una comunità oltre lo spazio e il tempo nel dakota del sud

David Vasilev ha scattato alcuni bambini appartenenti alla comunità degli Hutteriti.

di J.L. Sirisuk
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03 agosto 2016, 9:40am

David Vasilev ha scoperto un luogo magico nel Dakota del Sud, al nord degli Stati Uniti. Mentre era intento a scattare la tribù dei Lakota nelle Grandi Pianure del Dakota del Sud è venuto a conoscenza degli Hutteriti, una comunità pacifista nata nel XVI secolo che parla tedesco e che vive secondo le proprie regole. Il fotografo bulgaro si è ritrovato in un fazzoletto di terra dove il tempo sembra essersi fermato. Ha trascorso un mese scattando i membri della colonia hutterita, concentrandosi sulle sfumature della vita di tutti i giorni dei giovani della comunità. Le fotografie catturano magnificamente questi ragazzi mentre lavorano e giocano, invitandoci ad esplorare un universo semi-sconosciuto che incorpora il calore, l'ingenuità e l'ironia dei giovani. Ogni scatto sembra unire passato e presente. Abbiamo incontrato Vasilev per parlare della sua serie.

Come hai incontrato gli Hutteriti?
Ho fatto visita ai Lakota con l'idea di scattarli per qualche settimana. Per farla breve, poco prima di lasciare il Dakota del Sud ho chiesto ad uno sciamano con cui abitavo: "Potresti consigliarmi un posto nelle vicinanze? Cerco dei soggetti da scattare." Lui ci pensò e mi ha detto, "C'è questa Wasichu che parla tedesco, sono a un giorno e mezzo di macchina da qui. Dammi la tua mappa." Era il 2004 e i cellulari avevano ancora i classici schermi in verde e nero, e non c'era il GPS. Perciò mi ha segnato qualche punto sulla mappa. 

Sembra una caccia al tesoro. Come sei riuscito a trovarli? 
Sono partito e ho guidato per 12 ore. Ho continuato a guidare e ho finito la benzina. Sono rimasto bloccato lì per due, tre, quattro ore, non so nemmeno io per quanto tempo. Ad un certo punto ho visto arrivare una trebbiatrice e un tizio si è accostato alla macchina. L'uomo anziano mi ha detto, "Hai finito la benzina? Cosa ci fai qui?" Gli ho detto che ero un fotografo bulgaro e che cercavo gli Hutteriti ma che avevo finito il carburante, perciò mi ero fermato. Lui ha detto, "Beh caro ragazzo, è il tuo giorno fortunato. Io sono uno degli Hutteriti." 

Sembra quasi una fiaba.
Mi ha dato della benzina e abbiamo guidato fino alla colonia. Ho incontrato i più anziani, il prete che è una sorta di sindaco, l'insegnante, tutti insomma. Sono le persone più religiose che io abbia mai incontrato. I bambini non imparano nulla sulla storia, la geografia o la scienza. Leggono solo la Bibbia. 

Perché hai scelto di scattare principalmente i bambini?
C'era una gruppo di ragazzini che mi seguiva sempre. Sedevano in tranquillità, mi guardavano, come puoi vedere dalle foto. Non avevano idea di chi diavolo fossi.

Come trascorrono le giornate?
Tutti si tengono occupati e i bambini danno una mano tutto il tempo - dalla fattoria all'accudire gli animali, a lavorare i campi, mentre le ragazze aiutano in cucina. Solo la domenica era il loro giorno libero mi sembra, ma non è davvero una giornata di relax perché dedicano 3 ore alla preghiera e cantano vecchie canzoni tedesche.

Cosa ci puoi raccontare di ciò che hai osservato?
Ho iniziato a comprendere che non esiste la musica, o lo sport. Non sanno nulla del mondo là fuori; credo sia il loro modo di preservare le loro tradizioni. Un giorno mi annoiavo e avevo una palla da calcio in macchina. Uno ad uno questi ragazzini hanno iniziato a venire da me. Mi guardavano come se fossi caduto dallo spazio e osservavano la palla chiedendosi "E questa a cosa serve?" Ho calciato la palla verso uno dei bambini e lui l'ha presa in mano. Ho detto, ''Nein, nein, nein," puntando il dito verso i suoi piedi. Ho cercato di spiegargli le regole del gioco. Dicevo, "Questo è un team e questo è un altro." Ma nessuno capiva il concetto di squadra. Stanno sempre tutti assieme in un unico gruppo e perciò si limitavano ad osservare, "Perché mai dovremmo separarci?" Non dimenticherò mai quel giorno in cui ho cercato di insegnare il calcio agli Hutteriti. Alla fine abbiamo iniziato a calciare la palla a caso. 

Quando hai tirato fuori la macchina fotografica si sentivano a loro agio?
All'inizio quando uscivo con loro erano interessati a me, ma alla fine a nessuno interessava più che fossi lì. Hanno iniziato a fare le loro cose ed è stato lì che ho iniziato a seguirli di più. Sono diventato un bambino Hutterita ed ero uno di loro che correva in giro, osservando il mondo attraverso uno spioncino. 

C'è un momento in particolare che non dimenticherai mai?
C'era una bambina di nome Else e aveva credo 12 anni. Giocava a piedi nudi con un maiale, le ho fatto qualche foto e mi ha chiesto, "Hai visto l'oceano?" Non avevo capito che non sapesse nulla di geografia, perciò le chiesi, "Quale oceano?" e ha sbarrato gli occhi. Disse, "Ce n'è più di uno?" È stato il momento in cui ho capito dove mi trovavo, quanto fossero cresciuti diversamente e quanto fossero ingenuamente belle le loro vite. 

davidvasilev.com/

Crediti


Testo J.L. Sirisuk
Foto su gentile concessione di David Vasilev

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