come dylan rieder ha unito lo skate e la moda

Non importa cosa la gente pensava di lui, una cosa era chiara a tutti: Dylan se ne fregava delle vostre opinioni sul suo stile e non ha mai smesso di essere se stesso fino alla fine.

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25 ottobre 2016, 9:50am

Quando è stata resa pubblica la notizia della morte dello skater professionista e modello Dylan Rieder, a soli 28 anni, i tributi hanno riempito le nostre bacheche Instagram. "Eri il mio preferito, solo perché eri tu. Ti voglio bene e mi mancherai moltissimo!" ha scritto il collega Alex Olson. "Una delle persone più gentili, umili ed incredibili che io abbia mai incontrato," ha detto Cara Delevigne, che nel 2014 ha posato con il modello per una campagna. Persino Ozzy Osbourne ha voluto condividere un pensiero con il mondo: "Uno degli uomini più coraggiosi e talentuosi. Mi ritengo fortunato per aver avuto la possibilità di conoscerti."

La morte di Rieder, dopo due anni di lotta contro la leucemia, rappresenta una perdita incommensurabile per il mondo dello skate. Non solo perché Rieder era, indubbiamente, uno dei migliori skater del mondo, o perché vederlo sfrecciare sulla tavola era una visione, ma perché era un ragazzo che è riuscito a riunire culture apparentemente molto distanti: la moda e il mondo dello skate. Ha saputo infondere nell'industria la sua unicità in quanto skater - soprattutto vista la relazione tumultuosa che c'è sempre stata tra la moda e questo sport. Questo lo ha reso un ribelle. Non si è limitato ad abbracciare totalmente la moda, ma ha possibile per gli altri skater sperimentare con i loro look, ispirarsi a culture diverse.

Solamente grazie a questo video firmato Gravis del 2010, è riuscito convincere un'intera generazione di skater a sfoggiare pantaloni attillati allo skate park...

Rieder, che tra i propri sponsor annoverava nomi come Supreme e HUF, era spesso vittima di polemiche per le sue scelte sartoriali. Celebri le sue loafers della Gravis, uscite nel 2010. "Credo che abbiano avuto molto di cui parlare quando sono uscite," ha confessato in questo epico episodio di later'd. "Sicuramente ho ricevuto qualche critica, ma cazzo, mi piacciono."

Le loafers non erano di certo le tipiche scarpe da skate. Erano eleganti, come quelle scarpe che indosseresti al finissage di una mostra d'arte. Beh, di certo ha dovuto dimostrare di avere le palle per sfoggiare quel look con orgoglio anche nella comunità skate. Per il collega Jason Dill, però, questo faceva parte dell'attrattiva di Dylan. "Guardate questo original fucker," dice, "che se ne va in giro con i pantaloni con i risvoltini, le camice tutte abbottonate, le collanine e tutta quella merda. È un figo!"

Bill Strobeck, celebre per i suoi video sullo skate, rincara la dose: "Il modo in cui Dylan si veste mi ricorda la prima volta in cui ho incontrato Dill. Era tipo, ecco qui le mie scarpe da fighetto e questi pantaloni che non indossa nessuno tranne me... Aveva a che fare con la moda, credo che a Dylan piaccia."

Questo interesse per la moda sembra averlo condotto alla sua carriera da modello; tra cui spicca la sua partecipazione a fianco di Cara Delevigne in una campagna DKNY nel 2014. Per Rieder, però, il mondo della moda e quello dello skate non sono mai stati tanto distanti. Ha continuato a sfumare i confini quando ha diretto la pubblicità per la sua linea di scarpe per HUF. Filmata a Berlino in un elegante bianco e nero, include immagini sognanti di Dylan, seduto in una stanza circondato da ragazze nude, e, ovviamente, dell'ottimo skate in slow motion. Sì, skate e modelle. E, naturalmente, anche questo video ha sollevato una marea di critiche. Un utente di YouTube ha riassunto il dibattito con un semplice commento: "Le persone odiano tutto questo perché non è ciò che è stato loro insegnato ad amare. Provate a uscire dagli schemi e trovate i vostri veri interessi. Pecore."

Non importa cosa si pensasse di lui, una cosa era chiara: Dylan se ne fregava delle vostre opinioni sul suo stile. Faceva ciò che voleva fare, andava sullo skate nel modo in cui gli andava di farlo e si metteva addosso ciò che voleva indossare, piuttosto che ciò che ci si aspetta indossi uno skater. Non ha mai smesso di essere se stesso sino alla fine.

Il suo impatto sulla moda skate è innegabile. Gli skate park hanno presto iniziato a riempirsi di ragazzini con le t-shirt bianche con il collo a V e pantaloni attillati con i risvoltini, ansiosi di catturare lo sguardo di Dylan. Seppure questo look sia andato forte per un periodo, ha presto lasciato il posto ad altre mode. I jeans degli skater sono tornati più larghi che mai e i look ricordavano vagamente quello di Mike Carroll negli anni '90. In tutto questo, però, Dylan è sempre rimasto Dylan, un ragazzo che sembrava essere sempre reduce di una sfilata, con la sigaretta tra le labbra. Insomma, l'essenza del termine cool

La sua originalità ha raggiunto un picco quando ha partecipato alla Street League, la più importante gara di skate a livello mondiale. Circondato da skater con i cappellini della Monster Energy e schermi monopolizzati dai soliti sponsor, era impossibile per Dylan non finire al centro dell'attenzione. Indossava una semplice maglietta bianca e degli slim jeans scuri. Niente loghi. Durante un evento, ha mostrato il dito medio alla telecamera, facendo riferimento all'assurdità della situazione. Il suo sorriso beffardo diceva 'non me ne frega un cazzo.'

Che vi piaccia o meno, negli ultimi anni la moda ha innegabilmente influenzato il mondo dello skate e viceversa. La 'skate week' di Vogue ha fatto sì che ogni singolo forum di skate del globo di riempisse di commenti indignati, esternazioni che hanno presto acceso un dibattito sull'appropriazione culturale. Alcuni skater si sentino come se la moda stesse cooptando il mondo dello skate, perché se indossi una maglietta di Thrasher e non sei uno skater è uno scandalo. Eppure c'è sempre stato un interscambio costante tra questi due mondi apparentemente tanto diversi: il mondo dello skate attinge alla moda proprio quanto la moda attinge al mondo dello skate. Persino lo skater professionista Eric Koston è della stessa opinione: "Che lo vogliano accettare o meno, gli skater sono dei lookbook in movimento... e anche il mondo dello skate prende spunto dalla moda! Quindi per me è tutto nella norma..." 

Rieder era l'esempio lampante di tutto ciò. Ha saputo sfumare i confini tra skate e moda come nessun altro. C'era qualcosa di molto punk in tutto ciò: Dylan non si limitava ad indossare ciò che le persone pensavano dovesse indossare, ad essere ciò che le persone si aspettavano fosse. Purtroppo non ci è dato sapere quale sarebbe stata la sua prossima mossa, la sua prossima sfida allo status quo. Ciò che sappiamo con certezza, però, è che sarebbe stato qualcosa di cui tutti avrebbero parlato. RIP Dylan Rieder.

Crediti


Testo Oliver Lunn
Immagine via YouTube