come organizzare una fiera d'arte internazionale a zagarolo?

Paola Capata anima della galleria Monitor di Roma ci ha raccontato i retroscena di Granpalazzo.

di Alessio de Navasques
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17 giugno 2016, 8:05pm

Un'atmosfera "rasserenante" per una fiera giovane che vuole uscire dagli schemi e rompere i ritmi serrati degli eventi internazionali, portando il popolo dell'arte per un weekend tra i colli delle campagne romane nel borgo rinascimentale di Zagarolo. Un momento di scambio e riflessione tra realtà nuove e dinamiche, 28 artisti per altrettante giovani gallerie internazionali hanno appoggiato l'iniziativa, creando un progetto ad hoc per ogni sala dell'antico Palazzo Rospigliosi. In un ambiente da contemporaneo Gran Tour, tra affreschi sciolti e stucchi corrosi dal tempo, per due giorni si sono alternati performance e progetti speciali delle numerose fondazioni e istituzioni coinvolte. Paola Capata, anima della galleria Monitor di Roma e una delle artefici di Granpalazzo, ci ha raccontato i retroscena di un progetto unico in Italia, e un modello nuovo anche a livello internazionale, facendo un bilancio dell'ultima edizione.

Come nasce l'idea di Granpalazzo?

L'idea nasce insieme ai miei colleghi Delfo Durante, Federica Schiavo ed Ilaria Gianni, dopo una serie di lunghe discussioni sul sistema fieristico internazionale, sullo sforzo fatto dalle gallerie e dagli artisti per prendervi parte e sui tempi molto spesso stretti e convulsi che caratterizzano il calendario di questi eventi. Ci siamo chiesti se fosse possibile trovare un modello diverso al di fuori degli schemi che tutti noi conosciamo, e se fosse fattibile realizzarlo nel territorio che ci appartiene, cioè Roma e la sua provincia. Abbiamo subito pensato ad una piccola cosa bella, un evento per pochi ma ben fatto, piacevole e "rasserenante". Ed è così che è nato Granpalazzo.

Perchè avete scelto Zagarolo come location di questo progetto?

Abbiamo pensato ad una location desueta rispetto alle meraviglie, anche tentacolari, di una città come Roma. Abbiamo cercato un luogo facilmente raggiungibile, infatti Zagarolo è a circa una mezz'ora di macchina dalla Capitale, che fosse non tanto visitato e conosciuto e che conservasse degli elementi di autenticità e freschezza. E' un borgo molto interessante, autentico ma non "leccato", dove alcune tradizioni anche culinarie ancora persistono e dove la natura tutt'intorno è selvaggia e rigogliosa. In più Zagarolo ha questo palazzo storico a dir poco meraviglioso, Palazzo Rospigliosi, le cui sale conservano ancora affreschi e stucchi di rara bellezza.

Qual'è il ruolo delle fiere nel sistema dell'arte in questo momento storico?

Le fiere sono fondamentali. Oltre a rappresentare gran parte del fatturato annuale delle gallerie, sono sempre di più diventate un luogo di scambio fondamentale per tutti gli operatori del settore. Sono così importanti da determinare il livello di una galleria. Più una galleria è presente in fiere qualificate, più è identificata come valida. Anche se non credo sia il giusto metro di giudizio, è questo lo stato delle cose. Ad ogni modo, è un momento storico, e va vissuto per quello che è, cercando di essere il più possibile partecipativi e ben disposti.

Perchè da molti è stata definita una "non fiera"?

Probabilmente perché Granpalazzo ha una fortissima identità curatoriale e questo grazie alla presenza di Ilaria Gianni e del suo lavoro impagabile. Ilaria ha condiviso moltissimo tempo con gli artisti e le gallerie ospitate, cercando di modellare ogni sala del palazzo con una presentazione che rivelasse un dialogo e una sinergia con due artisti a confronto. Ciò che abbiamo notato, è che molti artisti hanno inserito Granpalazzo nel proprio curriculum come mostra, questo ci fa piacere naturalmente, ma allo stesso tempo indica il tipo di percezione che la nostra iniziativa sta trasmettendo.

Com'è andata questa edizione? Cosa ha funzionato e cosa no?

Credo che ciò che rende Granpalazzo unico è anche questo suo carattere un po' magico, sospeso. Un evento che nasce e si consuma velocissimo, ma che lascia tracce nella memoria e che permane.

Credo di poter affermare che anche questa seconda edizione è andata bene. Intendo dire che parlando con molti colleghi e ospiti intervenuti, ho appreso che ci sono state davvero diverse vendite da parte delle gallerie (e in due giorni di evento devo dire che non è proprio del tutto scontato) e i visitatori sono rimasti molto colpiti dal connubio della location e della qualità dei lavori esposti. Dal numero di 18 artisti supportati da 18 gallerie siamo passati a 28 e molti hanno notato questo cambiamento avvertendolo come uno step successivo, una marcia in più. Le performance sono state tutte partecipate e seguite. Le fondazioni romane Volume e Nomas che hanno partecipato con due progetti davvero buoni, sono state accolte molto bene, come pure lo smART project space e il polo dedicato alle riviste che Delfo Durante ha particolarmente voluto e seguito. In più quest'anno abbiamo avuto un progetto didattico davvero stimolante, realizzato da Wunderbar, a dimostrare che in per questa seconda edizione si è cercato di pensare a tutto tondo.

Difetti? Al momento non me ne sovvengono ma siamo pronti ad ascoltare il parere di tutti per una eventuale terza edizione all'insegna del miglioramento.

Qual'è il feedback internazionale su questo progetto?

Buono direi. Artspace è stato nostro media partner ed ha dedicato al progetto davvero molto spazio. Anche Frieze è stato nostro partner e i loro highlight soprattutto nei social sono stati fondamentali. Le gallerie e gli artisti, come pure i collezionisti erano soddisfatti.

Granpalazzo è secondo te un modello esportabile?

Potrebbe esserlo, si. Ma necessita di tante cose, tra cui una conoscenza ottima e capillare del territorio.

Come vengono selezionati gallerie e progetti?

In base naturalmente alla qualità degli artisti e delle gallerie, ma va da sè che a buoni artisti corrispondono sempre, in quasi tutti i casi, buone gallerie.

Il lavoro più interessante presentato in 2 anni di storia?

Non voglio essere diplomatica ma davvero tutti i progetti sono stati splendidi, sempre. L'anno scorso ero rimasta particolarmente colpita dalla performance e dalle opere di Wilfredo Prieto, quest'anno dall'intervento di Mario Garcia Torres che ha disseminato nella cittadina di Zagarolo centinaia di poster che annunciavano una mostra inesistente di Giorgio De Chirico.

Come definiresti la scena dell'arte contemporanea su Roma in questo momento?

Vivace. Molte gallerie, fondazioni sempre più attive, musei che stanno rialzando la testa. Sono positiva.

Quanto è difficile promuovere il contemporaneo su Roma?

Non è difficile, è complesso. Ad ogni modo, se tutti noi smettessimo di concentrarci sul quanto sia difficile, problematico etc etc, ci accorgeremmo che in realtà lo stiamo facendo già da parecchio e anche abbastanza bene.

Come vedi Granpalazzo nel futuro?

Granpalazzo è un progetto nato da quattro professionisti che pur operando nel settore appartengono a delle sfere lavorative differenti e tutto va valutato e deciso insieme. Io lo vedo bene ma è anche troppo presto per dirlo. Sicuramente la voglia di ripetere l'esperienza c'è ed è molta.

granpalazzo.org

Crediti


Testo Alessio de'Navasques

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