storia di gucci ghost, da fake a collaboratore ufficiale del brand

Da snowboarder olimpico a poliedrico artista che vanta una collaborazione con Gucci, Trevor ‘Trouble’ Andrew ci ha spiegato cosa fare per evitare un lavoro normale.

di Jeremy Abbott
|
21 marzo 2017, 10:45am

Trevor 'Trouble' Andrew è un artista poliedrico conosciuto con lo pseudonimo di Gucci Ghost. Noi di i-D l'abbiamo sentito su FaceTime per farci raccontare il suo passato da snowboarder professionista, il suo legame con l'arte e la nascita della sua collaborazione con Gucci. Trevor indossa una sgargiante felpa rossa di Chanel, e quando sottolineiamo che il suo capospalla potrebbe creare un qualche conflitto d'interessi scoppia a ridere e ci dice "cazzo, non ci avevo neanche pensato!" Poi gira il suo portatile per mostrarci il suo studio, dove regna un caos creativo fatto di opere d'arte, vestiti e bozze varie. Esattamente quello che ci si aspetta da un artista che sembra essere immerso in un'eterna bolla creativa. Scherzando sulle opere d'arte che lo circondano, Trevor spiega che "molta della roba si è ammassata qui perchè non so stare fermo, sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo. Ci sono televisori, dischi e quadri. La scorsa settimana mia moglie è passata di qui dopo un po' di tempo e ha portato anche nostro figlio, che ha tre anni. Per lui è stato una sorta di sovraccarico sensoriale, non sapeva neanche cosa dire!"

Il mondo di Trevor causerebbe un sovraccarico sensoriale a chiunque, non solo a un bambino di tre anni. Un passato come atleta professionista, il successo internazionale come snowboarder e un innato talento gli hanno permesso di dare forma a una carriera in continuo fermento, dove la staticità non è contemplata. Anche la sua infanzia ha giocato un ruolo fondamentale: crescere in una piccola città della Nuova Scozia, in Canada, gli ha donato un senso istintivo per l'esplorazione. Da bambino si è appassionato al mondo dello skateboard, e la scoperta di questo sport è stata una rivelazione per lui: "quando ero più piccolo passavo le giornate sullo skateboard. Anche mio fratello l'ha fatto per un po', poi un vicino di casa mi ha insegnato le basi. Grazie ai video del gruppo punk Black Flag e di alcuni skater che mi ha portato, ho scoperto un mondo nuovo."

Dallo skateboard Trevor è poi passato allo snowboard grazie all'aiuto della madre, che "lavorava nel comprensorio sciistico vicino a casa, e una sera mi ha portato un catalogo della Burton," ricorda il campione olimpico. "Così, quell'inverno ho imparato a usare la tavola. Sapevo già sciare, quindi non è stato troppo difficile. Mi piaceva perché non c'era nessuna regola." A 14 anni Trevor se n'è andato di casa, e a 16 era uno snowboarder professionista. Nel 1998 era nella nazionale canadese delle Olimpiadi Invernali di Nagano, in Giappone, e nel 2002 a quelle di Salt Lake City. Durante gli anni da atleta olimpico, per Trevor è sempre stato fondamentale poter indossare l'abbigliamento tipico delle piste anche fuori da quell'ambiente, nella vita di tutti i giorni. "Non trovavo roba che mi piacesse," ci spiega Trevor, "quindi tagliavo i jeans e li indossavo sopra i pantaloni da sci. Quando sono diventato un atleta professionista, ho creato la mia linea personale di abbigliamento per snowboarder con tavole, grafiche e tutto il resto. Avevo sempre con me un taccuino, una macchina fotografia e un diario." Collaborando con marchi come Oakley e Burton, Trevor racconta di aver sempre avuto "idee per lo sviluppo dei progetti, ero coinvolto in tutto il processo."

Dopo un infortunio al ginocchio, che nel 2005 lo ha costretto ad allontanarsi dai vertici delle classifiche internazionali, Trevor si è trasferito a Philadelphia per rimettersi in forma ed essere più vicino alla sua ragazza, la cantante e produttrice Santigold. A Philadelphia, ha finalmente trovato il tempo per coltivare le sue passioni artistiche. "Sono sempre alla ricerca di un nuovo interesse su cui concentrare le mie energie, cerco sempre di fare qualcosa di nuovo e sopravvivere. Mi piace da morire, voglio saper gestire ogni situazione e trovare sempre qualcosa che davvero mi interessi." La sua frenesia l'ha poi portato a New York, dove lui e Santi hanno trovato casa a Brooklyn, e nel 2014 hanno avuto il primo figlio, Radek.

A New York l'approccio multicanale di Trevor si è approfondito, acquistando nuovo significato. Come? Nel 2013, la sera di Halloween si è ritrovato senza costume. La soluzione? Ha preso delle lenzuola di Gucci, ha fatto due buchi e si è travestito da fantasma. Ecco com'è nato il suo ultimo progetto artistico, Gucci Ghost: è bastata una foto di lui che fa skateboard per le strade di New York con un lenzuolo addosso postata su Twitter, ed ecco pronto il nuovo concept. Quella notte, ha incontrato per caso il fotografo Ari Marcopoulos, che aveva già documentato la sua carriera come snowboarder durante i suoi tour degli anni '90; Trevor appare addirittura sulla copertina del libro fotografico di Marcopoulos, Transitions and Exits, immortalato mentre riceve l'assegno per la sua prima vittoria in una competizione di snowboard. Con i soldi appena guadagnati, il Trevor diciassettenne è andato al centro commerciale e si è comprato il primo item di lusso della sua vita: un orologio Gucci su cui aveva messo gli occhi da mesi, più precisamente da quando l'aveva visto al polso di Inspectah Deck sulla copertina di un album dei Wu-Tang Clan. Quel primo acquisto sarà la fonte d'ispirazione da cui nascerà molti anni dopo Gucci Ghost, un progetto multicanale caratterizzato da illustrazioni di un piccolo fantasma intrecciato al celebre monogram Gucci riprodotto sui muri di New York, su tele e su diversi capi d'abbigliamento. Grazie a slogan come 'real' e 'Life is Gucci' il progetto si avvicina ai lavori di Warhol, Basquiat e Mark Gonzales, e in poco tempo si è costruito un seguito non indifferente.

"Dipingere Gucci Ghost è stata una sorta di reazione alla mia esperienza al centro commerciale, quando ho pensato 'cazzo, finalmente posso comprarmi un orologio Gucci!' In quel periodo, cercavo di trasformare cose che trovavo in giro in pezzi Gucci. Ma poi ho iniziato a scavare sempre più a fondo in questa mia passione, volevo l'attenzione di Gucci, che fosse positiva o negativa non mi interessava. Il mio mantra era 'continuerò finchè Gucci mi denuncerà o mi assumerà!' Facevo un sacco di giacche e vestiti e la gente mi diceva 'Gucci non ti assumerà mai, sono troppo snob!' A un certo punto però ho capito che c'ero talmente dentro che avrebbe funzionato. Avevo solo bisogno della persona giusta, e poi ho incontrato Alessandro Michele. Lui era la persona giusta."

Quando gli chiediamo cosa si aspetta dal futuro, Trevor scoppia a ridere: "L'unica cosa che temo davvero è un lavoro normale. Non l'ho mai dovuto fare e spero di non doverlo fare in futuro. Mi sono sempre impegnato così tanto da aver trovato il modo di evitarlo. Dipingere è la mia passione, ed è anche un modo per non lasciarmi divorare dall'ansia. Non so di preciso cosa sto facendo, lo faccio e basta. Scappo dalla vita d'ufficio e dagli orari prestabiliti!"

Crediti


Testo Jeremy Abbot

Tagged:
Gucci
snowboard
GUCCI GHOST
intervista
Trevor "Trouble" Andrew