tra le pagine di diario delle teenager arrabbiate

Nella mostra 'What She Said', la fotografa Deanna Templeton associa pagine tratte dai suoi vecchi diari a ritratti di ragazze che le ricordano com'era da giovane.

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giu 28 2016, 10:49am

Il 30 novembre 1986, una Deanna Templeton diciassettenne si trovava in camera sua a piangere ascoltando i Pink Floyd. "Sono stufa di tutte queste stronzate, ma nessuno sembra capire," scrive sfogandosi silenziosamente sul suo diario, "sono stanca di essere brutta." Questa frase apparirà a fianco di un ritratto in bianco e nero di una ragazza di nome Ali nella sua mostra What She Said, che verrà inaugurata a Los Angeles questo fine settimana.

Ali posa con la schiena nuda rivolta allo spettatore, molti anni dopo il 18esimo compleanno di Deanna, data in cui la fotografa ha smesso di aggiornare il proprio diario. I tormenti segreti che cattura, con questa luce tenue e la pelle nuda, sono un'illustrazione perfetta delle parole di Deanna, soprattutto quando scrive "mi sto stancando di me stessa, mi voglio arrendere." What She Said nasce da una speranza, la speranza che le giovani donne non si arrendano, proprio come ha fatto la stessa Deanna.

Esponendo ritratti di giovani donne incomprese prese dal proprio archivio e accompagnandole alle proprie parole d'ira e alienazione scritte negli anni '80, questa mostra cerca di fornire una prova tangibile del fatto che, indipendentemente da quanto tu ti possa sentire ansiosa o inadeguata quando ti trovi chiusa nella tua cameretta (che tu stia ascoltando progressive rock o Justin Bieber), le cose andranno meglio. I piercing all'ombelico, i tatuaggi fatti senza pensare e le t-shirt dagli slogan irriverenti non fanno altro che conferire ancora più onestà al proprio messaggio. "Spero," afferma, "che tutti ci ricorderemo quanto intensa fosse quell'età con un sorriso sul volto."

Cosa rivedi di te stessa nelle ragazze che scatti?
Ho cercato ragazze che mi ricordassero com'ero quando ero più giovane, o che rispecchiassero anche solo come avrei voluto essere. Mi hanno incuriosita molto le giovani donne che avevano uno stile tendente al punk, goth o metal ed ero anche intrigata da chiunque indossasse magliette delle mie band preferite o che avesse tatuaggi. Da adolescente ho amato molto l'album Penis Envy dei Crass e ogni volta che incontro qualcuno che indossa qualcosa su questa band è inevitabile: devo assolutamente scattar loro una foto. Poi ci sono state altre ragazze che ho fotografato perché, alla loro età, avrei voluto essere come loro. Erano l'opposto di ciò che ritenevo di essere, quindi magre, alte e belle.

Come ti è venuta l'idea di associare le immagini alle tue parole?
Ho conservato tutti i miei diari in caso un giorno dovessi avere dei figli. Volevo avere la possibilità di farli leggere in caso passassero dei periodi simili — perché io potessi capire loro e perché loro potessero capire che ci sono passata anch'io. Dopo che mio marito ed io abbiamo scelto di non avere figli, me ne sono dimenticata fino a che un giorno, qualche anno fa, mi sono ritrovata a guardare le mie vecchie fotografie.

Il mio archivio è organizzato meticolosamente, con varie cartelle ordinate per nome. Un giorno mi sono ritrovata a sfogliare la cartella intitolata "Females" ed è in quel momento che ho iniziato a individuare uno schema ricorrente: scattavo ragazze che mi ricordavano com'ero. Prima fotografavo senza pensarci molto, seguivo solo l'istinto. Una volta capita questa cosa ho pensato "penso di poter integrare le pagine del mio diario." A quel punto ho iniziato ad analizzare ogni foto per vedere quale testo ci stava bene.

Rileggendo i tuoi diari c'è stato qualcosa che ti ha sorpreso particolarmente?
Quante parolacce dicevo! Ora non ne dico mai e leggendo il diario ho scoperto che, da giovane, praticamente parlavo come uno scaricatore di porto. Ah, ho notato anche la grammatica e l'ortografia. Facevano schifo un tempo e fanno schifo anche ora. 

Qual è il tuo estratto preferito?
Non credo di averne uno preferito, ma credo che questo sia quello che meglio spiega come mi sentivo a 17 anni:

17 novembre 1986

È passato molto tempo e sono accadute molte cose. Ho visto un concerto dei Cheap Trick e ho baciato e abbracciato Robin Zander. Sono uscita con il cantante dei Doggy Style, Brad, ma è troppo strano per me! In più ho iniziato ad uscire con questo tizio metallaro di nome Erik che ha i capelli lunghi. Mi ha confuso tantissimo!! So che non voglio che sia lui il mio primo, non voglio che sia il mio ragazzo, ma voglio solo uscire e divertirmi, se possibile. L'unica altra novità è che ora peso 53 kg!! Ci credi, cazzo?! Ho iniziato la mia dieta! Oggi è andata così così, ma da ora in poi mi impegnerò di più e riuscirò ad arrivare a 45 kg. Anche se dovessi essere un'anoressica (una persona che non mangia) e dovessi tornare dallo psichiatra. Solo i miei non ne sarebbero dispiaciuti perché non sanno che voglio ancora morire.

Nov. 17th 1986 (più tardi lo stesso giorno…)

Oggi, per la centesima volta, mi sono guardata allo specchio e ho visto quanto brutta sono e quanto carina sarei potuta essere. La mia acne fa schifo! Non capisco perché. Fa schifo, la odio. Vorrei solo essere morta fino a che non va via. Qualcuno mi aiuti. Vorrei che la mia faccia fosse liscia. Beh, fanculo la dieta, ho mangiato due pasti invece di uno, quindi domani niente. Beh, vado a fare l'incazzata. Ciao. 

Cosa vorresti dire alle ragazze di oggi con questa mostra?
La mia speranza è che i giovani che vedono questa mostra — se stanno passando un periodo buio e hanno perso la speranza — capiscano che non si devono arrendere, perché tutto andrà meglio un giorno. E più che altro, non siate così dure con voi stesse.

Crediti


Testo Alice Newell-Hanson
Foto Deanna Templeton