Fotografia di Mitchell Sams

Distopica e conturbante: Marine Serre disegna abiti per la fine del mondo

Eppure la sua tribù interplanetaria di alieni mascherati ha portato speranza alla città di Parigi.

di Felix Petty
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26 febbraio 2020, 4:13pm

Fotografia di Mitchell Sams

Questa sfilata Marine Serre, che ha dato inizio alla Settimana della Moda di Parigi, si è ricollegata tematicamente a dove si era fermata la scorsa stagione. Una visione austera della moda che riemerge dai resti della fine del mondo -- vestiti che emergono da un "condotto spazio temporale del futuro", come spiegano le note della sfilata. La scorsa collezione tesseva le storie di diverse tribù di moda, mentre riemergevano da terreni post-apocalittici; in questo caso invece la storia parlava di "umani spalmati su diversi pianeti interconnessi, che si sostengono a vicenda" -- un'ipotesi di come potrebbero essere i vestiti di questi uomini del futuro.

E se la scorsa stagione era in parte ispirata dall'ondata di caldo record mai registrata prima a Parigi, questa collezione, ancora più attuale, coincideva con il panico post-Milano scaturito dal coronavirus -- quasi una preveggenza per una designer che da tempo ormai progetta mascherine per il viso ricoperte della sua luna crescente. Alcune di queste erano presenti anche in questa occasione, il tutto immerso in una stanza sotterranea e piena di specchi.

marine serre a/w 20 review sfilata

È stata un'esperienza abbastanza ipnotica: gli ospiti erano seduti molto bassi, quasi per terra, mentre le modelle si facevano strada tra di loro, specchiandosi negli infiniti riflessi degli specchi, in quello che le note descrivevano come "l'allucinatoria infinità delle possibilità". I vestiti prendevano forma attraverso la palette colori, destreggiandosi tra silhouette eterogenee, mostrando la duttilità del lavoro di Marine, e di quello che ha saputo creare ancor prima che entrasse nel mirino vincendo il Premio LVMH, subito dopo aver finito la scuola.

C'erano sinuosi vestiti bianchi, completi ad armature quadrettati, cappucci protettivi che incapsulavano totalmente la testa, patchwork di pelle finta e stampe a contrasto, che sembravano essere state corrose dalle intemperie. Si è conclusa con una sezione di fucsia accesi, con una cricca di bambini in passerella, "bambini maghi in lune psichedeliche bruciate", come li ha descritti lei. Era una nota positiva su cui terminare, qualcosa di ottimistico, il segnale della presa di potere di una nuova generazione.

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