cosa significa essere una giovane artista in india oggi?

In occasione dell'inaugurazione di Girls Only India, vi mostriamo alcune delle opere presenti, mentre la curatrice Antoia Marsh fa due chiacchiere con alcune delle artiste.

di Tish Weinstock
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15 aprile 2016, 10:00am

Poulomi Basu

Girls Only India è l'ultima mostra della curatrice britannica e fondatrice di Girls Only, Antonia Marsh. Servendosi di media diversi che vanno dalla fotografia, alla pittura fino alla performance, la scultura, il disegno e alcuni testi, l'exhibition mostra i lavori di 15 artiste contemporanee operanti in India. Dopo le mostra a Londra, Copenhagen e New York, Marsh continua a supportare, celebrare e promuovere le donne dell'arte.

Debuttando questo weekend al Bombay Ministry of New in un workspace collaborativo, Girls Only India arriverà in Gran Bretagna quest'estate, concludendosi con una mostra alla London's Cob Gallery. In un'anteprima esclusiva vi mostriamo alcune immagini inedite delle opere presenti, mentre la curatrice Antonia Marsh fa due chiacchiere con alcune delle artiste.

Shreya Dev Dube

Vidha Saumya

Le donne nelle tue immagini stanno starnutendo, quando è nata in te l'idea di immortalare questo momento sospeso tra dolore e piacere?
Questa serie è un'ode ai ritratti in studio. L'apparenza di queste donne è stata curata in ogni minimo dettaglio, i loro capelli sono acconciati alla perfezione e loro sono pronte per essere scattate di fronte a uno sfondo pittoresco. In questo momento mi interessava inserire l'idea di turbolenza, chiedendomi cosa potesse aggiungere una vena di drammaticità. Da qui l'idea dello starnuto, qualcosa che disturba la quiete di un'attività in potenza. Come hai detto tu, le persone sembrano essere più vulnerabili quando starnutiscono eppure cercano la sensazione di appagamento che ciò comporta. Si è impossibilitati a comunicare o fare qualsiasi altra cosa. Per intitolare le opere ho scelto tra i nomi di grandi disastri naturali, che di solito sono femminili. Quando ci si imbatte in coincidenze così assurde, ciò crea una situazione comica, grottesca, che ci fa ridere.

Nel tuo altro lavoro parli dei problemi delle politiche del corpo, dell'immagine e della sessualità. Sono questioni radicali con le quali confrontarsi. Cosa significa presentare questi lavori in India in quanto donna?
Se si parla, si ha più possibilità di venire ascoltati. Io ora parlo attraverso le mie opere, in particolare disegni. Sono felice di avere la libertà di presentare idee simili e, se la mia voce in quanto individuo importa, io parlo. Il conflitto non è l'essenza del mio lavoro, il dialogo lo è.

Julianna Byrne

Jinal Sangoi

Shreya Dev Dube

Le opere che esponi sono foto del decennio scorso. Si è trattato di un processo catartico? O stressante?
All'inizio è stato difficile cercare di trovare un filo conduttore che unisse immagini scattate in un arco di tempo così ampio. Il mio gusto si è evoluto, ma rimane comunque interessante vedere come la connessione con i miei soggetti sia rimasta la stessa.

Parlami della tua esperienza in quanto giovane regista a Burma. Pensi che sarebbe diverso ora, tre anni dopo?Quando ero a Bruma nel 2013 mi sembrava di essere nell'India di 50 anni fa. Non sono mai stata in un Paese in cui le persone sono così povere, ma allo stesso tempo sono così gentili e generose. Il vedere una donna dietro una macchina fotografica ha destato la loro curiosità e mi hanno invitata a partecipare alla loro quotidianità. Mi chiedo se, tre anni dopo, sarebbe lo stesso. Ora è una meta più frequentata da turisti e gli abitanti del posto si sono abituati all'idea di essere fotografati.

Poulomi Basu

Vidha Saumya

Aqui Thami

Perché hai scritto, "Qui una donna deve essere molestata sessualmente" sui tuoi poster? E come hai scelto dove incollarli?
L'ho scritto perché le molestie nei luoghi pubblici ci danno la persistente sensazione di essere osservati ovunque andiamo e mi sorprende che le persone non capiscano quanto sia opprimente e costante. Oltre a causare un disagio mentale e fisico, il timore di molestie viola la nostra libertà di muoverci come vogliamo e limita il nostro accesso ai luoghi pubblici. La disuguaglianza di genere e l'esclusione della donna da molti luoghi pubblici si traduce in maschilismo, un maschilismo che si appropria degli spazi pubblici, appunto. In tutto questo, per conservare la nostra rispettabilità anche in strada, siamo costrette ad adeguarci e attenerci ad un determinato modello di femminilità. Viene dato per scontato che i luoghi pubblici siano anche luoghi sicuri e io, con le mie opere, sto cercando di affrontare questo tema. Ho incollato poster in luoghi in cui io stessa sono stata vittima di molestie e con questa scelta spero di incentivare il dibattito sulla questione e smantellare l'idea che vede i luoghi pubblici come luoghi sicuri per tutti. Perciò i primi luoghi in cui ho deciso di incollare i poster sono quelli dove io per prima mi sono sentita violata, minacciata; poi sono passata a luoghi che visito frequentemente come Bandra, Fort, Colabe e Chembur.

Ti identifichi con le tue opere? Credi che una donna indiana si possa rispecchiare meglio in questo progetto piuttosto che una di un'altra nazionalità?
Sì, mi identifico con questo progetto. È nato dal mio desiderio di dar vita a un dialogo con donne che potrebbero essere state vittime di violenze sessuali in questi luoghi e si sono sentite isolate, vulnerabili o persino responsabili. Questi poster sono un tentativo di mostrare solidarietà alle donne e, allo stesso tempo, dialogare con gli uomini che potrebbero considerare questi atti come una cosa normale e non dannosa e pericolosa come è in realtà. Non si parla mai di questa esperienza collettiva femminile, che è circondata da un'alone di silenzio e, se proprio viene affrontata, viene affrontata sottovoce. Ci si aspetta che noi donne non ne parliamo perché, se siamo delle brave ragazze, dobbiamo imparare a ignorare le molestie e andarcene, come si addice alle donne rispettabili. Mi augurerei che non fosse possibile generalizzare a tal punto, ma si può: non conosco nemmeno una donna che non ci sia passata. Per questo ritengo che necessitiamo di un intervento, non solo in India, ma a livello globale. Le giovani donne non dovrebbero crescere con la convinzione che questo sia lo status quo, che gli uomini sono fatti così. Allo stesso modo i ragazzi non dovrebbero sentirsi autorizzati a comportarsi come se i luoghi pubblici e il corpo femminile fossero cose che spettano loro di diritto. Il patriarcato non fa del bene a nessuno e questa violenza continua deve cessare: le mie opere vogliono essere un piccolo passo in questa direzione.

Poulomi Basu

Shreya Dev Dube

Crediti


Testo Tish Wienstock

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