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yolanda zobel x courrèges: il futuro era ieri

È il direttore artistico della storica maison e quando la incontriamo ci dice che "il futuro è dietro di noi." Poi ci ha spiegato come riesce a trasformare questa idea in abiti.

di Matilde Cerruti Quara
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25 febbraio 2019, 11:37am

Fotografia di Marcelo Alcaide

Da dove arrivano le sue boilersuit strette in vita a coulisse, i suoi body avvolgenti? Dove li ha trovati? Tra le ragnatele luccicanti nella nebbia, lungo le sponde del lago di Costanza. Nei guardaroba di Nina Hagen e delle donne di Ulrike Ottinger. E le tonalità delle stoffe, le stampe a fiori? Nelle stradine di Tangeri. Al mercato di Maybachufer a Berlino. Esplorando lo Zeitgeist e l’archivio del signor Courrèges. Sono contemporanei e sono ancestrali. Sono vita vissuta da vivere.

Secondo Yolanda Zobel, direttore artistico di Courrèges, "il futuro è dietro di noi," e ha ragione. Quello che è passato è ciò che rimane da osservare, quello che sta per succedere presto se ne sarà andato. Andatosene sì, ma per restare, per essere dedotto attraverso atti, fatti e compiuti. Per enfatizzare, registrare e mettere in evidenza la differenza che esiste, tra progresso e passaggio del tempo. Quello di cui abbiamo bisogno sopravvive nella sfera più ampia della nostra coscienza collettiva: un bacino di perpetua ispirazione a cui Zobel continua ad attingere, per dedicarsi a ciò che è rilevante, nuove fini, nuovi inizi.

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Zobel non ha mai fatto niente per coolness: "Faccio quello che faccio spinta da un’esigenza vitale, cos’altro si dovrebbe fare altrimenti?" Sicuramente, non si sarebbe mai immaginata di fare Courrèges, e una volta ritrovatasi con la responsabilità di gestire l’eredità della maison, così come la sua di "essere umano di origine femminile che ha passato gli ultimi vent’anni a lavorare nella moda," ha continuato ad operare con quello che meglio sa fare. Guardandosi intorno, coinvolgendo le sue muse, inventando radicali ricette di sopravvivenza, lavorando in intimità, immaginandosi nuove collaborazioni, espandendo la sua creatività. In termini pratici, questo approccio ha sinora coinvolto scambi e contribuzioni da e con Marcelo Alcaide, Diplomates (Matthieu Prat), Christophe Hamaide-Pierson (AVAF), Isabel Lewis, Eleonora Meoni, Babak Radboy, Vanessa Reid… E presto altri.

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Seduta al bar a Milano con il suo Creative Producer at Large Marcelo Alcaide (che a sua volta si muove agevolmente tra moda, arte, bellezza e vita notturna), Zobel indossa orecchini disegnati da suo padre, incastonati di pietre che ricordano l’occhio di tigre—una roccia metamorfica dal colore cangiante, dorato e rosso-marrone, di una lucentezza setosa. Lucida come il PVC di Courrèges, con la sua brillantezza, allure e sexiness. Ricordo una volta di avere letto che tra le caratteristiche distintive di Marlene Dietrich ci fossero la sua schietta sensualità e ardente intelligenza: tratti che, forse anche attraverso un’insolita somiglianza fisica, potrebbero accompagnarsi bene con Yolanda. Protetta da strati di vestiti, avvolta da una felpa e da un montone oversize, le lunghe gambe fasciate da un paio di pantaloni neri, la designer evoca un immaginario fantastico di creatura a cavallo tra sfinge, bellezza ribelle del liceo e un’icona di eleganza signorile e sfacciata. L’apparente fragilità del suo corpo longilineo è decisamente sorpassata dalla sua spiccata energia, forte e convincente. Il suo viso è affilato, gli occhi felini, inquisitori ed espressivi. Emana un senso di sicurezza, di serietà ed ironia, tra il rigore della lavoratrice e il rilascio della forza creativa.

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Prima di Courrèges, il cammino di vita di Zobel l’ha portata attraverso Berlino, Milano e Parigi, tra teatro, artisti, ballerini e poeti della vita quotidiana. Ha disegnato dietro le quinte per Armani, Chloè, Jil Sander e Acne Studios. Toccando New York e Los Angeles, il Kenya e l’India nei suoi tanti viaggi. "Mi piace l’idea di poter impacchettare tutto in due borsoni e partire, non ho mai avuto questa percezione di 'casa', la casa è ovunque tu vada."

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Allo stesso modo, i suoi abiti Courrèges sono übercool ma anti-glamour, ispirati da un senso di destrezza naturale e sviluppati all’intersezione in cui una stravagante domesticità incontra l’energia fluida delle subculture, mescolando con naturalezza capi maschili e femminili. I suoi design sembrano fatti per ispirare e accompagnare una nuova generazione di divinità, distintivi spiriti liberi, raffinate creature di strada che vivono la notte adottando un codice di abbigliamento pratico e contemporaneo, e incarnando una sola possibile contemporaneità: quella dell’assolutezza come atto di coraggio, da indossare con intenzione. Tale formula Zobel X Courrèges, fatta di ironia, creatività e stile naturale, in fondo ci è vicina. "La donna che va a fare la spesa in total look (da un recente servizio diretto da Babak Radboy) è un simbolo di tutto questo. È favolosa, iconica, con questi pantaloni trasparenti, il crop top e in mano un bicchiere di champagne, eppure al tempo stesso se ne sta uscendo nel mondo reale, con noncuranza, si infila un paio di ballerine e va al supermercato, scende dal suo olimpo e vive la 'normalità.'" È una di noi.

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Zobel usa la moda come mezzo e processo collaborativo per rendere omaggio, piuttosto che limitarsi a riverberare una formula già rodata. Viviamo tempi difficili, di caos sociale, politico ed economico, e ciò richiede caotica bellezza, libertà ed emancipazione. Come immagino che lei potrebbe dire "ancora e ancora." Il suo approccio segue un contemporaneo, radicale e intimo riconoscimento al visionarismo della Space Age di André Courrèges, oltre ad essere un atto di fedeltà, responsabilizzazione e consapevolezza rispetto a quanto è rilevante oggigiorno, e sulla "la fine del futurismo." Zobel disegna un ponte tra il passato e il presente che fu. Eppure non vi è traccia di nostalgia. Ispirando e traendo ispirazione, disegnando le linee guida distintive per gli esseri umani leggendari e politicamente attivi che abitano il nostro futuro-presente-passato, Yolanda rianima tanto la notte quanto il giorno, i riflettori del palcoscenico, i costumi, la poesia della luce e, in maniera dominante, di nuovo la natura. Le sinuose curve delle corna degli gnu incontrati in Africa, sensuali come i corpi femminili su cui lavora, pericolose come qualcuno dalla forza inaspettata. Tutti questi elementi coesistono, fluendo attraverso le impalpabili linee disegnate da Zobel che avvolgono i corpi con nuove, potenti energie. Se la fine della plastica è stato il suo primo appello sull’essere presenti, su senso di dovere e integrità artistica, non vediamo l'ora di vedere cosa verrà dopo.

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"È formidabile che ad oggi tutto questo stia veramente iniziando a muoversi, che le persone pensino ai problemi ambientali, realizzino che la plastica è insostenibile e si indirizzino verso un approccio più consapevole. Credo sia okay se la gente comincia a pensarlo come qualcosa di cool da fare, così il cambiamento potrà arrivare più velocemente. Dobbiamo agire, ciascuno di noi deve agire così che tutti ne capiscano l’importanza!"—si illumina, muovendo le mani con convinzione. Visionaria dal profondo senso pratico, quando un anno fa (circa un anno prima della sua imminente seconda sfilata, questo 27 febbraio a Parigi), Zobel ha preso la direzione della maison francese nata durante la storica go go era, ha chiesto a Christina Ahlers—amministratore delegato della compagnia, di "eliminare completamente la plastica dal nostro quartier generale. Abbiamo fatto togliere il distributore d’acqua automatico e installato filtri depuratori su tutti i rubinetti. Tutti hanno adottato velocemente la nuova risoluzione e hanno smesso di portare bottigliette di plastica in ufficio. Tutti ne sono stati felici. Anche questo è parte del nostro compito e delle nostre responsabilità."

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Dopotutto "Monsieur Andrè Courrèges era un uomo pragmatico." La sua innovazione incorporò pienamente quest’idea di praticità e accessibilità, preservando al tempo stesso la sensualità della donna e incoraggiandone l’emancipazione. Attraverso nuovi materiali tradizionalmente associati al settore sportivo o ingegneristico, come il vinile, Courrèges e la sua compagna Coqueline trasformarono abiti sportivi in quotidiana straordinarietà per fare, anche, la spesa. Disegnarono tutine, pantaloni, minigonne, elmetti spaziali e occhiali dagli ammiccamenti alieni. Quello che al tempo non si era mai visto nella moda, ora sta succedendo, ancora, e ancora una volta. Spazio, luce, luci, volumi, energie, una meditazione e mediazione su istanti e impulsi. E così accade che ricoprire la pelle di tessuto senza comprometterne la seduzione diventa parte della missione. I colori di un’esistenza sperimentata in molteplici sfumature emergono attraverso calze e maglieria di nylon, luci al neon, qualche pallido riflesso di tramonti e albe, le rocce, il deserto, il rosa, il verde, il celeste. Occhi contornati di nero, lacci che attraversano le linee del corpo, le sagome regali delle dee Tridevi Kali (il tempo, la creazione, la distruzione ed il potere), Saraswati (la conoscenza, la saggezza e l’apprendimento) e Lakshmi (la bellezza, fioritura e prosperità) sono reincarnate per una generazione senza genere con il bisogno di una definitiva dichiarazione di appartenenza. Perché i demoni sono anche spiriti di meraviglia.

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La prossima tappa quando parliamo è "Los Angeles, dove (con Marcelo, il cui etereo reportage di Yolanda accompagna questo pezzo) passeremo del tempo di assestamento, per distanziarci da tutto il lavoro fatto sinora e osservarlo con il giusto distacco, decidere le prossime mosse, trovare ispirazione. Dopo di nuovo a Parigi, dove mi rinchiuderò in studio per tre giorni a lavorare sui tessuti per la prossima collezione. E poi, si va in scena…"

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Crediti


Testo di Matilde Cerruti Quara
Fotografia di Marcelo Alcaide