il collettivo di fotografi che mostra come il medio oriente sia molto più di guerre e lusso sfrenato

I loro scatti catturano momenti tanto placidi quanto intimi, e molto distanti dall’immagine che per anni ci hanno propinato della regione.

di Amna Qureshi
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05 maggio 2017, 7:14am

Photography Chebmoha

Negli ultimi decenni la prospettiva del resto del mondo sul Medio Oriente ha subito una polarizzazione sempre più evidente. Da una parte le immagini di guerre e violenze, dall'altra uno strano mondo fantascientifico fatto di ricchezze inimmaginabili, potere e divario sociale. Chndy, Chebmoha e Prod sono tre creativi del Golfo Arabo che, fotografando le sfumature delle loro vite e di quelle di chi abita la regione, vogliono farci dimenticare questi stereotipi. I loro scatti catturano momenti tanto placidi quanto intimi, e in generale decisamente sottovalutati nell'immagine che ci siamo costruiti del Medio Oriente.

I tre si sono conosciuti su internet, uniti dalla stessa necessità di invertire la rotta. "È un po' come se attraverso i nostri lavori stessimo creando un moodboard che faccia dire alla gente, 'Ok, quindi lì succede questo, questo e questo,' e che nella pratica è l'opposto di ciò che si vede o sente normalmente," spiega Chebmoha.

Pur essendo cresciuti in paesi diversi—Chebmoha tra Libia e Canada, Prod a Dubai e Chndy in Oman-ad accomunare i tre è anche una specie di nostalgia per un luogo che non sentono di conoscere davvero. Abbiamo parlato con loro di come stanno cercando di far cambiare idea a molti attraverso le loro foto.

Il vostro occhio sul Medio Oriente è piuttosto diverso da quello a cui siamo abituati. Ci spiegate da dove è nata questa necessità?
Chebmoha: Molto di quello che facciamo ha una componente nostalgica. Io sono cresciuto in Libia ma poi la mia famiglia si è trasferita in Canada, quindi in un certo senso è come se mi fossi perso una parte di vita del Medio Oriente—dieci anni, più o meno. Quando sono tornato ho iniziato a cercare cose del passato. Scattavo o per ricordare la mia infanzia o perché qualcosa me la ricordava. Non è nostalgia di un luogo o un momento specifico—è nostalgia e basta.
Prod: Per me la nostalgia deriva dalla scelta di ricreare i contrasti della mia infanzia, il fatto di essere cresciuto tra una città in così rapido sviluppo e la lentezza isolana di Cipro, che è il paese di origine della mia famiglia e il luogo dove tornavo ogni tot mesi. Mi interessava trasmettere quella ricerca di equilibrio tra le due parti.

Che reazioni stanno suscitando le vostre immagini a livello locale?
Chndy: Fino a tre o quattro anni fa in Oman non era semplice spiegare alla gente che sono un graphic designer e che non ho un classico lavoro con un classico orario da ufficio. Tuttora ci capita di essere guardati un po' così. Nel Medio Oriente il concetto di vita privata ha molta importanza e spesso quando si vuole mostrare qualcosa lo si fa tentando di evidenziarne la perfezione. La fotografia su pellicola mi piace perché non è perfetta, anzi: si basa sugli errori. La sovraesposizione, il non sapere come verrà la foto…
Chebmoha: Quando ho iniziato a scattare su pellicola ho ricevuto anche critiche da fotografi affermati nella regione. Mi sentivo dire cose come, "La foto è sottoesposta" o "Perché è così granulosa?" Insomma, non venivamo capiti. Ma dopo tre anni passati a fare quello che facciamo, stiamo notando un'apertura.
Chndy: Personalmente voglio continuare a fotografare qui, nel Medio Oriente. Non penso esista ancora un vero e proprio archivio di ciò che siamo e di ciò che facciamo. Non sopporto le domande tipo, "Da voi vi spostate ancora coi cammelli" o "Dov'è l'Oman?" Voglio mostrare molto di più l'Oman, perché lo conoscono ancora in pochi.

Fotografia Chndy

Fotografia Prod

Fotografia Chebmoha

Fotografia Chndy

Fotografia Chebmoha

Fotografia Chebmoha

Fotografia Prod

Fotografia Chebmoha

Fotografia Chndy

Fotografia Chndy

Crediti


Testo Amna Qureshi

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