Fotografia di Amanda Charchian

Intervista ad Ariana Papademetropoulos, artista di Los Angeles in trasferta a Roma

Ariana ha deciso di trascorrere il periodo della pandemia a Roma, scoprendo un lato nascosto della città.

di Alessio de Navasques
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25 novembre 2020, 2:13pm

Fotografia di Amanda Charchian

In questi tempi di pandemia, Roma diventa un rifugio per artisti romantici, spiriti liberi e flâneur alla ricerca di spazi dove dilatare ed espandere i propri pensieri, esplorando rovine e giardini segreti, ninfei e templi dimenticati.

Una rilettura dell'antico con spirito disincantato e postmoderno, che ha portato una nuova comunità artistica internazionale a ripopolare la città eterna, luogo senza tempo in cui persino il peso dell'epidemia è relativo davanti al senso di bellezza e struggente decadenza.

Tra le accademie straniere, le collaborazioni con i brand romani di grande successo e le diverse gallerie, tanti sono gli artisti in transito e residenza nella città.

Abbiamo incontrato Ariana Papademetropoulos, iconica e sensuale artista di Los Angeles, nonché una dei protagonisti del Gucci Fest ideato da Alessandro Michele e Gus Van Sant, che ha deciso di passare due mesi in Italia e ha eletto Roma come meta di soggiorno.

Ci ha raccontato come questa sia la città dell'illusione del cinema e del barocco, che permette di evadere in altre dimensioni spirituali e creative, e come questo stia cambiando il suo percorso artistico. 

Intervista ad Ariana Papademetropoulos, iconica pittrice di LA e nuovo volto di Gucci
Ariana Papademetropoulos, Songs about Roses, 2020 © Ariana Papademetropoulos, Courtesy dell'artista e di Vito Schnabel Projects

Quando hai iniziato a fare arte?
Ho sempre fatto arte, penso che sia l’unica cosa in cui sono brava. Tutto è scattato dal senso di noia che provavo durante mia infanzia, quando rimanevo bloccata per mesi dai miei nonni, nella loro casa anni '50 con tappeti ovunque e carte da parati. Molti dei miei dipinti sono nati in quel periodo, ispirati dal bisogno di immaginare cose che non c'erano, di cogliere una sorta di bellezza negli interni domestici che mi circondavano, come se i mobili e gli oggetti fossero vivi. Per questo i miei dipinti sono grandi: per dare un’estensione ulteriore alla realtà.

Cosa ti ha portato a Roma proprio adesso, e cosa ti ci ha fatto rimanere?
Due mesi fa ho incontrato Alessandro Michele per il progetto del lancio della nuova collezione di Gucci, la mini-serie in 7 episodi Overture of Something that Never Ended co-diretta da lui e Gus Van Sant e girata a Roma. Io compaio nell’episodio 5, The Neighbours. Nella serie è stato ricreato il mio studio, rivestito di un’aura magica, con una meravigliosa altalena decorata di ghirlande. Una sorta di versione Disneyland di me che dipingo a Roma. Successivamente ho deciso di rimanere qui perché attratta dalla bellezza della città.

Com'è cambiata la tua vita in una città diversa da quella in cui risiedi, e per di più durante una pandemia?
La pandemia rende tutto diverso e complesso, anche la cosa più banale come uscire a prendere un drink con un amico. Ma sai, vedere Roma in questo momento è così poetico. È una benedizione essere qui adesso, sembra di essere negli anni '70 e non ci sono turisti. Mi sento come se stessi vivendo in un film.

Intervista ad Ariana Papademetropoulos, iconica pittrice di LA e nuovo volto di Gucci
Ariana Papademetropoulos, The Scarlet Woman, 2020 © Ariana Papademetropoulos_ Courtesy dell'artista e di Vito Schnabel Projects

Questa esperienza sta influenzando il tuo lavoro?
Certamente, è questo il motivo per cui ho scelto di restare. Sto lavorando a un progetto sui ninfei, sulle grotte artificiali e sulla loro storia architettonica. Le grotte naturali sono state sempre parte del mio lavoro, così ora ho deciso di esplorare quelle artificiali, alcune sono antichissime, risalgono persino a 4000 anni fa, ma sono state scoperte solo dal XVI secolo. Sono posti della città rimasti segreti.

La grotta è un simbolo potente e filosofico. Che significato ha per te?
In psicologia la grotta rappresenta il grembo materno, naturale. Le grotte artificiali e i ninfei, però, sono anche opere architettoniche, dunque al significato psicologico si aggiunge quello strutturale. Sono degli archetipi iscritti nel nostro DNA, basti pensare che anche nella villa di Playboy ce n’è uno. È un elemento simbolico che ha attraversato la storia fino a noi.

Il tuo lavoro è surreale, intriso di elementi magici e simbolici, ma anche di riferimenti classici, mitologici. Che relazione c'è tra questi elementi nel tuo processo creativo?
Il mio lavoro parte da un’intuizione suscitata da qualcosa da cui sono attratta, che poi vado ad approfondire con una ricerca teorica. I miei riferimenti sono sempre archetipici, e ritrovare a Roma gli stessi simboli del passato che utilizzo nei miei dipinti crea una connessione tra il mio lavoro e la storia dell’arte che mi fa capire veramente il valore di ciò che sto facendo. Trovarmi qui mi permette di comprendere più profondamente i simboli e la mitologia, e le loro connessioni. Venendo da una scuola di arte concettuale, non ho mai frequentato lezioni di pittura e non sono mai stata incoraggiata a dipingere in modo classico, per questo sto imparando tanto ora, stando qui, e riesco a spiegarmi il perché di certe cose a cui sono sempre stata naturalmente portata. Sono qui per insegnare a me stessa.

Intervista ad Ariana Papademetropoulos, iconica pittrice di LA e nuovo volto di Gucci
Ariana Papademetropoulos, The Daughter of Lucy, 2019 © Ariana Papademetropoulos_ Courtesy dell'artista e di Soft Opening

E i fiori, che significato hanno nelle tue opere?
In questo periodo di pandemia ci stiamo riconnettendo con la natura, e penso che sia questo il motivo per cui le persone sono così attratte da opere come le mie, ad alcune piace persino credere che abbiano davvero un'anima. In un certo modo, è una sorta di iconografia religiosa, rimanda a quei dipinti con le Madonne che piangono, è quasi un simbolo di preghiera.

Potrebbero essere anche un simbolo che racconta di te?
Sì, fiori e conchiglie sono immagini strettamente legate alla sfera femminile; sono cose belle e preziose, e possono essere anche fragili. Rappresentano una bellezza fugace e triste.

Fiori, bolle, interni domestici… Che tipo di riflessione sull'universo femminile vuoi affrontare con le tue opere?
Si tratta di oggetti intrappolati lì, nei miei dipinti, femminilizzati. Ho provato a mascolinizzarli, ma non ha funzionato. Non era la cosa giusta.

Intervista ad Ariana Papademetropoulos, iconica pittrice di LA e nuovo volto di Gucci
Ariana Papadememtropoulos, fotografia di Alia Penner

Lavori su serie, come se i tuoi dipinti fossero differenti capitoli di un’unica storia, che puoi leggere tutti insieme. Come mai?
Quello che faccio è creare un ambiente: i dipinti più grandi sono parti costitutive di quell’ambiente, i dipinti più piccoli sono reliquie, quello che resta di quello spazio. Per cui sì, sono tutti parte di un’unica storia, anche quando sono quadri diversi di serie diverse. È come se fossero degli oggetti presi dal mondo che ho creato.

In questi mesi hai anche esposto a New York da Vito Schnabel Projects, com'è nata?
Il titolo del progetto è Unwave a Rainbow. Ci sono i dipinti della serie delle bolle e un grande arcobaleno in caucciù modulare, ispirato a Superstudio. Il tema della mostra è la dicotomia scienza-spiritualità: sarà anche a causa della pandemia, ma mi sembra che negli ultimi anni si sia innescato un dibattito continuo tra scienza e aspetti cosmici, i due poli tra cui oscilliamo.

In che modo la spiritualità fa parte della tua vita?
Cerco di cogliere i segni in ogni cosa che mi succede. Un segno può semplicemente essere qualcosa che ti spinge ad andare da questa parte o da un’altra. Ora che sono a Roma lascio che le cose della mia vita prendano il verso che devono prendere, imparando le cose che sto imparando, incontrando le persone che incontro. Siamo costretti a rimanere a casa, ma io non ho mai viaggiato così tanto nella mia vita.

Intervista ad Ariana Papademetropoulos, iconica pittrice di LA e nuovo volto di Gucci
Ariana Papademetropoulos, Keira, 2020 ©Ariana Papademetropoulos, Courtesy dell'artista e di Vito Schnabel Projects

Sei  in qualche modo parte delle tue opere d’arte: c’è un lato performativo, di interazione, tra te e l’azione di dipingere?
Ho sempre considerato me stessa una pittrice, ma non mi sono mai considerata una performing artist. Sarà forse perché sono cresciuta a Los Angeles, in un mondo basato sulle illusioni, sarà per la mia ossessione per Jayne Mansfield, per le persone che interpretano dei personaggi. Qualsiasi cosa a LA, anche la mia casa, è come un set.

Quindi l’illusione è parte del tuo mondo
Illusione e delusione.

Che cosa significa?
Sono interessata all’opposizione tra realtà e fantasia. Vedo i miei dipinti come qualcosa di quotidiano che si trasforma in qualcosa di cosmico. Roma è la città delle dimensioni stratificate, dei portali. Tutti gli ingressi qui ti aprono un altro mondo: cammini per la strada, vedi un portone aperto, ti affacci e scopri una fontana e poi una scalinata; è tutta una questione di ingressi e prospettive. Entri in una chiesa, guardi il soffitto e si apre il cielo. L’arte per me deve portarti oltre la percezione di cosa sia reale e cosa no.

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Ariana Papademetropoulos fotografata da Paige Powell durante le riprese di "Overture of Something that Never Ended"
Intervista ad Ariana Papademetropoulos, iconica pittrice di LA e nuovo volto di Gucci
Ariana Papademetropoulos,Echos of Nature Boy, 2019 ©Ariana Papademetropoulos, Courtesy dell'artista e di The Breeder Gallery
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Ariana Papademetropoulos fotografata da Gus Van Sant durante le riprese di "Overture of Something that Never Ended"

Crediti

Testo di Alessio de Navasques
​Fotografia di Amanda Charchian​

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