Fotografie di Simone Paccini.

Estetica streetwear e tagli couture, scopri il brand sostenibile Not Safe For Humans

Genderless, seasonless e totalmente green. In breve: la moda secondo la Gen Z.

di Giorgia Imbrenda
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10 settembre 2021, 11:08am

Fotografie di Simone Paccini.

Rebel Label è la rubrica di i-D che incontra, intervista e qualche volta fotografa i brand emergenti (e non) in Italia. Oggi è il turno di Not Safe For Humans, il brand di abbigliamento fondato dal designer Matteo Carlotto. Con le sue collezioni genderless e no season dai colori freddi e dalle silhouette sartoriali, il marchio offre capi e accessori fatti a mano, realizzati con materiali riciclati.

Nato nato nel 2016, Not Safe For Humans si pone come obiettivo quello di creare pezzi unici e senza tempo, che si facciano ricordare per il loro design sartoriale e dall’estetica che attinge dall’universo streetwear.

Incuriositi dall’immaginario del progetto, abbiamo intervistato Matteo per saperne di più sulla filosofia e sull’etica del suo brand.

Rebel Label: intervista al designer emergente Matteo Carlotto per il suo brand sostenibile Not Safe For Humans

Ciao Matteo! Partiamo dall’inizio. Raccontarci un po’ del tuo background e di come sei arrivato a fondare il tuo brand.
Le radici di Not Safe For Humans si possono ricondurre già a quando ero bambino. Fin da piccolo, infatti, ho sempre sentito una spinta a creare, sperimentando con diversi hobby, dalla musica (ho studiato batteria per sei anni) alla moda. Il vero punto di svolta è arrivando durante le superiori, quando ho capito che le mie passioni erano la grafica e il design. Da quel momento ho cominciato a creare grafiche nel mio tempo libero, distorcendo immagini, pattern e scritte per poi stamparle sulle T-shirt. È a questo punto che ho iniziato ad interessarmi anche alla vestibilità, al taglio e ai tessuti, iniziando a sperimentare e a gettare le basi del progetto Not Safe For Humans. 

Come definiresti il tuo marchio in tre parole? 
Ricerca, sperimentazione e funzionalità. Queste sono le tre parole attorno alle quali ruota l’universo Not Safe For Humans. Per noi, un capo di abbigliamento deve essere confortevole, innovativo e sostenibile. I nostri capi sono infatti prodotti con i tessuti di scarto delle migliori aziende italiane.

Rebel Label: intervista al designer emergente Matteo Carlotto per il suo brand sostenibile Not Safe For Humans

Parlaci della tua collezione. Quali sono i riferimenti e le influenze da cui hai tratto ispirazione?
Negli ultimi 4 anni ho prodotto due collezioni, ma solo oggi il brand ha raggiunto una maturità tale da poter progettare una collezione completa, che esprima al meglio le intenzioni del progetto. La nuova collezione unisce le due precedenti, rivisitandole ed ampliandole secondo una progettazione sostenibile, genderless e seasonless. I riferimenti arrivano dal mondo streetwear, integrato da elementi couture come nei dettagli della confezione e nei tagli.

Il tuo marchio sembra attingere sia dall’universo del Menswear che del Womenswear. Per chi sono i tuoi abiti e che concept c’è dietro la loro creazione?
I miei abiti sono, e soprattutto rappresentano, la nuova generazione. Una società fluida che non si pone barriere o preconcetti. Credo che l’abbigliamento non debba più definire un genere ma debba piuttosto allinearsi all’identità della persona che lo indossa. Gli abiti sono un fortissimo strumento di narrazione e questo è il concept secondo il quale progetto le mie creazioni. Mi piacerebbe che i nostri capi venissero reinterpretati costantemente attraverso abbinamenti inaspettati, che mettano in risalto la personalità di chi li acquista. Il mio obiettivo è che il mio lavoro possa essere utilizzato come veicolo per affermare la propria identità.

Rebel Label: intervista al designer emergente Matteo Carlotto per il suo brand sostenibile Not Safe For Humans

Qual è stato il momento più difficile della tua carriera finora? 
Il momento più difficile della mia carriera è stato anche quello più elettrizzante. Parlo di tutto il processo di ideazione del brand, del creare un’identità, del cercare di inserirlo nel mercato contemporaneo. È un nuovo inizio, e quando mostriamo chi siamo realmente c’è sempre la paura di farsi del male. L’importante è buttarsi e provarci, perché il rimpianto è sicuramente una sensazione peggiore della paura dell’ignoto. 

Parlando di sostenibilità: perché è importante e in che modo si può ridurre l'impatto ambientale di un brand?
Non avendo un “pianeta B”, l’impatto ambientale è sicuramente una priorità per il brand e per me come persona. La nuova collezione è un progetto di upcycling delle precedenti, attraverso questa scelta progettuale non abbiamo prodotto nuovi scarti, abbiamo semplicemente sfruttato al meglio scampoli e i tessuti già esistenti. I tessuti stessi sono acquistati dagli stock di scarto delle migliori aziende italiane e tutto il processo è fatto interamente a mano e made to order, il che significa che garantiamo una produzione senza scarti e senza magazzini pieni di invenduto. È tutto ottimizzato per fare il nostro meglio nell’impegno alla sostenibilità. 

Rebel Label: intervista al designer emergente Matteo Carlotto per il suo brand sostenibile Not Safe For Humans

Come hai sviluppato la comunicazione del tuo brand? Credi che i social media, soprattutto Instagram, siano indispensabili per permettere a un brand emergente di farsi conoscere?
Io credo che la comunicazione sia fondamentale per la promozione di un brand. La mia scelta è stata quella di avere una comunicazione coordinata tra metodi tradizionali e quella dei social network. Instagram è sicuramente indispensabile per un brand emergente, è la vetrina principale per la ricerca di marchi giovani. Per esempio, per il nuovo inizio di Not Safe For Humans io e il mio team—Francesco Mautone l’art director e lo stylist della nuova immagine e Simone Paccini, il fotografo del progetto—abbiamo scelto di creare una nuova immagine coordinata che partirà proprio da Instagram. 

Se dovessi scegliere tre designer con cui andare a cena stasera, chi sarebbero? E in quale ristorante li porteresti? 
Questa è una domanda difficile perché ci sono tantissimi designer che ammiro e ai quali mi ispiro. Per una cena sceglierei Yohji Yamamoto, vorrei farmi consigliare sulla ricerca di tessuti, accostamenti e tagli innovativi, e poi Angel Chen, una stilista emergente che apprezzo moltissimo. Infine, inviterei Virgil Abloh, per parlare di comunicazione e coerenza estetica. Probabilmente li porterei in uno dei ristoranti che si affacciano sul lago di Varese, il luogo da cui provengo e dove ha sede l’azienda di Not Safe For Humans. In un ambiente famigliare e curato per una lunga cena intima, proprio come piace a me

Cosa c'è nel futuro di Not Safe For Humans? E dove ti vedi tra 5 anni?
Nel futuro del brand c’è sicuramente tanta voglia di crescere e di continuare a migliorarsi. Uno degli obiettivi principali è quello di entrare a far parte della rete di retailer fisici, per farci conoscere in modo sempre più capillare. Tra cinque anni spero che potremmo incontrarci per un’altra intervista durante l’inaugurazione del nuovo flagship store milanese di Not Safe For Humans.

Rebel Label: intervista al designer emergente Matteo Carlotto per il suo brand sostenibile Not Safe For Humans
Rebel Label: intervista al designer emergente Matteo Carlotto per il suo brand sostenibile Not Safe For Humans
Rebel Label: intervista al designer emergente Matteo Carlotto per il suo brand sostenibile Not Safe For Humans
Rebel Label: intervista al designer emergente Matteo Carlotto per il suo brand sostenibile Not Safe For Humans
Rebel Label: intervista al designer emergente Matteo Carlotto per il suo brand sostenibile Not Safe For Humans
Rebel Label: intervista al designer emergente Matteo Carlotto per il suo brand sostenibile Not Safe For Humans
Rebel Label: intervista al designer emergente Matteo Carlotto per il suo brand sostenibile Not Safe For Humans

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Crediti

Testo di Giorgia Imbrenda
Fotografie di Simone Paccini

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