conosciamo la vera peggy guggenheim, l'eroina dell'arte moderna

Un nuovo documentario fa luce sulla vita, sul lavoro e sugli amanti della collezionista d'arte e curatrice Peggy Guggenheim.

di Colin Crummy
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15 dicembre 2015, 10:05am

Il primo documentario di Lisa Immordino Vreeland è stato incentrato sulla figura della nonna acquisita Diane Vreeland e sull'impatto che la leggendaria editor di Vogue e Harper's Bazaar ha avuto nella moda, nelle riviste e nell'arte. La vita privata di Vreeland in Diane Vreeland: L'imperatrice della moda, dall'alta società americana, alla Parigi bohemien, agli anni '50 a Manhattan, è stata colorata come le pagine delle riviste che ha curato. In questo suo secondo lavoro, Vreeland porta la sua cinepresa nel mondo dell'arte e si concentra su un'altra eroina della cultura del 20esimo secolo, rimasta nell'ombra. Peggy Guggenheim era sulla stessa scia di Vreeland - nata in una famiglia benestante ma dotata di natura ribelle, è diventata famosa per le sue relazioni fin troppo pubblicizzate con gli artisti Samuel Beckett e Max Ernst. È un'infamia che Guggenheim ha fomentato in un'autobiografia che rivela tutto, dal titolo Confessions of an Art Addict. Guggenheim è stata una tra i collezionisti di arte moderna più importanti mai esistiti; la sua cura ha aiutato a stabilire determinate correnti artistiche. Ha sostenuto Jackson Pollock sin dai suoi esordi, ha salvato alcuni importanti opere dalla distruzione nazista durante la seconda guerra mondiale e ha stabilito Venezia come casa per le proprie opere di arte moderna quando nel 1947 ha aperto in questa città il suo primo museo, il Peggy Guggenheim Collection. Ma questa è solo una piccola parte della storia di Guggenheim, che è stata abilmente raccontata in tutti i suoi aspetti dalla regista Vreeland nell'artistico documentare riguardo ad un'altra donna moderna straordinaria. Qui Vreeland ci parla ancora di come ha celebrato la figura della collezionista.

Su cortese concessione Peggy Gugggenheim Collection Archives, Venezia

La vita di Peggy Guggenheim è stata piena di avvenimenti che potrebbero riempire un intero film, come la morte di suo padre sul Titanic nel 1912. È stata una grande sfida quella di rappresentare il dramma?
Sì, ed è stato drammatico. Drammatico e traumatico. Quando ho iniziato il film sapevo la verità sullla vita di Peggy ma non ho avevo mai messo tutti i pezzi insieme, ho avuto a che fare con il fatto che avremmo dovuto ricavarne un film. Avremmo potuto fare benissimo una mini serie. Ci siamo chiesti quello che gli appassionati avrebbero voluto vedere, come mostrare l'arte. Abbiamo tralasciato molte esposizioni importanti.

Nessuno aveva creato una mostra del tutto femminile prima che lo facesse lei con Exhibition by 31 Women nel 1943. Ma la critica l'ha definita come una persona schietta. È semplicemente un pregiudizio? Non ha ricevuto il riconoscimento che meritava?
31 Women è una grande storia perché lei è una donna. Ma no, non è stato semplicemente un pregiudizio. La sua personalità ha messo in ombra i risultati che ha ottenuto. Molta gente non la prendeva sul serio. Prima del film se la maggior parte delle persone avesse cercato informazioni su di lei online avrebbe visto solo con quanti uomini è andata a letto, non i traguardi che ha raggiunto. Ciò che ha contribuito a questa storia è stato il libro che lei ha scritto in cui si potevano ricavare questi aneddoti.

Su cortese concessione di Peggy Gugggenheim Collection Archives, Venezia

Quali sono i traguardi più importanti che ha raggiunto?
Non ci sono state molte persone che si sono occupate di arte in così tante nazioni diverse. Lei ha messo mano all'arte moderna in Inghilterra, negli Stati Uniti, in Italia. È stata una figura catalizzatrice, un elemento di connessione tra tutto questo.

Dunque non è così semplice come essere sottovalutati in un mondo dell'arte che è composto prevalentemente da uomini?
Anche loro la sottovalutavano, al tempo. Se guardi l'arte a livello storico e il modo in cui si parla di lei nei libri, Peggy Guggenheim ha avuto un ruolo fondamentale nel successo di Pollock ma in tutti gli altri casi è menzionata solo come una figura marginale.

Su cortese concessione di Peggy Gugggenheim Collection Archives, Venezia

Condividi l'idea promossa nel film secondo cui ha passato la sua età adulta a comprare tutti questi pezzi d'arte per riparare la sua reputazione di giovane incosciente?
La sua vita è stata una continua evoluzione. Ha avuto bisogno di uscire dai confini della propria casa, è andata a Parigi e ha vissuto dei bellissimi momenti negli anni '20. Era libera, ha avuto molte relazioni. Ma non credo che la sua vita abbia preso forma fino al momento in cui ha scoperto l'arte. Non credo fosse troppo egocentrica e questo l'ha resa molto più attraente ai miei occhi. Voleva creare una collezione da condividere con il resto del mondo. Questo era qualcosa di nuovo per l'epoca. Credo non l'abbia fatto per riparare le cose che aveva fatto quando era giovane, penso avrebbe voluto fare sesso fino alla fine dei suoi giorni. Aveva un approccio molto moderno alla vita in un tempo in cui le donne non l'avrebbero mai pensata allo stesso modo.

E quindi?
Quando si è presentata a Venezia nel 1947 con la sua collezione era una donna divorziata, un'americana. Pensa a quanto è stata audace ad andare in una città come Venezia, famosa per un certo tipo di arte, ed esibire questi dipinti bizzarri. Li ha esposti alla Biennale e hanno avuto un'enorme influenza sugli artisti italiani di quel tempo. Non avevano mai visto un tipo d'arte che sembrava quasi esplodere fuori dalla tela, un'arte come quella di Pollock. Non avevano nemmeno mai visto Kandinsky dal vivo, solo riprodotto sulle pagine delle riviste.

Su cortese concessione della Peggy Gugggenheim Collection Archives, Venezia

Come hai deciso di approcciare la sua vita sessuale nel film?
Abbiamo usato delle registrazioni che fanno parte dell'archivio di un'altro biografo di Guggenheim, e in queste lei dice: 'Il mio libro parla solo di scopare.' All'inizio mi è stato difficile, non ero sicura di voler inserirlo nel film.

Perché?
Un regista vuole sempre proteggere il soggetto del film. Ci sono certe cose che lei ha detto nelle registrazioni che probabilmente non avrebbe voluto che comparissero in un film. Il sesso è una parte molto importante della sua vita. Se non l'avessimo incluso sarebbe stata una grave omissione. Ci sono state un sacco di altre donne che avevano una vita sessuale molto attiva, ma non per questo sono diventate famose. È stato coraggioso da parte sua parlare di questo argomento, le donne in quel periodo non lo facevano.

Uno degli scopi del film è quello di rivalutare il suo ruolo di collezionista?
Sì. Peggy era intelligente e si è circondata della gente giusta, ma ad certo punto ha deciso di fare le sue scelte. Quando visiti il suo museo puoi renderti conto della qualità dei dipinti esposti. È un'opera d'arte dopo l'altra. Ha davvero selezionato un momento nella storia dell'arte, dal 1938 al 1948, quando ha collezionato più opere d'arte. Ha fatto intendere che non voleva collezionare nient'altro che non rientrasse in questo periodo, l'ha fatto capire molto bene. Andy Warhol si è presentato a Venezia, l'ha chiamata e le ha chiesto se avesse potuto andare a visitare la collezione e lei ha risposto 'No, non puoi'. Era una testa dura.

Crediti


Testo Colin Crummy
Immagine principale Roloff Beny, Su cortese concessione del National Archives of Canada.

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