il tempo è una cosa pretziada

Ivano Atzori (ex Dumbo) e Kyre Chenven vivono in Sardegna e tornano solo per brevi vacanze in città. Sono pretziada.com, riscoprono la bellezza nascosta e di qualità della terra locale, costruiscono e-commerce, nuovi headquarter e connessioni tra...

di Eloisa Reverie Vezzosi
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26 novembre 2015, 11:25am

Siamo soliti farci divorare dalla città. Siamo abitanti passivi. Nasciamo, cresciamo e invecchiamo lasciandoci inevitabilmente avvolgere dal frenetico grigiore urbano e, senza neanche rendercende conto, ne diventiamo schiavi. Possiamo illuderci che così non sia... Ma essere attivi non significa intrinsecamente aver cambiato il collettivo senso di marcia. Oppure sì? E proprio quando tutto diventa monotona abitudine, arriva l'eccezione che conferma la regola e che insieme è portratrice della cura. 

Se vi dico "Dumbo", cosa vi viene in mente? Cinque lettere che ricordano un film e "chi non lo ama?", affermava Ivano Atzori, celebre artista, writer e provocatore, alla moglie Kyre Chenven in un libro-intervista del 2013. "Ero un ragazzino, ma già ambizioso e mi sono detto: 'devo trovare qualcosa che tutti possano capire e amare con estrema facilità'." È passato qualche anno e le cose sono cambiate. Oggi Ivano e Kyre sono pretziada.com, non vivono più né a Milano né a New York o in nessun'altra metropoli, abitano in Sardegna e hanno creato un loro personale tempo fatto di moda, design, luce solare, energia artificiale, viaggi in città e vite in campagna... tutto nelle giuste dosi. Perché Ivano l'arte non l'ha mai abbandonata ed è rimasta "l'unica costante" della sua "vita irrequieta", insieme alla famiglia e alla determinazione di rendere visibile la bellezza nascosta e mai messa sotto i riflettori. Hanno dato vita a un network di connessioni, servendosi della loro esperienza e know how, teso a tutelare e valorizzare gli artigiani locali, farli dialogare con designer e farli conoscere in tutto il mondo. "Vogliamo esaltare tutto ciò che solitamente viene visto come un limite. Perché il modo migliore di far conoscere il territorio che portarlo fuori dal suo stesso confine."
Ho avuto il piacere di intervistare questo dinamico duo che dalla realtà più estrema dell'Italia (che per gli Americani non esiste nemmeno nelle carte geografiche) lavora senza frenesia e libero dal caos ma più di tutti gli esperti del settore moda da noi mai intervistati e le cui frasi e pensieri dovrebbero diventare mantra indiscussi delle nostre esistenze atomiche. Ivano e Kyre mi hanno dimostrato che l'arte si può imparare senza che venga messa da parte e soprattutto mi hanno insegnato quanto il tempo sia un bene prezioso. 
Per iniziare la terapia, è necessario che l'articolo venga letto per intero. Ci ringrazierete.

Photo Antonio Pintus

Raccontateci la vostra storia.
Ivano: C'è un'instabilità di fondo nelle nostre vite. Il fatto poi di diventare genitori da giovani ci ha portato a un cambio necessario di visioni, necessità e possibili traguardi. Il nostro percorso insieme è composto da numerosi cambi radicali. Ma è necessario fare un veloce riassunto. Kyre è californiana e i genitori hanno deciso di spostarsi scappando da New York per crescere i loro figli in California e, una volta cresciuti, i figli sono tornati a New York. Kyre si è laureata là e ha cominciato a lavorare nel campo della fotografia di moda. Rimanendo in quel settore per circa dieci anni ha avuto modo di imparare a conoscerlo, amarlo e anche disgustarlo, un po' come succede in ogni lavoro. Per quanto mi riguarda, invece, io a fatica ho finito le scuole dell'obbligo, ovvero le medie, e ho deciso di dedicarmi alla comunicazione in modo non convenzionale: tramite i graffiti ho voluto legarmi alle sottoculture, al mondo pop e punk, fino ad abbracciare totalmente il mio personale messaggio d'artista immerso nell'arte contemporanea attraverso mostre, opere ed eventi... Queste rappresentano le nostre esperienze in contesti urbani, quali Milano e New York.

Una volta nati i nostri bambini, abbiamo cercato di acquisire un ritmo più umano. Per riposarci dalla frenesia della città, ci siamo ritrovati in una brevissima vacanza in Toscana, a Barbialla Nuova, dopo la nascita della nostra secondogenita. Avevamo bisogno di fare un "resoconto celebrale"! Le ferie si sono trasformate in un lavoro durato tre anni. Ci venne infatti offerta la gestione della fattoria biologica e dell'allevamento. Accettammo e ci dividemmo i compiti: Kyre si occupava degli aspetti turistici e di quelli promozionali mentre io, da creativo quale sono sempre stato, ero il jolly. Curavo dal disegno dei giardini all'olio d'oliva fino al pollaio... È stata un'esperienza bellissima che ci ha portato la risposta di cui avevamo bisogno in quel momento dimostrandoci che dovevamo allontanarci dal ritmo veloce delle carriere e dal caos urbano che non ci permetteva di avere neanche il tempo di una chiacchierata. Per me è stato molto difficile, io volevo essere l'artista, essere riconosciuto e fermato per strada. Ho dovuto lottare col mio ego mentre per Kyre, per il suo carattere più riservato, penso sia stato più semplice.

Experience 2015, Ivano Atzori

Kyre: Volevamo creare il mondo in cui vivere. Abbiamo maturato tanta conoscenza ed esperienza in questi mondi e le abbiamo unite alle capacità e sensibilità provenienti dal nostro background. Quindi ci siamo chiesti come poter crere un cambiamento positivo con questo know how? Come poter metterlo in pratica e dare allo stesso tempo uno specifico contributo sociale? Sapevamo già che avremmo scelto la Sardegna perché è la terra natale di Ivano dove vive la sua famiglia. È una delle zone più povere di Italia che ha accettato l'industria, dove ci sono rapporti non sani (lavorativamente parlando), dove la gente vuole il benessere ma si confonde su come raggiungerlo - la serenità economica non vuol dire ricevere una bustapaga senza sapere da dove arrivi! Abbiamo scelto di venire qua ma l'idea di fare puro turismo ci annoiava, volevamo qualcosa che stimolasse la comunità, aiutasse a mettere insieme una coscienza culturale e portasse a un cambiamento. Volevamo rimanere legati alla storia, ai saperi del luogo e al territorio ma volevamo rendere tutto questo più appetibile anche per noi.

Ivano: Prima di trasferirci in Sardegna, abbiamo attraversato in camper gli Stati Uniti. Per conoscere il territorio, capire cosa fossero per noi gli USA e quale fosse il ruolo dell'isola italiana nella mentalità americana. Siamo tornati con tante cartoline e una grande consapevolezza. Abbiamo appreso che la Sardegna per gli Americani non esiste, non la conosco assolutamente. I loro occhi, le loro cartine e i loro grembiuli da turisti si fermano alla Sicilia! Forse è positivo per l'isola il fatto di non essere legata all'Italia nell'immaginario straniero... Siamo partiti da qui. La nostra idea iniziale era di rappresentare l'artigianato negli USA e abbiamo poi deciso di virare i nostri sforzi su pretziada.com per educare attraverso il nostro know how la popolazione internazionale alla Sardegna e a cosa questa significhi. A distanza di mesi abbiamo raggiunto numeri importanti, costruito un'immagine cool e di interesse. Ci siamo dedicati a raccontare il territorio parlando di ciò che ci piace in senso estetico, etico e narrativo - con i sardi che rimangono ogni volta stupiti del nostro meravigliarci di ciò che reputano la loro quotidianità! Adesso vogliamo reimpostare il nostro lavoro e dare un contributo sociale attraverso la creatività. A gennaio apriremo un e-commerce che metta gli artigiani locali e i designer in contatto. Realizzeremo così una rete di contatti a livello internazionale perché non c'è modo migliore di far conoscere il territorio che portarlo fuori dal suo stesso confine.

Nello studio di Walter Usai

Concentriamoci allora sul nuovo anno che sta per arrivare... Qual è il futuro di Pretziada?
Kyre:
Abbiamo passato gli ultimi nove mesi a conoscere gli artigiani e la loro storia, le loro necessità e a studiare come far nascere nuove collaborazioni. Abbiamo scoperto un universo affascinante, un mondo che non si è mai aperto al mercato estero e che ha continuato a concentrarsi su una qualità altissima di artigianato e sulla sua conservazione. Adesso che da parte del pubblico si è formato un occhio attento alla cura e al fatto a mano, è venuto il momento giusto di far conoscere questa realtà. Con l'e-commerce sarà una cosa lenta, inizieremo con pochi oggetti, fatti molto bene ed estremamente selezionati. Ogni tre/quattro mesi sceglieremo un pezzo che rispecchi l'artigianato sardo e lo metteremo online. Al momento siamo alla ricerca proprio di quello sguardo attento del designer che conosca questi campi, venga da fuori e sia allo stesso tempo rispettoso della cultura autoctona, dei suoi oggetti e tradizioni e non li voglia snaturalizzare.

Ivano: Se solitamente è il designer ad andare dall'artigiano per fare la sua richiesta e l'artigiano ha solo ruolo di produttore col suo know how messo a tacere e usato solo per costruire fisicamente il capo. Noi invece vogliamo proporre un un dialogo in cui entrambi abbiano il 50% di voce in capitolo. Noi amiamo l'idea di un giusto incontro ma sappiamo anche quanto questo sia difficile da realizzare. Di una cosa però sia convinti, ovvero che la posizione dell'artigiano è da tutelare anche a livello museale. La posizione del designer è sì di fondamentale importanza, ma chi mette le mani sulla materia è l'artigiano e a oggi la sua figura non è mai stata posta sotto i riflettori, come invece vorremmo fare noi. Noi accendiamo le luci su un mondo che si è sempre cercato di nascondere. 

Kyre

Avete detto che tra i vostri progetti futuri c'è la ricostruzione di una proprietà recentemente acquisita. Quali sono gli obbiettivi di questo nuovo impegno? 
Ivano: Siamo sempre state persone ambiziose. E l'ambizione porta a grandi idee, che speriamo di poter vedere realizzate un giorno e poterne gioire. Da febbraio, per dieci mesi, abbiamo cercato di trovare un accordo con alcune famiglie proprietarie di un complesso in disuso comprendente cinque case abbandonate da circa 60 anni, un villaggio in miniatura che potesse ospitare in futuro tutto quello che volevamo, dalle persone agli eventi culturali, dal nostro headquarter a diventare il nostro terreno su cui far interagire i diversi mondi che rappresentiamo. Abbiamo coinvolto due architetti di Cagliari, Mario Casciu e Francesca Rango, giovani, dinamici e sensibili, e da gennaio cominceremo a mettere mano a questi edifici. Per questo, sarà essenziale avere "ospiti sensibili": vivremo i rumori dei pascoli e della realtà circostante, il buio naturale della sera che non deve essere un ostacolo ma un pregio, rileggeremo queste case di 200 anni in chiave contemporanea. Vogliamo esaltare tutto ciò che solitamente viene visto come un limite.

Kyre: Amiamo accogliere gli altri e questa sera la nostra casa e la vivremo in ogni suo aspetto. Sarà un luogo in cui i designer potranno trovare ispirazione così come i pastori riposarsi. Al nostro tavolo si siedono tutti. 

Studio 2012 3, Ivano Atzori

Come vi definite oggi? Come ricordate con più affetto del vostro recente passato?
Siamo sempre in azione. "Zero Complacency" è il nostro mantra. Pretziada è un canta-storie, un megafono. Nella realtà di oggi nulla è facile. Se però noi possiamo riuscire con le nostre capacità a trasmettere e aiutare gli altri, allora questo ci fa tantissimo onore. Non vogliamo risultare come dei salvatori o come ideatori dell'ennesimo trend. Come abbiamo detto prima, al nostro tavolo si siedono tutti. Amiamo la diversità che vige nel mondo e che questo sia suddiviso in infinite professioni e bisogna tener presente che ognuno di noi ha bisogno dell'altro. È necessario lasciare eco, respiro alle altre persone e prestare sempre ascolto. L'unica cosa che non sopportiamo è la mancanza di dinamismo che si trova spesso oggi. C'è così tanto nel mondo che per assurdo la gente si aspetta che le cose piovano dal cielo e capitino all'improvviso! 

Video 2013 2, Ivano Atzori

Parliamo di Milano e New York e del vostro rapporto con la città in senso lato. Amore e odio?
Ivano: Siamo recentemente tornati da un viaggio a ottobre a Parigi, è stata esperienza bellissima. A mio parere, le città devono essere vissute e viste come esperimenti e non più come soluzioni assolute. Quando ho lasciato Milano, non pensavo fosse una cosa possibile ma ho scoperto come in realtà tutti possano farlo. Possiamo contemporaneamente imparare a fare entrambe le cose: vivere la nostra vita e vivere la città. E ho capito come, diversamente da quattro anni fa, la vita sia bella lontana dalla città e la vacanza sia bella invece in città. 
Durante i nostri viaggi, è veramente eccitante visitare realtà, nuove o già conosciute, insieme a Kyre e ai nostri figli. Le divoriamo. Osserviamo ogni dettaglio, comportamento, attitudine, eleganza, non eleganza, particolarità di ogni persona che incontriamo per strada oppure in metro. Prima invece, quando vivevo in città, niente mi emozionava più. Tutto era diventato monotono, d'abitudine. Vivere lontano da Milano e poi tornarci per brevi periodi mi permette di guardare tutto con occhi diversi, sicuramente anche meno cinici. 

Kyre: Cambiando vita, il nostro rapporto con la città è cambiato. Mangiamo tutto con gli oggi e con la bocca. Se vivi in città perdi la posibilità di digerire le cose. Ad esempio, non si può esprimere una vera opinione, non si può dire se la festa sia piaciuta o meno, perché tutto è frenetico, a prescindere dallo status, non abbiamo tempo per riflettere.

Vendemmia a Carignano

"Un minuto" è stato il titolo di una mostra milanese di Ivano a La Galleria Patricia Armocida. Considerando anche la frenesia della nostra contemporaneità e l'essere sempre di corsa tipico del mondo della moda, che valore ha oggi per voi il tempo?
Kyre: Se vuoi capire il valore del tempo, fai un figlio. Da quel momento, vedrai tutto sotto un altro punto di vista. Ti troverai davanti un essere che cresce e muta ogni giorno e sentirai la necessità di prendere sempre la decisione migliore perché ogni momento sarà prezioso. È tuo figlio, dipende totalmente da te. Ivano ed io riconosciamo però di avere un tempo diverso rispetto agli altri. Ci siamo costruiti un tempo tutto nostro. Ci siamo abituati ai ritmi della campagna dove c'è sempre un domani e ci siamo allontanati dalla frenesia della città. 

Ivano: Osserviamo da fuori, ci fermiamo a riflettere e non ci facciamo distrarre. Ascoltiamo e realizziamo un'analisi. Il nostro tempo ci permette questo. Della mia vita precedente posso dire che abitavo dentro un cubo, in un contesto iper-attivo che io stesso desideravo e in cui stesso sentivo il bisogno di stare e di incontrare gente. Kyre ed io siamo persone curiose e questa curiosità va costantemente alimentata. Quando ti senti soddisfatto e credi che tutto quello che hai possa essere sufficiente per appagare la tua creatività, allora sei un imbecille! Sei fallimentare come essere umano! Quando ti accorgi che non sono gli esempi altrui a poterti soddisfare come persona, allora trovi nuovi stimoli e migliori. I nostri racconti esistono perché c'è qualcuno che li ascolta.

One Size Fits All è stato un progetto di Ivano Atzori nella veste di DUMBO, per il quale il passamontagna è stato fatto reinterpretare da nomi importanti dell'industria tra cui Haider Ackermann, Neil Barrett, Ennio Capasa, Missoni, N°21, Raf Simons, Riccardo Tisci, Vivienne Westwood, Bernhard Willhelm. Come siete rimasti in contatto col mondo della moda?
Ivano: Nei confronti della moda mi sono sempre mosso in modo obliquo. Con King Kong, ad esempio, è stata creata una linea trasversale tra la sottocultura e la moda milanese, un realtà che era già presente a New York negli anni '80 ma che in Italia non c'era. Io ho sempre sostenuto che questa linea obliqua potesse tagliare le due linee parallele che altrimenti non si sarebbero incontrate mai, il punk e la moda. L'idea di mettere in dialogo queste due realtà mi ha entusiasmato tantissimo. Riuscire poi a unire mondi diversi è stato come accendere una miccia pronta a esplodere. 

 Kyre: Quello che facciamo noi oggi è molto delicato. Lavoriamo col lato pratico dell'arte. L'artigianato esiste ed esisterà sempre. La scelta di allontanarci dalla città ci ha aiutato a capire i veri valori delle cose e a guardarle anche con occhio diverso. La nostra stessa visione oggi è cambiata. Conosciamo il dietro le quinte e come gli oggetti vengano realizzati. Spesso esortiamo con "che figata!" Veder realizzare un vaso davanti ai tuoi occhi ti apre un universo! E finalmente abbiamo capito l'impegno che si nasconde dietro a un bel prodotto: non ti puoi lamentare di un prezzo di una scarpa di qualità, noi sappiamo cosa vuol dire costruirla! Relativamente al rapporto col mondo della moda e del design, siamo riusciti ad allontanarci dalla frenesia delle stagioni che mentre se ne realizza una si pensa già alle due successive. È bello dire "questo è figo" e tale resterà sempre. Ci sono oggetti di abbigliamento e di arredo che sono delle icone e non più dei "semplici oggetti".

La famiglia riunita davanti alla nuova futura casa.

Cosa vi augurate per il futuro dei vostri figli?
Ivano: New York! Perché immagino per loro lo stesso ciclo di vita che abbiamo avuto noi. È fondamentale che loro si spostino e scoprano nuove culture. Per crescere è necessario comprendere di non essere i soli e unici al mondo ma che esistono tantissime radici che abitano in altri luoghi, che devono muoversi, adattarsi e convivere. Come la città americana, ci può essere Mosca, Parigi... Un contenitore di infinite realtà ed esperienze che permetta di tornare a casa con un bagaglio più grande.

Kyre: I nostri figli sono avvantaggiati perché Ivano ed io veniamo da due background diversi - Io figlio di operai e Kyre figlia di dottori, precisa Ivano - da due culture diverse e due lingue. Sono nati in famiglie completamente diverse. Li portiamo in città dalla fattoria e poi li riportiamo nella casa in campagna con una ricchezza e consapevolezza diversa che moltissime persone non hanno. Per loro posso sperare che riescano a immagazzinare nella loro memoria tutto quello che daremo loro per poi trovare un giorno una loro personale strada, completamente diversa da quella che noi immaginiamo.

Cosa nella vita è veramente preziosa "Preziada"?
L'autenticità e sapere dare un contributo. Se una persona è autentica, il contributo è una conseguenza.

Foto da Pretziada.com

Qual è la vostra definizione di bellezza?
Kyre:
 Come ho scritto in un nostre recente articolo dedicato agli abiti sardi o alla bisnonna di Ivano, noi in Sardegna siamo costantemente a caccia di bellezza. E per definizione una cosa deve avere in sé un elemento di difficoltà e allo stesso tempo di brutalità perché noi la riteniamo bella. Amiamo scoprire la bellezza quando non è evidente e alla luce del sole ma dobbiamo impegnarci a trovarla. La scopriamo sempre se nata dalle difficoltà. Una casa ad esempio sarà più bella se per accedervi bisogna guidare su una strada dissestata. Dire "bello" è uno studio, un insieme di esperienze e di visioni.

Ivano: Per rispondere cito Margiela. La sua "fuga" dalle scene ha fatto si che i suoi lavori suscitassero un maggiore interesse in me. Dove c'è del mistero, dove c'è della nebbia, io mi sento attratto. È connaturato in me quel desiderio di conservare la bellezza ovunque essa sia. Che si tratti di arte, di design, di architettura... la bellezza è universale! Non si può pensare che la bellezza si nasconda in un settore specifico. Ognuno di noi poi la vede con una chiave di lettura personale, attraverso canoni estetici costruiti o naturali. Ma credo fortemente che quella "nebbia" che anticipa e allo stesso tempo cela l'oggetto, l'abito, l'opera d'arte renda la cosa ancor più eccitante. 

Crediti


Testo Eloisa Reverie Vezzosi
Foto su cortese concessione di Ivano e Kyre

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