il giornalismo di moda deve essere meno accondiscendente?

La giornalista Cathy Horyn ci ricorda che "Il buon giornalismo generalmente vuole scatenare un dibattito."

di Isabelle Hellyer
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09 novembre 2016, 10:25am

La giornalista Cathy Horyn di recente ha parlato durante una conferenza di Fashionista della sua carriera e della critica di moda contemporanea. La nota scrittrice senza peli sulla lingua ha riflettuto sul suo primo lavoro per un giornale, dove si era assicurata una posizione dato che non era richiesta nessuna esperienza pregressa. 

Dopo un po' di tempo il Washington Post ha notato i suoi articoli e, dopo averla seguita per quasi 7 anni, l'ha assunta nel 1990. Attribuisce la sua schiettezza al fatto di aver lavorato per dei quotidiani, spiegando "i quotidiani non hanno a che fare troppo con i PR. Non dovevi andare incontro a nessuna casa di moda, dovevi solo dire la tua ed essere indipendente." 

"Nei quotidiani se un'azienda paga per pubblicare delle campagne di solito tu non ne sai niente." Oggi che sempre più pubblicazioni si appoggiano al digitale piuttosto che puntare al cartaceo, le osservazioni di Cathy sono ancora più interessanti. A conferenza conclusa, Cathy ci ha ricordato che "Il buon giornalismo generalmente vuole scatenare un dibattito. Anche la critica vuole fare lo stesso."

Horyn in passato aveva fatto infuriare non poco Hedi Slimane con una review poco entusiasta di una sua sfilata. Slimane le aveva poi impedito di accedere alle sue sfilate, anche se la giornalista era presente al debutto di Anthony Vaccarello per Saint Laurent.

Crediti


Testo Isabelle Hellyer

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