nei sotterranei di napoli insieme ai punk italiani degli anni '80

La serie fotografica di Toty Ruggieri è una pietra miliare per la cultura underground italiana.

di Mattia Ruffolo
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24 aprile 2017, 12:00pm

Nel 1984 Toty Ruggieri era uno studente di pittura all'Accademia delle Belle Arti di Napoli. Per il sud Italia quello era un periodo intenso: siamo in coda agli anni di piombo, sono gli anni dell'epidemia di eroina che, come l'epidemia di crack negli Stati Uniti, cancellerà un'intera generazione di attivisti politici. Mentre in altre città dalla musica nascevano "tribù urbane" come i paninari, i dark, i new romantics, i metallari e i post punk, a Napoli l'emergenza sociale e la catastrofe strutturale fornirono terreno fertile per la nascita di un clan indigeno unico, 'Selvaggi Napoletani', come apostrofavano i media del tempo: i 'Selvaggi Napoletani' emersero dal ventre della città dove il Diamond Dogs visse la sua avventura dal 1984 al 1987.

Un portone di ferro arrugginito a Cavone San Gennaro, Rione Sanità, apriva un accesso a un cordone ombelicale di scale ripide che, riemergendo dalle viscere della colina, collegava il club al resto della città sovrastante e questa al suo ventre stratificato: agli acquedotti abbandonati d'epoche immemori, alle chiese paleocristiane, alle cave di tufo Greco-romane, ai cunicoli militari dei Borboni, alle stalle e ai postriboli della Corte dei Miracoli. In fondo si andava a sbattere nella cabina di regia: l'abitacolo di un camion nel quale ogni notte si accavalcavano, registi e registrati, a creare visoni paleo-tecnologiche di futuri digitali che, inconsapevoli della loro valenza, anticipavano di almeno un ventennio l'avvento di un nuovo universo mediatico. La caverna maggiore tutta graffitata in stile mittel-europeo ospitava concerti, danze e azioni teatrali. Il collegamento a Bowie poi è archetipico di fluidità sessuale e trasgressione politica, inseguitori di visioni glamour di un futuro post-apocalittico e distopico.

Gli abiti, il simbolismo ed i manierismi possono essere stati simili a quelli adottati dal punk in tutto il vecchio continente ma l'esperienza del Diamond Dogs, come le vicende sociali e politiche che Napoli ha vissuto in quegli anni, è stata unica nel panorama italiano. Quel presagio di fluidità sociale, l'instabilità economica e il trasformismo politico del nostro paese non sfuggirono neanche agli artisti che operavano al confine della sperimentazione. Erano infatti gli anni in cui l'avanguardia internazionale, attratta dal fermento culturale della città, tornò a Napoli: Kounellis, Beuys, Nitsch, Kubelka e Warhol, solo per citarne alcuni, "scesero" a Napoli attratti dallo spirito giacobino dei suoi artisti e le sue interpreti. In questa prospettiva la parabola del Diamond Dogs, piuttosto che una traiettoria marginale, costituisce uno degli esempi più raffinati della rivoluzione sociale svoltasi lì durante gli anni Ottanta.

Crediti


Testo Mattia Ruffolo
Foto © Toty Ruggieri
Uno speciale ringraziamento va Yard Press per la concessione del materiale fotografico e testuale.

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