I want your Love, Richard Renaldi

trent'anni di foto per raccontare amore, sesso e imbarazzi

Richard Renaldi usa la fotografia come mezzo per esplorare le relazioni sentimentali e trasformare l'esperienza del singolo in verità universali.

di Amanda Margiaria
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04 febbraio 2019, 3:01pm

I want your Love, Richard Renaldi

Richard Renaldi è un fotografo americano conosciuto per i suoi (auto)ritratti. Nato nel 1968 a Chicago, Renaldi indaga da oltre trent'anni il tema delle relazioni umane, declinandolo poi in mille versioni diverse. Intimità, amore, comunicazione non verbale, imbarazzo, scorrere del tempo, contatto fisico, lontananza, emozioni: questi sono i punti fermi della sua pratica artistica, che si traducono in immagini dalla forte impalcatura narrativa. Immagini che raccontano una storia tutta da studiare e in cui perdersi.

Esplicativa in questo senso la serie (diventata poi nel 2018 un libro fotografico) I want your love, in cui il fotografo riflette sulla sua stessa vita attraverso le fotografie scattate negli ultimi trent'anni a se stesso e alle persone che lo circondano. Si tratta di scatti intimi, dove al posto di una forte componente visiva sensazionalistica troviamo una delicatezza nello sguardo di chi ha in mano la macchina fotografica, preoccupato più di raccontare qualcosa che colpire passivamente l'osservatore.

Le opere di I want your love sono oggi confluite, insieme a una selezione multimediale che attinge all'archivio trentennale dell'artista, in una nuova monografica che ha aperto pochi giorni fa a Bologna. Si chiama On love and other matters, titolo quanto mai appropriato, e per l'occasione abbiamo chiesto alla sua curatrice, Laura De Marco, di accompagnarci in una visita virtuale della mostra.

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Hotel Room Portraits, Richard Renaldi

Come è nata l’idea di questa mostra?
On love and other matters è nata perché volevamo portare anche Bologna, nella cornice di Art Fiera, la mostra di Richard Renaldi che ho curato per il festival SI FEST. Si chiamava I want your love, dal titolo dell’ultimo lavoro di Renaldi ed era stata prodotta appositamente per la rassegna, non era mai stata mostrata altrove.

Per evitare di riproporre lo stesso contenuto, ho chiesto a Richard se fosse possibile ragionare insieme sull’inserire anche altri lavori all'interno della monografica bolognese. Lui mi ha fatto diverse proposte, e in breve si è delineata la possibilità di lavorare in maniera più ampia a una serie di tematiche care a Richard dall’inizio della sua carriera.

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Pier 45, Richard Renaldi

Quali sono le altre serie fotografiche che avete deciso di unire a I Want Your Love?
Sono quattro, tutte inedite: 2, Untilted work, Pier 45 e Hotel Room Portraits. La scelta è ricaduta su di loro perché consentivano di mantenere una coesione di tematiche lungo tutta la carriera di Richard. Le immagini di I want your love costituiscono l’ossatura della mostra con quarantuno fotografie esposte, più diverso materiale dall’archivio personale del fotografo.

Si tratta in sostanza dell’autobiografia visiva e scritta di Renaldi, un’opera la cui importanza sta anche nel coraggio con cui affronta i meandri più reconditi dell'esperienza umana, come il rapporto con l’omosessualità, il tema della famiglia, le relazioni con i partner di una vita, la scoperta della sieropositività e il conflitto con il proprio corpo.

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Hotel Room Portraits, Richard Renaldi

E le altre serie invece?
Gli altri lavori in mostra sono tutti esposti in forma di contenuto multimediale e scavano nella pratica artistica di Renaldi a partire dagli esordi: il 1989 è l’anno di 2, progetto realizzato durante il quarto anno di liceo e incentrato sulla scoperta del corpo di giovani uomini e donne. Untitled Work, progetto realizzato con il compagno di allora Eric Zechman, risale invece al 1991 e guarda alle relazioni in maniera sperimentale. Pier 45 è una serie di fotografie e interviste realizzate tra il 1993 e il 2010 lungo il famoso molo newyorchese, noto anche come Christoper Street Pier, meta e simbolo della comunità LGBT di NYC dagli anni '70 a oggi.

Infine, Hotel Room Portraits è una serie che Renaldi realizza a partire dal 1999, tuttora in corso, in collaborazione con il suo partner di una vita Seth Boyd. Ambientato in almeno quattro continenti, il progetto è una ricognizione di diciannove anni di viaggi e racconta quella che a tutti gli effetti è diventata anche una coppia artistica. Una documentazione seriale, attraverso una serie di ritratti ambientati nelle camere d’albergo che hanno ospitato i soggiorni del duo, che riflette sul tempo, sulla durata di una relazione, e anche sugli aspetti culturali e sociali che demarcano le architetture e i contesti di tutti i posti in cui Renaldi e Boyd si sono fotografati.

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I want your love, Richard Renaldi

In che modo queste serie fotografiche, anche molto diverse tra loro, riescono a interagire ed entrare in contatto le une con le altre?
Da questo insieme di lavori eterogenei per forma e stile, emerge un artista che nel corso di tutta la sua carriera si è interrogato sui rapporti umani, sulle trasformazioni che subiscono nel tempo, sull’identità di genere e, soprattutto, sull’amore nel suo senso più ampio.

Da qui il titolo della mostra, che ho ideato per sottolineare questa ampiezza di sguardo ma al tempo stesso questa estrema coerenza di un corpo di lavoro che parte dall’amore e arriva all’amore, passando per tutte quelle altre questioni ad esso strettamente connesse: la consapevolezza di se stessi, le relazioni, il passare del tempo, i rapporti tra i generi.

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I want your love, Richard Renaldi

Cosa ti ha colpita in prima battuta della fotografia di questo artista?
Seguo il lavoro di Renaldi da diversi anni, avendo una formazione fotografica molto legata agli artisti americani. Poi un paio di anni fa l’ho invitato collaborare al progetto formativo oltreoceano di Spazio Labo’, il Photo Workshop New York. All’epoca stava lavorando al suo ultimo progetto, ne abbiamo parlato a lungo e ho trovato coraggiosa la necessità, arrivato a cinquant’anni, di guardarsi indietro attraverso l’archivio sterminato di fotografie scattate dall'adolescenza in poi.

Renaldi è un autore apprezzato per la qualità formale del suo lavoro e per la coerenza, non solo stilistica, ma anche di pensiero, che caratterizza tutta la sua carriera. Quest’ultimo lavoro sembrava apparentemente diverso, almeno nella forma, ma in realtà è finito per rivelare solo una grande libertà di azione - nel cambiamento di stile, nello sguardo rivolto verso la propria intimità piuttosto che verso soggetti estranei - e tutto il profondo amore verso il mezzo fotografico che Renaldi evidentemente si porta dietro da sempre.

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Pier 45, Richard Renaldi

Cosa speri che i visitatori porteranno a casa con loro dopo aver visto On love and other matters?
Quando guardiamo le immagini e leggiamo i testi di I want your love non siamo solo di fronte alla vita personale di Renaldi, ma partecipiamo con lui a vicende che appartengono a ogni individuo, a emozioni che abbiamo vissuto e che possiamo rivivere. Forse uno dei principali messaggi che veicola il lavoro riguarda proprio il coraggio di guardare indietro al tempo che è passato, alla parte di vita che è già stata. Ma anche di farlo non tanto con occhio nostalgico, ma con la profonda consapevolezza che ciò che siamo oggi è frutto di tutte quelle porzioni di noi che non tornano più, ma che in realtà portiamo sempre con noi.

È sicuramente una mostra molto emotiva, ma è anche una mostra politica, che parla della difficoltà di non sentirsi conformi alle indicazioni impartite dalla società per condurre vite accettabili e accettate, di diritti basilari all’esistenza e di possibilità di farsi strada nonostante le difficoltà che si pongono lungo il cammino.

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I want your love, Richard Renaldi

Come è stato raccontare attraverso le immagini della vita di un’altra persona esperienze che, nel bene e nel male, tutti viviamo? Perché credo sia questo ciò che fa On love and other matters, esatto?
Sì, indubbiamente parla della vita i tutti noi attraverso la vita di una singola persona. Ognuno ha un percorso specifico e diverso, ma alcune questioni restano universali e superano barriere sociali, culturali e storiche, perché appartengono in maniera più ampia all’appartenenze al genere umano che ci accomuna tutti.

Lavorare con i progetti di Renaldi inclusi in On Love and other matters è stata un’esperienza intensa e faticosa ma estremamente soddisfacente, perché una volta superato il senso di responsabilità che nasce dall'avere a che fare con un materiale così intimo, è prevalsa la libertà di interpretazione e utilizzo. In fondo Renaldi ha dato vita al suo corpo di lavoro proprio per condividerlo con il pubblico e innescare con esso un dialogo e la possibilità di un confronto.

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Pier 45, Richard Renaldi
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Pier 45, Richard Renaldi
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I want your love, Richard Renaldi
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I want your love, Richard Renaldi
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I want your love, Richard Renaldi

La mostra "On love and other matters" è visitabile a Bologna presso lo Spazio Labo dal 24 gennaio al 15 marzo 2019. Tutte le informazioni le trovate qui.

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Crediti


Testo di Amanda Margiaria
Immagini su gentile concessione di Spazio Labo