public school si ribella nella collezione primavera/estate 17

La prima collezione del brand da quando ha scelto di opporsi al tradizionale calendario della settimana della moda.

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09 giugno 2016, 2:25pm

Ieri Public School ha presentato la collezione primavera/estate 17 -- la prima sfilata del brand da quando ha annunciato il progetto di unire l'abbigliamento uomo e donna in due sfilate a gennaio e giugno. Questo nuovo modello biennale che unisce collezioni uomo e donna si discosta dal sistema tradizionale della Settimana della Moda, dando più tempo alla collezione di essere venduta. Public School ha seguito la scia di Burberry, Vetements, Gucci e Tom Ford e i direttori creativi del marchio, Maxwell Osborne e Dao-Yi Chow, sono i primi designer newyorkesi a rifiutare il modello tradizionale. Il tema di quest'ultima collezione è indicativo del clima che si respira nel mondo della moda: la ribellione. 

"Il concetto della sfilata rispecchia il panorama politico non solo negli States ma in tutto il mondo -- questa diffusione di falsi leader e false icone che sembrano esser state istituite ad hoc," dice Chow nel backstage. La collezione s'ispira al mondo militare e dell'atletica -- silhouette tagliate, maglioni bucati, capi smanicati a più strati e toppe dal gusto punk. Il ripetuto utilizzo del giallo shocking secondo Osborne rappresenta "un invito ad osare".

Il tema della ribellione è stato scelto da Chow e Osborne per evocare la loro "resistenza nei confronti del calendario delle sfilate". Il cambiamento ha permesso agli stilisti di "avere a disposizione più tempo per elaborare il concetto della sfilata e della collezione, perché i ritmi non erano così folli. Questo programma ci permette di mettere in ordine tutte le nostre idee," spiega Chow.

Proprio come la passata stagione di Public School, la sfilata include una componente di performance che mira a mettere in mostra la potenza della collezione sulla passerella. Il The Chelsea si trasforma in un'area in costruzione dove operai mascherati indossano tute da lavoro bianche e guanti gialli e, in piedi sopra un'impalcatura, si ergono come un monumento. Dopo che l'ultimo modello ha lasciato la passerella, gli operai si trasformano in artisti di strada e writer e la scritta "ABBIAMO BISOGNO DI UN LEADER" prende vita sui muri. Secondo Chow, questo monumento fa parte della metafora alla base della collezione: "sta opponendo resistenza nei confronti dell'idea che, al giorno d'oggi, permettiamo ciecamente a chiunque di diventare un'icona o un leader."

Crediti


Testo Emily Manning