esiste una vita oltre il fumo?

Dall'essere dipendenti dal fumo, al mandare in fumo la dipendenza. Tom Rasmussen ci parla della sua storia d'amore con le sigarette e com'è riuscito a darci un taglio.

di i-D Staff
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04 febbraio 2016, 4:32pm

Perché hai iniziato a fumare? Ci sono moltissime valide ragioni: hai 15 anni e i tuoi non ti capiscono, così decidi che il miglior modo per sottrarsi alle loro costanti imposizioni è prendere una decisione che sai benissimo disapproverebbero in pieno (lo fai di nascosto, ovviamente). È fatta! Hai già mosso il tuo primo, piccolo passo nel mondo dell'indipendenza e dell'emancipazione. Con ogni tiro sembra che le preoccupazioni della giornata a scuola svaniscano. Poi, diciamocelo, se Leo DiCaprio fuma in Romeo+Juliet, si tratta di un'altra cosa di cui parlare con lui quando lo incontrerai e poi, ovviamente, ti ci fidanzerai.

Prima sono due, poi dieci, poi trenta al giorno. Così ho fatto io: lontano dall'essere uno di quei finti fumatori che si accendono la sigaretta solo se in compagnia, se proprio dovevo fumare volevo farlo in grande stile, con uno dei sapori più sofisticati sul mercato: il tabacco della Golden Virginia.

Per i primi anni funziona perché fuma praticamente chiunque. Lentamente, però, le persone intorno a te iniziano davvero a mantenere le loro promesse stile: "Quando ho finito il liceo/ho dato l'ultimo esame l'università/ho compiuto 21 anni smetto". E va a finire che ti lasciano solo, in mezzo a una strada (almeno dopo le leggi del 2007), con le tue promesse infrante. È li che ti accorgi che ti stai pericolosamente avvicinando sempre di più alla tanto temuta definizione di "adulto fumatore", una categoria che tu e i tuoi amici ora non-fumatori avete sempre deriso. In un attimo ti ritrovi 24enne, con una decade da fumatore alle spalle.

Sinceramente convinto che si tratti di vero amore per le sigarette, non dai peso alla dipendenza che fa sentire il suo ruggito già pochi minuti dopo aver spento l'ultima sigaretta. Non c'è nulla di peggio che essere costantemente costretti affrontare quel senso di colpa nei confronti di qualcosa che ami e che pensi ormai rappresenti un'imprescindibile parte del tuo essere. La battaglia finale: fumatori vs. non fumatori. Se un tuo caro denigra la tua "odiosa abitudine", ti fumi una sigaretta per consolazione. Se è un estraneo che ti giudica, lo accusi di essere un tiranno contro la libera scelta e ti accendi una paglia di fronte a lui in un nobilissimo atto di protesta. L'ebrezza che provi quando soffi il fumo in faccia a un non fumatore è un qualcosa di indescrivibile. Perché sei innamorato e sei dipendente da questo amore.

Così sei giovane (circa) e sei invincibile. Beh, saresti così se non fosse per quel continuo soffio che senti provenire dai tuoi polmoni e la costante tosse che sembra non avere nessuna funzione se non quella di interrompere ogni tentativo di conversazione. A quanto pare, ogni sigaretta ti ruba dai 7 ai 10 minuti di vita. Fa paura, vero? Ma se finalmente metti a frutto gli insegnamenti appresi durante le infinite ore di matematica che mai e poi mai pensavi ti sarebbero serviti non sembra poi così terribile. Nel corso della mia esistenza ho fumato 109.500 sigarette circa, il che significa che ho mandato in fumo, letteralmente, un totale di 2,083 anni di vita. Ne è valsa la pena: tirerò le cuoia quando avrò 79 anni e non 81. Dai, diciamocelo, quanto fughi potranno mai essere quegli ultimi due annetti? Inoltre, i soldi che risparmierei non fumando ora li spenderei in quel momento, no?

Sembra che tutto sia in favore del fumo.

Ma ne siamo proprio sicuri? Sono le 3:45 di notte del 7 novembre 2015 e non riesco ad addormentarmi. Mi alzo per fumarmi una sigaretta, ma sono finite. Niente mozziconi, nessun rimasuglio di tabacco nel cestino della carta straccia che rovescio sul tappeto in preda all'ansia. Il negozio aperto 24 ore su 24 più vicino si trova a 15 minuti a piedi da casa mia. Eppure eccomi. Io, il mio pigiama e i sandali della Doc Martens a camminare veloce sotto la pioggia battente. Compro le sigarette, ne fumo una e… Stop, finita lì. Come quando si ha una cotta o si è fidanzati da anni, non capisco cosa mi piaccia tanto di queste bionde.

Ovviamente ho continuato a fumare per una settimana, ne è valsa la pena, ma 210 sigarette dopo non sentivo altro che il bisogno fisico. Non volevo davvero smettere, ma non volevo neanche continuare a fumare. Riuscivo finalmente a guardare in faccia la mia dipendenza e vederla per ciò che era, diciamo così.

Era arrivata l'ora di porre fine alla relazione. E, poiché sono uno con i controcazzi, lo feci di punto in bianco, nel modo più brutale possibile. Niente pacchetti d'emergenza nascosti nel cassetto dei calzini o app che si congratulano con te per aver ridotto il rischio di prenderti il cancro o che ti tengono il calcolo del denaro risparmiato (tanto lo spendevo ancora prima di metterlo da parte in ogni caso, con sommo piacere del mio guardaroba). La prima settimana è stata tutta un passare notti insonni e sudate e tossire strane sostanze nere. Le gengive mi sanguinavano ogni volta che mi lavavo i denti e la pelle della mia faccia era ricoperta da una serie di enormi chiazze rosse, seguite a ruota da una legione di pustole (chiamate affettuosamente "l'armata di brufoli post festa"). Man mano che il tempo passava, questi sintomi andavano via via scomparendo, ma il peso continuava a crescere (anche se questo sintomo è da attribuire soprattutto alla mia tendenza ad affrontare ogni pasto come se si trattasse di una gara a chi mangia di più, temo).

Ma, nella vita post fumo, anche il poetico ricordo di quelle speciali sigarette inizia a scemare. È davvero con la sigaretta in mano che ti sei innamorato? Il sesso era così figo solo per la fumata post-coito? Quando è finita e lui ti ha preso a schiaffi a parole su Instagram è stata davvero la tua fidata amica bionda che ti ha aiutato ad asciugare le tue lacrime? La risposta per me era no. Infatti, quando ripenso a quei momenti, mi rendo conto che è ciò che accadeva attorno a quella sigaretta che vale la pena di ricordare, anche se la tua vita fino a quel momento sembra irrevocabilmente legata alla dipendenza da quei kamikaze polmonari.

Volevo essere come i miei idoli Rock 'n' Roll degli anni '70 e, lontano dal volermi dare all'eroina, il fumo diventava parte integrante della mia anima creativa torturata: sempre al verde quando si trattava di fare la spesa, ma i soldi per le sigarette da rollare li trovavo sempre. Togliere quella piccola cosetta bianca dalla mia identità avrebbe voluto dire snaturare la mia stessa essenza ,o almeno questo era ciò che pensavo quando amavo ancora follemente il fumo. Che ego! Una volta passata la fase di dipendenza psicologica, è quella fisica che ti fotte veramente. Proprio come il tipico ex, una volta lasciato, l'effetto delle sigarette sul mio corpo (che ora è davvero come un tempio) ti pugnala ignobilmente alle spalle. È difficile fare una rampa di scale senza arrivare al pianerottolo annaspando in cerca di ossigeno, e metà delle mie frasi sono interrotte da fastidiosissimi colpi di tosse.

Ti rendi conto che con la dipendenza da nicotina ti trovi in un circolo vizioso che giova solamente a una persona: il magnate della nicotina. Da fumatori, siamo vittime di un gigantesco regime capitalista che maschera la libertà dell'industria di fare soldi con la nostra dipendenza, con la nostra 'libertà di fumare' e il nostro amore per il gesto. Le società globali fanno soldi sulle spalle di un grandissimo gruppo di persone che non riescono a liberarsi di questa relazione distruttiva. Mentre i loro mercati occidentali muoiono (perché sono i clienti a morire, molto spesso proprio a causa del fumo), o si riducono a causa di campagne come Stoptober, queste industrie rivolgono il loro sguardo a altre zone: ultimamente Pakistan, India e Indonesia. Qui il tabacco è tassato molto meno pesantemente, l'educazione scolastica e sanitaria sono meno diffuse e accessibili e non c'è nessun limite di età che regoli chi può fumare o meno.

Nessuno paga le conseguenze di questo magna magna se non il fumatore stesso. I fumatori si ritrovano a fare i conti con la dipendenza, il fiato corto e l'enorme quantità di soldi che se ne vanno tra tasse e problemi di salute - mentre i non fumatori non devono sopportare nulla di tutto ciò. Ci sono così tante stupide scuse che ci possiamo inventare per affidare la dipendenza alla dea dell'indulgenza, ma poi ci pensano gli ex fumatori a screditare la nostra storia d'amore con il fumo. Loro la descrivono come pura e semplice dipendenza. Che denominazione impropria. Per me è stato amore, non una dipendenza. Ora quel sentimento si è esaurito, ma si sa, " certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano". Ora per esempio sono dipendente dal guardare il video dell'esibizione di Christina Aguilera agli EMA del 2003. Nessuno può intimarti di smettere di fumare, devi essere tu a metter fine a questo amore.

Crediti


Testo Tom Rasmussen
Foto Michael Ocampo

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