i-Q: do.g.s.

Abbiamo chiesto agli anonimi organizzatori di una delle realtà clubbing più interessanti degli ultimi anni di raccontarci la storia e lo spirito delle notti milanesi.

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21 febbraio 2017, 10:10am

Milano cresce, sempre più. Continua ad evolversi e registrare i cambiamenti della nuova generazione. La moda, l'arte e il design rimangono determinanti; designers, editori indipendenti, stylists e musicisti stanno rivoluzionando questa città. Abbiamo chiesto agli anonimi organizzatori di una delle realtà clubbing più interessanti degli ultimi anni di raccontarci la storia e lo spirito delle notti milanesi. 

Chi siete e cosa fate?
F.G.: Organizziamo una festa a Milano da due anni e mezzo circa.
P.F.: Ultimamente sto lavorando su me stesso e cerco di godermi il presente.

Quando e dove è nato il progetto DO.G.S.?
F.G.: L'idea è nata in un noto club di Berlino durante uno dei tanti discorsi nelle nostre maratone danzanti. Io stavo scrivendo cinque desideri su una porta come se fosse una lavagna, e uno di quei desideri era di lavorare assieme su un progetto comune. E sai che tutti quei desideri si sono realizzati? Dovrei ritornare più spesso li a farlo….
P.F.: A Berlino nel 2014, quando F.G. ed io eravamo ancora innamorati.

Siete una delle realtà clubbing più interessanti degli ultimi anni: cos'è che piace del DO.G.S.?
F.G.: Prima di tutto grazie per il complimento. Penso che ciò che piace sia come punto generale un senso di libertà che si respira durante la festa, in secondo luogo la selezione musicale in cui cerchiamo di mantenere nomi nuovi di ricerca con un forte richiamo alla scena di Berlino, a mio parere il panorama più interessante in materia di clubbing. Poi, sicuramente la selezione alla porta fin dal primo giorno ci ha permesso di mantenere un pubblico selezionato in un'atmosfera intima. E infine la pazzia che non deve mancare mai...
P.F.: Immagino che la maggior parte delle persone che frequentano le feste DO.G.S. pensano: "My friends got their ladies. And they're all having babies. But I just wanna have some fun" come cantava George Michael.

In tre anni avete cambiato diverse location: qual'è la serata che vi è rimasta più nel cuore?
P.F.: L'after party di DO.G.S. al LAUNDRY, dopo l'evento Kris Wadsworth ha realizzato questa traccia.
F.G.: Penso che l'evento alla Palazzina Appiani sia stato un passo importante: è stato personalmente uno degli eventi più complessi e stressanti ma l'ho vissuto come un dono e un regalo condiviso con il nostro pubblico. Io e P. siamo passati tante volte li davanti in bici pensando che un giorno avremmo organizzato un DO.G.S. e poi tutto è arrivato tra un contatto e l'altro in modo molto spontaneo.

Quali sono stati luoghi storici della scena clubbing milanese secondo voi?
P.F.: L'ex Kasotto; Bulk; Magazzini Generali (nel basement); 65mq; Tunnel; Sottomarino Giallo; il Plastic la domenica…
F.G.: Assolutamente in passato il Leoncavallo (non dimenticherò mai il live di Apparat, anno 2008, se non sbaglio); Pergola (l'after con Cassy e 70 persone); Bulk; Plastic; indimenticabile il Kasotto: un rave in centro a cielo aperto.

Cos'ha Berlino che non ha Milano e viceversa? Cosa pensate sia necessario portare a Milano che al momento manca?
P.F.: Milano l'hanno cementata troppo manca dell'acqua, la gente non ragiona bene per quello! Se chiudessi le vene ad un corpo umano cosa succederebbe... A Berlino l'aperitivo italiano.
F.G.: A Berlino ci sono i tedeschi prima di tutto (ahahah) che fanno la differenza. C'è la pazzia, ma composta. Ci sono i club aperti per due giorni, e le piste ciclabili ovunque ti giri. A Berlino c'è un senso di libertà che a Milano purtroppo respiri quasi mai o raramente. Sai cosa amo più di tutto quando arrivo a Berlino? Le persone che ti guardano negli occhi, mentre a Milano guardano che scarpe indossi. La persone li ti danno tanto umanamente, c'è un grandissimo scambio e incontro di culture e questo è il valore aggiunto di Berlino. E' normalissimo uscire con un gruppo di persone dove c'è una persona svedese, un olandese, uno spagnolo etc... Ho sempre amato questa cosa. A Milano penso vadano subito rilanciate le periferie: non capisco come non l'abbiano fatto con Expo investendo milioni di euro per un progetto della serie "mi faccio bella per il matrimonio" dove tra l'altro si son indebitati. A Milano ci vorrebbero centri culturali nevralgici per ogni zona, riutilizzando spazi abbandonati come vecchie industrie o palazzi confiscati, e dando questi luoghi in mano ai giovani con delle sovvenzioni pubbliche. Arte, musica, cultura, teatro, cinema: penso che sia da queste cose che si possa valutare la qualità di una città, oltre a far partire tante cose a livello economico. E poi via il discorso su licenze e concessioni per eventi temporanei e soprattutto sugli orari di chiusura dei club alle 5, la morte della città, a mio parere. E soprattutto sarebbe bello se facessero un lago in uno degli scali ferroviari, cosi' d'estate la città non si svuoterebbe e potrebbe diventare un luogo più vivibile e sociale.

C'è un artista/fotografo/stilista che secondo voi sta interpretando al meglio questo luogo e questo periodo?
F.G./P.F.: Marina Madreperla.

@DO.G.S.Milan

Crediti


Testo Mattia Ruffolo / Irene Tamagnone