diretti di chi vive quotidianamente questa molteplicità identitaria, l’intento è quello di puntare i riflettori e amplificare le loro voci. 


nutile negarlo, il problema della rappresentazione pervade ancora oggi la cultura collettiva, ed è una questione che si sta tentando di smantellare a fatica attraverso scelte e progetti che di recente stanno finalmente emergendo sempre di più. Si tratta di una problematicità da cui la moda, il cinema, la musica, l’industria dell’arte e dello spettacolo non sono esenti, nonostante alcuni passi avanti negli ultimi anni—spesso più di facciata che effettivi.

Un esempio lampante di quanto i bias legati alla rappresentazione si facciano strada nella nostra quotidianità riportato nel libro L’unica persona nera nella stanza (2021), in cui la scrittrice Nadeesha Uyangoda racconta di una conversazione avuta con un’amica sul colore della pelle di Hermione Granger—che nelle versioni teatrali di Harry Potter ha iniziato a venire interpretata in tutto il mondo da attrici nere dopo che il primo casting inglese aveva selezionato Noma Dumezweni. Uyangoda ammette di essersi resa conto di avere sempre immaginato i personaggi dei libri come bianchi e caucasici, dando per scontato che avessero queste connotazioni fisiche. E se si ponesse questa domanda a una platea di persone—chiedendo a che tipo di etnia associno i personaggi dei libri—, è molto probabile che la risposta non sarebbe molto diversa da quella della scrittrice.

Insomma, la prima—e forse più urgente—richiesta per consentire un cambiamento è proprio quella di lasciare gli spazi narrativi alle persone di seconda generazione. Perché farsi raccontare da terzi comporta necessariamente una deformazione, e le storie finiscono per venire distorte, polarizzate tra disfattismi melodrammatici e romanticizzazioni retoriche. 

Per questi motivi abbiamo deciso di sviluppare una nuova serie di editoriali targati i-D Italy: si intitola YOUTH, è diviso in tre parti, corrispondenti a tre città nevralgiche nel panorama culturale italiano di oggi (Torino, Milano e Napoli) ed è stato ideato e realizzato dal fotografo Ben Drame e dalla stylist Alexandra Ciubutaru.

Ecco quindi le storie di 7 talent di seconda generazione di Torino

Le diversità nella moda contro gli stereotipi

“Penso che la moda sia il mezzo più potente per poter abbattere qualsiasi barriera e mostrare la realtà delle cose,” afferma la modella e content creator di origini egiziane Esraa Warda, che si batte per sovvertire i pregiudizi negativi legati al hijab—lotta nella quale la moda può avere un ruolo essenziale. “Grazie alla moda, posso dimostrare che una donna può essere libera anche coprendosi la testa, che può vestirsi come vuole e sbizzarrirsi creando un proprio unico stile. Abbatto quotidianamente queste barriere, mostrandomi fiera della mia scelta di indossare l’hijab. Per questo penso sia importante coinvolgere nella moda ragazze che indossano il velo, e dar loro voce.”

L’importanza di un cambiamento che passi anche da una dimensione estetica e visiva è una tematica che sta a cuore anche alla stylist di origini peruviane Kimberly Mandujano. “La moda piano piano sta facendo dei passi in avanti per quanto riguarda l’accettazione del proprio corpo,” risponde quando le viene chiesto come riesca a superare gli stereotipi nell’ambiente della moda anche attraverso il suo lavoro. “Penso che includere le mie origini nei progetti che porto avanti mi permetta di sfatare gli stereotipi che ancora vengono associati alle ragazze latine.” E lo stesso estro con cui riflette su queste tematiche, Kimberly lo trasla direttamente nelle proprie creazioni. “Grazie ai miei studi di sartoria, riesco a realizzare tutto quello che ho in mente e a stravolgere capi vecchi, realizzandone di completamente unici.”

YOUTH-Torino, l'editoriale di i-D sui ragazzi di seconda generazione: Esraa e Kimberly sedute sul letto
Esraa indossa t-shirt e gonna Reamerei, stivali Prada e hijab Elhab store Kimberly indossa camicia Avav, top Kerriih, pantaloni Vintrici_atelier, scarpe Gucci vintage

Il concetto di identità come un caleidoscopio di punti di vista diversi

Uno degli elementi che emerge dalle parole dei ragazzi è come questa sorta di doppia identità, divisa tra la cultura italiana e quella del paese dove originano le loro radici identitarie, è una sorta di super potere. Complesso da gestire quando capita che entrino in collisione le usanze del nucleo familiare e alle volte persino spaesante quando mette in dubbio l’unità della loro personalità, ma sempre un valore unico che arricchisce le loro personalità. Una forza che abilita a una maggiore apertura mentale, a una capacità invidiabile di guardare il mondo attorno a sé assumendo miriadi di punti di vista diversi, come il vetro di un caleidoscopio.

“La mia doppia realtà italo-cinese entra in collisione nel mio modo di fare e pensare. Io sono nata e cresciuta in Italia e il mio stile di vita si avvicina molto a quello di un italiano, ma sono pur sempre figlia di genitori cinesi, ancora molto vicini alla Cina,” afferma Sofia Jiao Jiao Ling, studentessa di Fashion Business Management. “Sono una IBC (Italian Born Chinese),” specifica, raccontandoci che, crescendo, ha sempre vissuto in bilico su una doppia identità fino a che non ha compiuto un viaggio da sola in Cina per entrare in contatto con quella terra madre così tanto presente nella propria quotidianità. Una doppia identità nella quale, da quel momento, è riuscita a trovare un equilibrio. “Spesso, quando sono in Italia, mi sento più cinese, mentre quando sono in Cina succede che mi senta più italiana. È come se potessi scegliere la mia identità e anche se questa sorta di gioco di ruolo a volte è disorientante, lo trovo anche divertente e affascinante.”

YOUTH-Torino, l'editoriale di i-D sui ragazzi di seconda generazione: Malik su sfondo in tessuto
King indossa t-shirt Acne studios e pantaloni Ralph Lauren

Il mondo è bello perché è vario (ma anche simile)

“Credo che tutte le culture in qualche modo si somiglino. Italia e Cina hanno in comune il rispetto delle tradizioni e l’immensa dedizione alla cucina,” ci racconta Sofia, tracciando dei parallelismi tra la cultura italiana e quella cinese. “Secondo me, Cameroon, Costa d’Avorio e Italia si assomigliano sotto diversi punti di vista, culturalmente parlando,” riflette anche Tiago Goulanin, studente della Academy of Excellence di Torino, street dancer e fondatore di Rules of Dance, un collettivo di street dance. “Le prime somiglianze sono la qualità del cibo e l’adorazione per il calcio. Però spesso ci si dimentica di menzionare l’amore comune per la musica tradizionale e i grandi classici. Inoltre, anche il tipo di comicità e umorismo sono molto simili.”

Le somiglianze, però, possono anche ridursi a un livello regionale, come per esempio ci rivela Juenzoo, modello di base a Torino il cui sogno nel cassetto è di spostarsi verso la recitazione. “La cultura della mia famiglia e quella italiana non si assomigliano molto, ma ci sono alcuni aspetti della mentalità in comune con la cultura del sud Italia.”

YOUTH-Torino, l'editoriale di i-D sui ragazzi di seconda generazione: Juenzoo appoggiato a un bancone del bar
Juenzoo indossa maglia Adidas vintage e pantaloni vintage 70s di Sin Control Vintage

Ma spesso, nel tentativo troppo forzato di accomunare la cultura italiana ad altre, si crea un melting pot unico, ignorandone le specificità e appiattendo quelle differenze, che esistono e che va bene che ci siano proprio perché costituiscono quei punti d’interesse e arricchimento che rendono l’incontro multiculturale realmente interessante.

“Non penso ci siano molte somiglianze tra la cultura senegalese e quella italiana.” Ci dice Malik, modello e consulente aziendale allo sviluppo di start-up, mondo per cui nutre una fortissima passione da quando era ragazzino. E Esraa aggiunge: “Penso che la cultura egiziana e quella italiana siano completamente diverse, sia per quanto riguarda le abitudini che il cibo. Ma il mondo è bello proprio perché è vario, no?”

YOUTH-Torino, l'editoriale di i-D sui ragazzi di seconda generazione: Tiago sdraiato su un divano bianco
Tiago indossa pantaloni Not Safe for Humans. Gioielli dall'archivio del modello.

La lingua come metafore culturale

Differenze che spesso si traducono nella lingua, mezzo figurativo per eccellenza che viene plasmato e aiuta a plasmare una cultura. Curiosamente, esistono sempre formule linguistiche, parole, espressioni intraducibili in altre lingue, che in qualche modo fanno capire i valori portanti di una cultura, facendoci domandare perché in altre non sia nata nel tempo. E ognuno ha le proprie preferite. Per Papa Kara Dabo, modello di origine senegalese di base a Torino è “Ligey niakh diariniu,” che in uolof significa ‘Lavorare, sudare, guadagnare.’ “Ho scelto questo modo di dire perché rappresenta lo spirito con cui affronto ogni giornata.”

Ma tra gli esempi più affascinanti ci sono sicuramente quelli accennati da Sofia e Esraa, che con poche parole dimostrano la carica metaforica del cinese e dell’arabo. “Una frase dall’arabo difficilmente traducibile in italiano è ‘Enti ala rasi’: Viene usata quando vuoi bene a una persona, o quando semplicemente conosci una persona che ti rimane impressa. Si potrebbe dire che significa ‘sulla testa’ come per dire: qualsiasi cosa di cui tu abbia bisogno, conta su di me perché sei sulla mia testa,” racconta Esraa.

YOUTH-Torino, l'editoriale di i-D sui ragazzi di seconda generazione: Pap appoggiato ad un albero
Papa Dabo indossa maglione Kerrih, salopette dalpaos, scarpe crocs

Per Sofia la parola è ‘Shang-huo’. “Da ‘Shang’ (salire) ‘huo’ (fuoco) sta a significare quando lo yin e lo yang di una persona sono sbilanciati ed è il fuoco a prevalere tra i due, creando una condizione di salute precaria, tipo un’infiammazione interna o la febbre. Per questo si dice ‘salire il fuoco’. Usando i traduttori digitali, la traduzione sarà sempre sbagliata.” Invece Kimberley dà il nome a qualcosa che il popolo italiano conosce bene e che ha decisamente in comune con quello peruviano. ‘Sobremesa’ ovvero una parola che “Indica quel momento in cui si smette di mangiare ma si rimane a tavola a parlare. È il mio momento della giornata preferito.” Perché non esista anche in italiano, rimane un mistero.

Gli snodi multiculturali di Torino

Nessuno può negare che Torino sia una delle città più inclusive e multiculturali d’Italia. Ma quando ai ragazzi viene chiesto quale sia l’angolo della città dove riescono a riscoprire i profumi, le atmosfere e le persone dei paesi dei loro genitori, i più menzionati sono La Barriera di Milano e Porta Palazzo. Per Papa Karo, per esempio, il quartiere Barriera di Milano è un punto di ritrovo tra amici. “A Barriera di Milano, riesco a trovare lo stile di vita che avevo quando ero in Senegal ed è stato il quartiere dove ho stretto le prime amicizie quando sono arrivato.”

YOUTH-Torino, l'editoriale di i-D sui ragazzi di seconda generazione: Malik che si pettina i capelli
King indossa t-shirt Acne studios

Ma se gli angoli di una città aiutano a trasportarci con la memoria ad ambienti fisici attraverso suoni, odori e colori, invece la familiarità, l’affetto e la cultura che permeano gli ambienti le fanno le persone, come ci dice Sofia. “Non c’è un luogo fisico. A Torino riesco a ritrovare le mie origini cinesi ovunque riesca a sentirmi a mio agio e quando sono con le persone giuste.” E questa complicità tra persone ci viene spiegata bene anche da Tiago. “Le città si possono somigliare a livello architettonico, ma sono le persone che le frequentano a rendere familiare un posto. Il quartiere dove ho sentito maggiormente questa sensazione è sicuramente Porta Palazzo, grazie alla sua multietnicità e soprattutto grazie alle persone che incontri, che riescono a creare un senso di familiarità simile a quella Africana,” ci racconta.

YOUTH-Torino, l'editoriale di i-D sui ragazzi di seconda generazione: Kimberly e Esraa Una davanti all'altra
Esraa indossa t-shirt e gonna Reamerei e hijab Elhab store Kimberly indossa camicia Avav, top Kerriih, pantaloni Vintrici_atelier.
YOUTH-Torino, l'editoriale di i-D sui ragazzi di seconda generazione: Kimberly che appoggia le braccia sulle spalle di Esraa
Esraa indossa t-shirt e gonna Reamerei, stivali Prada e hijab Elhab store Kimberly indossa camicia Avav, top Kerriih, pantaloni Vintrici_atelier, scarpe Gucci vintage.
YOUTH-Torino, l'editoriale di i-D sui ragazzi di seconda generazione: Kimberly a terra vicina alle gambe di Esraa
Esraa indossa t-shirt e gonna Reamerei, stivali Prada e hijab Elhab store Kimberly indossa camicia Avav, top Kerriih, pantaloni Vintrici_atelier, scarpe Gucci vintage.
YOUTH-Torino, l'editoriale di i-D sui ragazzi di seconda generazione: Esraa e Kimberly sedute davanti a uno spiedo e a un candelabro appoggiato a un cassettone
Esraa indossa t-shirt e gonna Reamerei e hijab Elhab store Kimberly indossa camicia Avav, top Kerriih, pantaloni Vintrici_atelier
YOUTH-Torino, l'editoriale di i-D sui ragazzi di seconda generazione: Esraa sdraiata su un letto e Kimberly seduta di fianco a lei
Esraa e Kimberly
YOUTH-Torino, l'editoriale di i-D sui ragazzi di seconda generazione: Juenzoo appoggiato ad una parete
Juenzoo indossa maglia Adidas vintage e pantaloni vintage 70s di Sin Control Vintage
YOUTH-Torino, l'editoriale di i-D sui ragazzi di seconda generazione: Juenzoo in piedi seduto a un locale
Juenzoo indossa maglia Adidas vintage e pantaloni vintage 70s di Sin Control Vintage
YOUTH-Torino, l'editoriale di i-D sui ragazzi di seconda generazione: Tingo in sala seduto su un divano bianco
Tiago indossa giacca e pantaloni Not Safe for Humans, t-shirt Napapijiri, scarpe Reebok. Gioielli dall'archivio del modello.
YOUTH-Torino, l'editoriale di i-D sui ragazzi di seconda generazione: Tiago sdraiato su un divano bianco a torso nudo
Tiago indossa pantaloni Not Safe for Humans. Gioielli dall'archivio del modello.
YOUTH-Torino, l'editoriale di i-D sui ragazzi di seconda generazione: Papa Dabo seduto su un altalena in un giardino
Papa Dabo indossa maglione Kerrih, salopette Dalpaos, scarpe Crocs
YOUTH-Torino, l'editoriale di i-D sui ragazzi di seconda generazione: primo piano di papa Dabo
Papa Dabo indossa maglione Kerrih, salopette Dalpaos, scarpe Crocs
YOUTH-Torino, l'editoriale di i-D sui ragazzi di seconda generazione: mezzo busto di Malik
King indossa t-shirt Acne studios
YOUTH-Torino, l'editoriale di i-D sui ragazzi di seconda generazione: primo piano di Malik
Malik
YOUTH-Torino, l'editoriale di i-D sui ragazzi di seconda generazione: Malik King figura intera davanti ad un tappeto,
Malik indossa t-shirt Acne studios, pantaloni polo Ralph Lauren, scarpe Nike

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Crediti:

Fotografo: Ben Drame
Stylist: Alexandra Ciubutaru
Assistente Stylist: Martina Zippo
Videomaker: Amedeo Zancanella
Assistente Video Anton pio Rubino
MUA: Ghazal Alavioun e Marta Basiglio
Sound Designer: Claudio Fedele
Testo: Gloria Venegoni
Modell*:
Esraa Warda
Juenzoo
Kimberly Mandujano
Papa Dabo
Sofia Jiao Jiao Ling
Tiago Goulanin

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