"È come essere in una serie tv": 10 italiani all'estero sulla situazione coronavirus

Da New York a Parigi, passando per Philadelphia e Manchester.

di Alexandre Zamboni e Carolina Davalli
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19 marzo 2020, 12:56pm

In questo momento di incertezza e costanti aggiornamenti, news, ritrattazioni, nuove proposte e terribili notizie—momento in cui i governi di tutto il mondo stanno adottando misure più o meno drastiche per arginare il problema del contagio da COVID-19, a volte anche contraddicendosi completamente nel giro di poche ore, o giorni—è difficile stabilire come possa venir percepita questa situazione all'interno di altri paesi. E la stessa cosa vale per chi si trova all'estero, che arrabattandosi tra le news può cercare di farsi un'idea di come si stia vivendo veramente la situazione in Italia.

Non esiste una risposta universale, e i provvedimenti presi dai vari governi sono un segnale di come ogni paese si stia muovendo agilmente per adottare le misure che ritiene più idonee per questo momento. Ma solo le esperienze di chi in questi paesi ci vive e lavora possono riportare una versione autentica della loro realtà, delle loro percezioni più viscerali.

Ecco perché in questi ultimi due giorni abbiamo chiesto a 10 italiani che si trovano all'estero—chi perché ci studia, chi perché ci lavora e chi perché è rimasto bloccato lì causa voli cancellati—come stanno vivendo la situazioni nella città dove si trovano e raccontarci la loro esperienza.

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Lorenzo, studente, NYC

Come stai vivendo questo periodo dall'estero, guardando l'Italia?
Cerco di mantenere una certa cautela, guardando com’è la situazione in Italia. Avendola già in parte vissuta, capisco la situazione e limito le mie uscite in questo periodo, anche se a New York non è obbligatorio al momento.

Ti spaventa l'idea della quarantena?
Inizialmente sì, prima di mettermi in quarantena volontaria avevo paura di cosa sarebbe potuto succedere, di come sarebbe andata. Ma poi, vivendola, ha smesso di spaventarmi.

Riassumi questo periodo in un'immagine/evento che ti ha colpito.
La stazione di Times Square vuota.

Hai sentito amici o conoscenti fare battute o commenti negativi sulla situazione italiana?
Si, ma è normale quando succede una cosa del genere. Le persone ci scherzano finché non accade a loro, ed è proprio quel che sta accendendo adesso.

Se domani riaprissero le frontiere, torneresti in Italia con il primo volo, o no? Perché?
Sinceramente non saprei, la situazione sta diventando omologa in tutti gli stati, non penso che mi cambierebbe stare in Italia o a New York, perché sarei comunque in quarantena.

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Francesco, marketing manager, Londra

Come stai vivendo questo periodo dall'estero, guardando l'Italia?
Come una puntata di una serie TV, con la consapevolezza che nel giro di un paio di settimane ci ritroveremo ad affrontare la stessa situazione.

Ti spaventa l'idea della quarantena?
Rimanere in casa non mi spaventa, mentre l’idea di essere a migliaia di chilometri di distanza dai miei cari e non poterli raggiungere in caso di necessità mi terrorizza. Spero che la chiusura delle barriere non porti ad uno stop delle materie alimentari di importazione. Mi spaventerebbe l’idea di avere solo cibo inglese.

Riassumi questo periodo in un'immagine/evento che ti ha colpito.
La rivoluzione digitale: mia nonna mi chiama in videocall su Whatsapp; mia madre mi invita ad un party su HouseParty; il compleanno di una mia amica attraverso Facetime; il mio amico personal trainer che fa lezioni di esercizi online; la mia amica che ha raccolto più di 200mila euro per gli ospedali pugliesi su GoFundMe. Quando tutto ciò sarà finito, ritorneremo all’offline oppure saremo ancora più virtuali?

Hai sentito amici o conoscenti fare battute o commenti negativi sulla situazione italiana?All’inizio di questa vicenda, i miei amici scherzosamente dicevano che stavamo infettando l’Europa, Uno in particolare, scherzando copriva la sua pinta di birra con la mano mentre parlavo. E anche le canzoni dai balconi hanno stimolato non pochi commenti di tutti i tipi.

Credi che le misure prese dal paese in cui vivi siano sufficienti per garantire la maggior sicurezza possibile ai cittadini?
Per ora, assolutamente no. Ho firmate più di una petizione governativa affinché vengano proibiti eventi o per le chiusure obbligatorie per ristoranti, pub e bar.

Se domani riaprissero le frontiere, torneresti in Italia con il primo volo, o no? Perché?
Penso che rimarrei a Londra per non mettere in pericolo la mia famiglia e la mia città che amo tantissimo, Bari.

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Valentina, tatuatrice, Amsterdam

Come stai vivendo questo periodo dall'estero, guardando l'Italia?
Vedere l’Italia in queste condizioni è destabilizzante e mi terrorizza poiché la situazione qui è “normale” nonostante ci siano dei casi infetti.

Ti spaventa l'idea della quarantena?
Mi spaventa il fatto che nessuno prenda precauzioni qui in Olanda. La quarantena sarebbe una prassi necessaria.

Cosa ne pensano i tuoi amici della situazione italiana? Ne avete parlato?
Nessuno di loro vorrebbe arrivare alla situazione italiana, ma penso sia inevitabile.

Qual è la maggior differenza tra l'Italia e il paese in cui ti trovi rispetto al modo in cui stanno gestendo l'emergenza?
In Italia forse c’è stato più allarmismo, invece qui no, credo che pensino di più all’economia del paese piuttosto che guardare in larga scala. Non siamo in quarantena ma è consigliato mantenere la distanza di sicurezza e le precauzioni che pochi usano eccetto noi italiani.

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Julia, art director, Parigi

Come stai vivendo questo periodo dall'estero, guardando l'Italia?
Sono tornata a Parigi il 25 Febbraio, quando ancora nessuna quarantena era stata annunciata in Italia. Quando la situazione ha iniziato a peggiorare, qui a Parigi nessuno sembrava prenderla sul serio. Io sto guardando la situazione italiana come quello che potrebbe succedere in Francia con un ritardo di due settimane.

Ti spaventa l'idea della quarantena?
Non mi spaventa assolutamente, penso che sia la cosa migliore da fare. Bisogna solo organizzarsi bene per sfruttare al meglio questo isolamento. Certo, se sei in un monolocale da solo puoi facilmente impazzire, però mi sembra un sacrificio ragionevole, vista la situazione. Come ho letto su Twitter: ai nostri nonni hanno chiesto di andare in guerra, a noi chiedono di rimanere chiusi in casa, ce la possiamo fare.

Credi che le misure prese dal paese in cui sei siano sufficienti per garantire la maggior sicurezza possibile ai cittadini?
Assolutamente no. C’è ancora una parte minore della popolazione che non prende la situazione sul serio e continua ad uscire come se niente fosse. Ed è colpa di questa piccola percentuale se il virus continua a propagarsi. Ho anche sentito persone a Parigi dire “io non mi fermo, il virus non vincerà!” Ma il virus non è un terrorista. Il virus si propaga. Diventi tu il terrorista nel momento in cui lo propaghi inconsciamente, mettendo altre vite in pericolo.

Se domani riaprissero le frontiere, torneresti in Italia con il primo volo, o no? Perché?
Magari non con il primo volo. Sicuramente aspetterei che la situazione si stabilizzi sia in Italia che in Francia.

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Camilla, designer, Philadelphia

Come stai vivendo questo periodo dall'estero, guardando l'Italia?
Nonostante l'Italia stia attraversando questo momento difficile sotto gli occhi del mondo intero, credo che soltanto negli ultimi giorni, dopo che l'America ha dichiarato emergenza nazionale, le persone stiano cominciando a rendersi conto veramente delle conseguenze a cui andremo incontro, non solo a livello sanitario ma anche economico. Personalmente sto cercando di rimanere il più positiva possibile, ma devo ammettere che è davvero difficile vedere da fuori il mio paese e la mia gente attraversare questo momento difficile.

Ti spaventa l'idea della quarantena?
Io come tanti altri ragazzi che vivono lontani da casa, ho sempre fatto del mio punto di forza le persone e cose che mi circondano. Ora, essendo costretta ad isolamento e solitudine, sinceramente sono un po’ spaventata. Più che l'idea della quarantena, la paura maggiore deriva dall'ignoto e dall'incertezza di quello che accadrà.

Riassumi questo periodo in un'immagine/evento che ti ha colpito.
I beni di prima necessità stanno cominciando a scarseggiare in quasi tutti i supermercati. Un evento che mi ha molto colpito è stato quando ho mostrato preoccupazione riguardo al problema: i miei amici non hanno esitato un secondo a dividere con me ciò di cui avevo bisogno. Questo gesto di condivisione riassume bene l'approccio positivo di cui parlavo prima.

Qual è la maggior differenza tra l'Italia e il paese in cui ti trovi rispetto al modo in cui stanno gestendo l'emergenza?
Qui la prassi, pur non essendo la situazione ancora così grave come in Italia, è stata quella di chiudere la maggior parte delle aziende e dei posti di lavoro, compreso il mio, adottando procedure di smart working. Questo aiuterà sicuramente a combattere la diffusione del virus e proteggere molte persone. In Italia, invece, soltanto ora molte grandi aziende stanno chiudendo, quando la situazione è già a un livello critico. Spero che con il passare dei giorni verranno prese in considerazione ancora più precauzioni, perché qua molti ragazzi continuano ad uscire, frequentare bar, club e ristoranti, ignorando del tutto i consigli che il governo sta cercando di diffondere.

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Flavia, studentessa, Murcia

Come stai vivendo questo periodo dall'estero, guardando l'Italia?
Siamo molto tesi, qui la situazione è indietro di circa 10 giorni rispetto all’Italia. Sicuramente la preoccupazione per i nostri familiari e amici non è poca, soprattutto perché ci sono persone che sottovalutano ancora la cosa e non prendono le dovute precauzioni.

Ti spaventa l'idea della quarantena?
Nella mia vita non ho mai visto delle misure così drastiche, la situazione non è da prendere alla leggera. Ho letto alcuni tweet o post di ragazzi cinesi che hanno affrontato la quarantena che mi hanno aiutata molto a immaginare come saranno le prossime settimane. Un consiglio importante che trovo mi stia servendo è: non bisogna assolutamente farsi prendere dal panico o stare 24/7 a guardare le notizie. Chiaro, informarsi è lecito, ma senza esagerare e rimuginare.

Qual è la maggior differenza tra l'Italia e il paese in cui ti trovi rispetto al modo in cui stanno gestendo l'emergenza?
Come ha fatto l’Italia con la Cina, nel primo periodo la situazione è stata ampiamente sottovalutata. Tuttora non sembra che tutti abbiano capito la gravità della situazione; la gente va in giro comunque nonostante le restrizioni (ovvero una quarantena obbligatoria come quella in Italia).

Se domani riaprissero le frontiere, torneresti in Italia con il primo volo, o no? Perché?
All’inizio la mia idea era quella di tornare in macchina, perché volevo aiutare la mia famiglia dato che siamo in una situazione tragica in Lombardia. Poi però ho cambiato idea e ho pensato che sarebbe stato un rischio in primis per le persone a cui voglio bene, poi per me. Essendo una malattia estremamente contagiosa l’unica cosa da fare è stare in casa il più possibile e isolarsi. Ovviamente mi farebbe tanto piacere vedere la mia famiglia, sarebbe almeno rassicurante vedere che stanno tutti bene, ma questa è come se fosse una guerra e i nostri soldati sono gli infermieri e i medici, non noi.

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Jessica, freelance, Berlino

Come stai vivendo questo periodo dall'estero, guardando l'Italia?
In questo momento di difficoltà mi sento indubbiamente fisicamente lontana dalla mia patria, dalla mia famiglia e dai miei amici più cari, ma mai come ora il mio cuore è lì, vicino più che mai al mio paese. Sono orgogliosa e fiera di essere italiana.

Ti spaventa l'idea della quarantena?
Più che la quarantena, che di fatto si tratterebbe di una condizione provvisoria, ciò che mi spaventa di più è l’idea che la quotidiana normalità a cui siamo abituati non ritorni a essere più la stessa.

Qual è la maggior differenza tra l'Italia e il paese in cui ti trovi rispetto al modo in cui stanno gestendo l'emergenza?
La mia impressione è che qui si sia data molta più libertà - in merito alle misure di precauzione da adottare - al singolo individuo, affidandogli la responsabilità delle proprie scelte basandosi sul proprio buon senso.

Credi che le misure prese dal paese in cui vivi siano sufficienti per garantire la maggior sicurezza possibile ai cittadini?
No, non lo credo, o almeno non finora. Negli ultimi giorni sono state prese delle misure più rigide ma tutto questo poteva essere anticipato di almeno una settimana. Nei supermercati si è fatta razzia di confezioni di carta igienica e beni primari, mascherine e disinfettanti irreperibili in pressoché tutte le farmacie, ma nessuno ha mai manifestato panico o preoccupazione.

Se domani riaprissero le frontiere, torneresti in Italia con il primo volo, o no? Perché?
No, sinceramente non credo fuggirei in maniera così istintiva perché non ne vedrei il senso, non domani perlomeno. Trattandosi di una pandemia non mi sentirei più al sicuro o più tutelata tornando in Italia, proprio perché siamo di fronte a una condizione di difficoltà a livello globale e le epidemie non conoscono confini geografici. Sicuramente non appena la situazione migliorerà tornerò dalla mia famiglia.

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Caterina, studentessa, Manchester

Come stai vivendo questo periodo dall'estero, guardando l'Italia?
Vedere quello che succede in Italia, senza avere idea di quello che ne sarà, è molto stressante. Per non parlare della distanza da amici e dalla famiglia. Purtroppo sono bloccata qui, senza sapere quando potrò rivedere tutte le persone che ho lasciato in Italia. E ovviamente questo non fa che aumentare una grande nostalgia di casa e una forte malinconia.

Cosa ne pensano i tuoi amici della situazione italiana? Ne avete parlato?
La situazione in Italia è decisamente percepita in modo diverso, ma comunque appena è aumentata la diffusione in Italia tutti hanno cominciato a farmi molte domande per capire la portata dell’evento. Ci sono le persone più informate che cominciano a preoccuparsi e a prendere la situazione sul serio, infatti sono quelle che si sono già messi in una specie di quarantena seguendo il consiglio della social distance. Anche le mie coinquiline sono preoccupate, tant’è che noi ci siamo già confinate spontaneamente in casa.

Hai sentito amici o conoscenti fare battute o commenti negativi sulla situazione italiana?
Il weekend scorso io e le mie coinquiline, una inglese e una polacca, abbiamo deciso di non andare a una festa in casa perché non ci sembrava il caso. Inutile dire la faccia delle persone quando dicevamo il motivo. Una serie di “ma non andate in panico è solo un’influenza”, “ci sono pochi casi qui, finché si può uscire godiamocela”… oltre che qualche battutina sul tenere le distanze perché italiana, già iniziate prima nei confronti dei cinesi, spacciata come se fosse in amicizia ma che nasconde un non poco velato razzismo e ignoranza.

Se domani riaprissero le frontiere, torneresti in Italia con il primo volo, o no? Perché?
Penso di sì, ma solo perché in tali circostanze si presumerebbe che tutto questo stia finendo. In ogni caso, non vedo l’ora che quel giorno arrivi.

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Giulia, studentessa, Utrecht

Ti spaventa l'idea della quarantena?
No, non mi spaventa assolutamente. Mi sono messa in quarantena volontaria per tutelare me stessa e gli altri, e soprattutto perché vedendo quello che il mio paese sta vivendo, mi sono sentita in obbligo di fare la mia parte.

Riassumete questo periodo in un'immagine/evento che vi ha colpito.
Forse sarà banale, ma i balli dai balconi, le canzoni, le risate e il nostro inno cantato a squarciagola in ogni città italiana. Mi hanno ricordato che può esistere un senso di comunità unico, che tutti ci ammirano.

Credi che le misure prese dal paese in cui vivi siano sufficienti per garantire la maggior sicurezza possibile ai cittadini?
Assolutamente no. Mi sono messa in quarantena volontaria, perché nessuno rispetta distanze di sicurezza, nessuno indossa nulla per coprire bocca e naso, e la cosa mi spaventa.

Se domani riaprissero le frontiere, torneresti in Italia con il primo volo, o no? Perché?
Quando tutto si sarà placato, e potrei non essere più un "problema" per i miei familiari, soprattutto i miei cari nonni. Il pensiero di dover prendere aerei, treni e poter essere contagiata anche senza rendermene conto mi ha fatto prendere la decisione di starmene qui in Olanda e vivermi la mia vita in quarantena.

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Andrea, fotografo, Londra

Come state vivendo questo periodo all estero, guardando l’Italia?
Sono un po’ preoccupato per mio padre. Lui fa il “lattaro”, ossia colui che consegna il latte ai supermercati, uno dei pochi mestieri che non si sono fermati in l’Italia in questo momento. Fa parte della cosiddetta "fascia a rischio", ma tuttavia è in strada a fare il suo dovere. Lui dice: “Io c’ho le spalle grosse e poi si nu o faccio io chi o fa?”

Vi spaventa l'idea della quarantena?
Io e la mia ragazza abitiamo con altre 20 persone in una warehouse a North London. Insieme ad alcuni dei miei coinquilini ci siamo messi in quarantena volontaria, per solidarietà con i paesi in quarantena, e per protesta contro il governo britannico, anche se qui in UK non eravamo ancora obbligati. Il problema principale della quarantena a Londra è che molti, non potendo più lavorare, non potranno assicurarsi del cibo e probabilmente non avranno nemmeno la possibilità di pagare l’affitto e le bollette. Per ora nessuno ha parlato di aiuti da parte del governo, tutto quello che si sa è che potranno essere stanziati £94 a settimana per le persone che hanno uno stipendio, ma non per i “self-employed”.

Hai sentito amici o conoscenti fare battute o commenti negativi sulla situazione italiana?
All’ inizio ce ne sono state, ho visto qualche meme sulle chat della casa. Poi quando la cosa è diventata più seria, anche la dimensione scherzosa si è ridimensionata. Ora siamo tutti sulla stessa barca, anzi le persone con un po’ più di giudizio stanno prendendo gli italiani come esempio da seguire.

Credi che le misure prese nel paese in cui vivi siano sufficienti per garantire la maggior sicurezza possibile?
Assolutamente no! Qui a Londra la gente si sente abbandonata e soggiogata dal governo e dai proprio connazionali. Per non contare il fatto che il Regno Unito è stato uno degli ultimi paesi ad esser contagiato, e che quindi avrebbe potuto anticipare le procedure per tenere i cittadini al sicuro.


Crediti

Testo di Carolina Davalli e Alexandre Zamboni

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