‘bang gang’ esplora la complessità della sessualità adolescenziale

La regista Eva Husson ci parla di piccole città, social media e scappatelle.

di Hannah Ongley
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15 giugno 2016, 10:48am

Ci sono sempre quei momenti che, anche se non ti cambiano la vita, te la segnano in qualche modo: il matrimonio tra il principe William e Kate, Kanye West che sale sul palco e ruba la scena a Taylor Swift, Johnny Depp e Amber Heard che vengono condannati per il trasporto illegale di cani in Australia. Per Eva Husson, è stata una piccola notizia che parlava di un gruppo di adolescenti nella facoltosa città di Biarritz, in Francia, che organizzavano orge tra un compito di matematica e una partita ai videogiochi. Di certo non è il tipo di news che si dimentica facilmente, ma Husson ne è rimasta scossa, anche perché le ricordava la sua storia personale. Anche la regista è cresciuta in una piccola città francese e, nonostante lei non fosse solita scambiare partner sessuali come carte dei Pokémon, conosceva bene quella sensazione di irrequietezza che spesso viene causata dalla stabilità finanziaria unita all'isolamento geografico. Proprio questa storia è diventata la base per il primo lungometraggio di Husson, Bang Gang: A Modern Love Story, un racconto di formazione illuminato dai raggi del sole ambientato nel mezzo di una soffocante ondata di calore. 

Il film è stato impropriamente paragonato a Kids di Larry Clark. Entrambe le storie sono il prodotto del tempo in cui sono state scritte e lo scenario critico post-internet e post-AIDS del film di Husson le permette di prendere una direzione completamente diversa. i-D ha incontrato la regista per parlare di questa storia d'amore moderna e di cosa significa crescere in una piccola città.

Bang Gang segue la storia di cinque amici adolescenti. Le due ragazze si chiamano George e Laetitia, una skater sessualmente aggressiva e una ragazza timida e riservata che vanno a formare una coppia di migliori amiche alquanto improbabile. I ragazzi del gruppo sono piuttosto diversi tra loro, almeno all'inizio, anche se quando iniziano le feste scambiste del dopo scuola, non è più facile distinguere chi sia la zoccola, il nerd o il dongiovanni della situazione. Tutto questo, unito alla volontà di non esprimere giudizi morali sui personaggi, è ciò che rende Bang Gang un film più onesto ed intimo delle altre pellicole che si propongono di immortalare le abitudini sessuali scandalose di alcuni adolescenti. 

Il film è basato su una storia vera. Dove ne sei venuta a conoscenza e perché ti ha intrigata a tal punto?
Beh, guardavo molti notiziari, forse troppi. Ho sentito la storia e ho pensato fosse assolutamente folle. Mi è rimasta impressa in mente e anni dopo, quando stavo cercando di capire cosa volevo fare, ho pensato che assomigliasse molto al modo in cui anch'io sono cresciuta. La borghesia e la noia tipica delle piccole città; i giovani che cercano solo di divertirsi e ottenere di più della vita di ciò che è stato loro concesso. L'unica differenza tra me e loro è che nel mio liceo non ci siamo spinti fino a quel punto. Non abbiamo mai fatto sesso di gruppo. Mi chiedo cosa abbia dato vita al tutto. Probabilmente si trattava di curiosità.

Le due ragazze, George e Laetitia, vengono segnate dall'esperienza. Ad ogni modo i personaggi sono esenti da ogni giudizio morale. Perché hai evitato di farlo?
Perché si tratta della realtà di moltissimi ragazzi oggigiorno. È ciò che accade quando vivi l'adolescenza.  In molti film che parlano di teenager che vivono delle esperienze davvero forti non viene previsto che poi si riprendano dalle stesse, ma non è davvero così che siamo. Nelle nostre vite, moltissime persone riescono a superare quella fase e continuare con la propria vita, almeno parlando in termini generali. Quel tipo di racconti non sono più rilevanti per questa generazione.

L'elemento di comunicazione digitale tra ragazzi sembra essere onnipresente e YouTube gioca un ruolo molto importante. In che modo s'integra e delinea la narrazione?
La comunicazione digitale aiuta a facilitare quel tipo di comportamenti. La storia originale è avvenuta nel 1996, un'epoca in cui la scuola era l'unico vero social network. Un social network in senso fisico, capisci. Credo che sia interessante osservare come una simile possa accadere fuori dal cortile scolastico grazie all'ausilio della rete. Però alla fine si tratta delle stesse inclinazioni, degli stessi schemi. Non credo che la pellicola sarebbe stata altrettanto interessante se l'avessi ambientata in un altro tempo e in un altro luogo. C'è stato un cambiamento di paradigma che rende la dinamica più interessante da esplorare. Ero curiosa. La comunicazione digitale ha cambiato il modo in cui si affronta l'adolescenza.

Il periodo in cui è ambientato è caratterizzato da un forte elemento di ambiguità. Non sappiamo che anno sia precisamente e l'unico indicatore sono le insopportabili ondate di calore e gli incidenti che coinvolgono treni. Cosa rappresentano questi fatti per te?
L'ambiguità è voluta. Ho creato un tempo fittizio in cui il tempo e i treni impazziscono. È un riferimento diretto a quegli anni in cui noi eravamo adolescenti e c'era sempre qualcosa di davvero speciale che accadeva nel mondo esterno che rifletteva i nostri disordini interni. Credo si tratti anche un lascito dei miei studi classici. La cultura dell'Antica Grecia associava l'adolescenza a una tempesta, un periodo tumultuoso.

All'inizio le ragazze vengono divise in due categorie: facili e pudiche. Man mano che il film continua, queste definizioni sembrano diventare sempre più evanescenti. Arriva anche un quinto personaggio, un ragazzo introverso che produce musica elettronica in camera sua, che è l'outsider della situazione.
Si parla di ciò che significa essere un adolescente. Un secondo puoi essere una cosa, mentre quello dopo puoi essere qualcosa di completamente diverso. Tutto il tuo mondo collassa almeno una volta al mese o una volta ogni due mesi. Il tuo migliore amico diventa il tuo peggior nemico e poi è entrambe allo stesso tempo. ll tuo mondo è sottosopra. George e Gabriel, i due che sono perdutamente innamorati alla fine del film, probabilmente finiranno per separarsi. Va bene così. Non vivremo tutti felici e contenti. Non è di questo che si tratta.

Crediti


Testo Hannah Ongley
Foto per gentile concessione di Samuel Goldwyn Films, LLC

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