Pubblicità

"us" non fa paura, ma ti fotte comunque la testa

Dopo il mega esordio con "Get Out" Jordan Peele torna al cinema. Qui vi spieghiamo perché il suo nuovo horror va visto assolutamente.

di Amanda Margiaria
|
01 aprile 2019, 4:00am

Immagine via Instagram

Qualche anno fa, per un esame universitario ho letto Il Golem (1915) di Gustav Meyrink. È un romanzo onirico, metafisico per certi versi, in cui, dopo uno scambio di cappelli, un uomo vive per un giorno nei ricordi di uno sconosciuto. Sullo sfondo della vicenda si staglia minacciosa la figura del Golem, creatura un po' vivente e un po' no modellata con la creta a somiglianza dell’essere umano, ma che mantiene comunque una sua sottile alterità. Proprio tale sottile alterità è ciò che rende il Golem così temibile e pauroso. Ci assomiglia, ma non del tutto. È come noi, eppure percepiamo che è anche figlio di un mondo parallelo. La sensazione che si prova di fronte al Golem si chiama perturbamento, ed è stata teorizzata per la prima volta da Sigmund Freud nel saggio Das Unheimliche nel 1919, pubblicato quattro anni dopo il romanzo di Meyrink.

Perché vi sto raccontando tutto questo? Perché sono piuttosto convinta che anche Jordan Peele abbia letto Il Golem e Das Unheimliche prima di scrivere la sceneggiatura del suo secondo horror, Us - Noi, che in Italia esce al cinema il 4 aprile. La trama è presto spiegata: durante le vacanze, una famiglia si trova a doversi difendere da mostri che sono repliche di loro stessi. Sono quasi una copia dei Wilson, sia esteticamente che caratterialmente, ma non appena si presentano sul vialetto della casa per la villeggiatura capiamo che sono mostri che tenteranno in tutti i modi di uccidere le loro controparti (arma preferita per farlo: forbici piuttosto affilate).

Servendoci di un’altra espressione tedesca, possiamo definire questi mostri come Doppelgänger, cioè rappresentazione concreta della metafora del doppio e, guarda un po’, il doppio è uno degli otto elementi individuati da Freud come perturbanti. Come scrive Francesca Rigotti su Doppio Zero, "Unheimlich, cioè il perturbante, è propriamente ciò che inserito in un testo estetico instilla una inspiegabile ansia, un disagio, una dissonanza cognitiva che monta fino a snervarci.” Ecco, io non saprei spiegare meglio cosa succede guardando Us - Noi, ma vale comunque la pena provare ad analizzarlo.

Ah, di qui in poi iniziano gli spoiler, quindi fate voi.

Se volessimo usare un linguaggio più vicino al 2019 e meno arcaico, potremmo dire che Us - Noi non fa paura nel senso canonico del termine, ma ti fotte comunque la testa. Il miglior esempio per spiegare questo meccanismo Peele ce lo fornisce negli ultimi minuti che precedono i titoli di coda, quando Adelaide Wilson—madre dell'allegra famigliola e protagonista assoluta del film interpretata da una superba Lupita Nyong’o—intrattiene una macabra danza della morte con il suo alter-ego. La sequenza viene mostrata dai punti di vista di entrambe, ai quali si inframezzano i ricordi d’infanzia di tutt'e due le donne. I livelli di visione totali sono quindi quattro, di cui la metà non “fa minimamente paura”, eppure il risultato finale ipnotizza lo spettatore, lo trascina in una zona che di razionale ha poco o nulla e lo lascia lì, a sguazzare in sensazioni di rado sperimentate prima.

In Us - Noi i tropi tipici del genere horror sono ben presenti, e in gran quantità. Troviamo infatti un luna park—luogo in cui tutta la vicenda ha inizio e che esploriamo attraverso gli occhi dell’Adelaide bambina—, ma anche il classico schema del predatore che rincorre instancabilmente la preda. E poi l’oscurità, la separazione dei personaggi, la numerologia ricorrente, i barboni veggenti e una colonna sonora disturbante, giusto per citarne alcuni. Tuttavia, anche se sono presenti, questi tropi rimangono sullo sfondo, non vengono mai posizionati al centro dell’azione, che vive invece di risorse nuove. Una su tutte, la stratificazione concettuale.

In definitiva, Us - Noi può essere letto in mille modi diversi, su mille piani diversi, facendo riferimento a mille parametri diversi. Nella scena finale—QUI C’È UNO SPOILER GROSSO QUINDI NON PROSEGUITE SE NON VOLETE ROVINARVI IL FILM—scopriamo ad esempio che l’Adelaide mostro, in realtà, ha sostituito l’Adelaide non-mostro quando le due si sono incontrate durante l’infanzia. In questo specifico punto, il rimando alla salute mentale è immediato. Proprio come Adelaide dimentica chi è, elimina parte dei suoi ricordi e cancella il trauma ricostruendosi una nuova identità, tutti noi ci perdiamo nei meandri della nostra mente di quando in quando, abbandonandoci agli abissi dell’inconscio e dimenticando chi siamo, a volte addirittura arrivando a convincerci di essere qualcun altro di molto, molto simile a noi, ma con meno difetti.

Elemento ricorrente e fortemente simbolico in Us - Noi è il coniglio, sia intrappolato in gabbia che libero di scorrazzare per l’infinito dedalo di corridoi sotterranei in cui i doppi vivono. Mansueto, silenzioso, eppure per qualche motivo straniante, il coniglio è un tropo che mi ha fatto tornare in mente un altro ottimo film uscito ultimamente, La Favorita di Yorgos Lanthimos. In questo ultimo caso, l’animale rappresenta metaforicamente la totale impotenza della protagonista nell’influenzare il corso degli eventi; nella pellicola di Peele, invece, il coniglio mette a disagio lo spettatore, ma non incarna mai uno snodo tematico preciso, rimanendo indefinito e indefinibile, e proprio per questo ancor più disturbante.

Anche la critica sociale è ben presente, perché Peele non ha paura di dirci che i nostri peggiori nemici siamo noi stessi, che la divisione tra “noi” e “loro” è qualcosa di totalmente arbitrario, mutevole e fallace a seconda dalla prospettiva da cui si analizza un dato fenomeno. È se è vero che in Us - Noi non si parla mai esplicitamente di politica, d'altra parte il muro umano formato dai mostri antropomorfi che compare a più riprese nella pellicola non può non ricordare un altro muro, altrettanto terrificante ma tristemente più reale.

Sviscerare ogni livello su cui Peele lavora è impossibile, e uscendo dalla sala sono rimasta con un’unica certezza: forse i recensori avevano ragione, Us - Noi non raggiunge le incredibili vette creative di Get Out, ma ti incasina completamente il cervello in un modo che il precedente lavoro di Peele non riusciva a fare. Ed è esattamente questo che voglio da un horror.

Segui i-D su Instagram e Facebook

Altro horror che abbiamo visto ultimamente, o che almeno sulla carta avrebbe dovuto essere un horror:

Crediti


Testo di Amanda Margiaria
Immagine via Instagram