coeur de pirate canta come sopravvivere alla fine di una storia

Stasera la giovane chanteuse canadese si esibirà a Milano. Noi di i-D l'abbiamo incontrata per parlare del suo ultimo album, di cuori infranti e del coraggio di sapersi reinventare.

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15 novembre 2016, 3:05pm

Béatrice Martin è nata circondata dall'acqua, a Montréal 27 anni fa, e l'acqua non ha mai smesso di essere parte integrante della sua vita e della sua musica. Basti pensare all'immaginario legato al suo nome d'arte, Coeur de Pirate, alla frequenza con la quale compare come metafora nei suoi testi e a quanto, tra i quattro elementi, sia sicuramente quello che meglio descrive l'indole della giovane chanteuse canadese che come l'acqua si trasforma, fluisce, compare in infinite vesti pur riuscendo a mantenere la propria essenza incompromessa. Béatrice ha iniziato a suonare il piano a soli 3 anni, sei anni prima che la madre la iscrivesse al prestigioso Conservatorio di Musica di Montréal. Non molto tempo dopo l'abbiamo vista muovere i primi passi nell'industria musicale con varie band, arrivare a conquistare il mondo francofono con le sue sonorità nostalgiche, comporre colonne sonore per serie televisive e videogiochi, schierarsi apertamente con la comunità LGBTQ dopo la sparatoria ad Orlando, e ora, nel suo ultimo album, abbandonare in parte le sonorità romantiche del francese in favore dell'inglese. Roses è un insieme di 11 tracce dalle melodie cristalline e cinematografiche che raccontano di relazioni finite, di crescite e di rivincite. 

Abbiamo incontrato Coeur de Pirate in occasione delle sue due date italiane di Milano e Roma per farci raccontare come mai questo album è così diverso dagli altri, della difficoltà del cantare in inglese e di come sia possibile rimettere insieme un cuore infranto.

Roses è il tuo primo album che include dei brani in inglese. Il processo creativo cambia di lingua in lingua? Che vantaggi hanno rispettivamente le due?
Non credo si possa parlare di vantaggi o svantaggi... Certo, all'inizio credevo sarebbe stato più complicato in inglese perché si trattava della mia prima volta, ma credo di cavarmela piuttosto bene ora. Per quanto riguarda le differenze credo che il francese abbia una vena più nostalgica, forse, e trovo che sia bello poter notare questa leggera differenza quando si ascolta l'album. Inoltre con il tempo ho notato che tendo a scrivere in inglese quando voglio essere più diretta.

La tua voce cambia molto quando passi da una lingua all'altra. Si tratta di qualcosa al quale ti sei dovuta adattare? Credi che questa variazione sia da attribuire alla diversa fonologia o pensi che ci sia un'altra motivazione?
Sì, credo che la voce cambi per una pura questione fonologica, semplicemente per il modo in cui muovi la lingua e la bocca. È strano, ma succede con chiunque: sentire Celine Dion cantare in inglese è un'esperienza completamente diversa rispetto al sentirla cantare in francese. Non credo io mi sia mai dovuta adattare a questo cambiamento, semplicemente il mio corpo ha sempre trovato più semplice e automatico cantare in francese, modulo la voce in modo più naturale, spontaneo, mentre fare lo stesso con l'inglese per me richiede uno sforzo maggiore.

Giri il mondo in tour e hai vissuto in molti luoghi diversi, ma dove ti senti veramente a casa?
La mia vita si divide tra Montréal e Parigi, ma devo ammettere che, visto che sono nata a Montréal, il Canada sarà sempre casa per me. 

L'amore è un tema ricorrente nella tua musica. Come spiegheresti l'amore a tua figlia di quattro anni?
Non ho mai pensato davvero di spiegarglielo, perché la definizione di amore cambia man mano che cresci e so che la sua percezione di questo sentimento sarà diversa quando avrà quindici anni, per esempio. Nonostante tutto, però, credo sia essenziale che sappia che la cosa più importante è amare prima di tutto se stessi e che se un amore ti rende infelice, probabilmente non è l'amore di cui hai bisogno. L'amore non ti deve far sentire così.

Questo album sembra avere una natura più introspettiva dei precedenti e contiene brani che parlano di relazioni finite, del coraggio di sapersi rialzare, del ritrovarsi: prima fra tutte Carry On. Che consiglio daresti a chi sta ancora combattendo con una relazione distruttiva o il dolore causato dalla fine di un rapporto?
Ah, ci sono passata così tante volte. Credo che il miglior consiglio che mi sia mai stato dato a riguardo sia 'quando è ora che finisca, lo capirai'. Non importa quante persone ti dicano quanto distruttiva sia la tua relazione, quanto ti faccia male: è una rivelazione che deve nascere dentro di te. Certo, è un pensiero forte, straziante per certi versi, ma è così. Per quanto riguarda Carry On, ho pensato che per una volta sarebbe stato bello scrivere una canzone positiva, su come ritrovare la forza in se stessi.

Sei il volto della campagna primavera/estate 16 di Fendi per gli occhiali da sole EyeShine. Che rapporto hai con la moda?
Apprezzo profondamente le case di moda che rispettano il corpo femminile in tutte le sue forme, che scelgono dei testimonial che siano rappresentativi di ogni aspetto della società e per me Fendi è un grande esempio in questo senso. Mi hanno sostenuta molto già a partire dagli inizi della mia carriera e trovo fantastico che abbiano scelto la mia musica come parte della colonna sonora del loro mondo.

Immagina di doverti presentare a una persona che non ha mai ascoltato la tua musica attraverso due canzoni: una tua e una di un altro artista. Quali sceglieresti?
La mia sarebbe Carry On, tratta dal mio ultimo album. E Soleil di Françoise Hardy, forse?

Crediti


Testo Franceca Lazzarin 
Foto Etienne St-Denis