#zeghet – con la loro campagna le donne olandesi invitano a parlare apertamente di abusi sessuali

Anke Laterveer ci racconta la sua storia e incoraggia le donne a parlare degli abusi sessuali subiti per poter cambiare davvero le cose.

di i-D Staff
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11 novembre 2015, 11:13am

La settimana scorsa la comica olandese Anke Laterveer ha fatto una confessione in diretta TV. Ha parlato apertamente di un'esperienza sessuale che le è capitata a casa contro la sua volontà. Dopo la trasmissione ha lanciato su Twitter la campagna #zeghet (che si può tradurre come say it - ditelo) per incoraggiare le altre donne vittime di esperienze simili a parlarne liberamente. L'argomento è spesso ignorato e le persone lo vedono come una sorta di tabù.

Quest'anno le statistiche affermano che più del 40% delle giovani donne olandesi sono state molestate sessualmente. È una cifra considerevole, ma il risultato di un questionario che ho sottoposto ad alcune donne che conosco mi conferma che la percentuale sembra essere esatta. La maggior parte delle storie che ho sentito sono accadute durante l'adolescenza. All'inizio di quest'anno l'autrice, giornalista e presentatrice TV Alma Mathijsen ha scritto nel giornale olandese NRC di come, alla tenera età di 16 anni, ha avuto un incontro sessuale contro la sua volontà. Alma condivide con noi quello che le è successo e ci spiega perché la campagna #zeghet è così importante per chiunque sia stato abusato sessualmente.

"Ricordo che mi sono svegliata senza sentire alcun dolore. Era la mia prima volta e avevo 16 anni. Sono entrata in doccia e ho sciacquato via le ultime tracce di sangue dalle cosce. Quel pomeriggio ho trovato il coraggio di parlare di quello che era successo con una delle amiche con cui ero in vacanza. Stavamo passeggiando lungo il fiume, vicino al tavolo da picnic su cui ero stesa la notte prima contro la mia volontà.

"È scivolato sopra di me."

I grilli attorno a noi frinivano come pazzi, ricordo questo suono pulsare come il battito di un cuore nelle mie orecchie.

"Mi ha tolto la camicia."

Il sole brillava in cielo in maniera così accecante che non riuscivo neppure a guardare l'acqua del fiume.

"Mi ha tolto le mutande."

Guardavo dritto davanti a me e la mia amica faceva lo stesso; abbiamo continuato a camminare.

"Ho detto no, anche se non sono sicura che lui l'abbia sentito, così l'ho detto di nuovo."

La strada per arrivare al paese era lunga e faceva caldo. Stavo piangendo, ma non capivo veramente il perché.

"Credo," ha detto la mia amica, "che dovremmo andare a prendere una pillola del giorno dopo."

Quelle poche cose che sapevamo riguardo al sesso ci erano state insegnate durante le lezioni di educazione sessuale alle scuole superiori. Era tutto quello che sapevamo. Non avevo nemmeno idea che quello che era successo contava come un abuso sessuale. Non ne avevo la minima idea. Ricordavo bene le immagini delle donne urlanti nei film, violentate brutalmente da uomini malvagi. Ma l'immagine di qualcuno che, coscientemente, si spingeva fino a superare una linea già tracciata, era qualcosa che non conoscevo.

Così siamo andate a prendere la pillola del giorno dopo. Non avevo il coraggio di chiederla io, allora ha fatto finta di averne bisogno lei. La donna dietro al banco della farmacia ci ha chiesto due volte se volessimo veramente la pillola del giorno dopo - non ci credeva. Anche se avevamo 16 anni sembravamo entrambe molto più giovani, senza seno e con i brufoli sul mento. Ho ingoiato la pillola in strada. Subito dopo siamo andate all'acquario.

Mi piacerebbe tanto dire a quella ragazzina sedicenne che quello che le era successo quella notte non era normale. Se a quel tempo avessi saputo che c'erano tantissime altre storie del genere non mi sarei sentita così sola. Avrei forse avuto il coraggio di parlarne con qualcuno allora? Qualche mese fa ho scritto un articolo per nrc.next riguardo alla zona grigia dell'abuso sessuale. Ha suscitato molte risposte e una mi ha toccato in modo particolare. Una ragazza, anche lei di 16 anni, mi ha inviato una mail dicendo che qualcosa di simile era capitato anche a lei. "Ora so che non sono sola," ha detto.

Su Twitter l'hashtag #Zeghet è diventato un trend. Ci sono un sacco di uomini e donne che condividono le loro esperienze riguardo all'abuso sessuale. Vorrei che fosse esistito qualcosa del genere anche quando ero adolescente."

#Zeghet è importante perché questo, ovviamente, non è solo un problema che riguarda le donne olandesi. Rapecrisis riporta che nel Regno Unito una donna su cinque ha subito una qualche forma di violenza sessuale, e solo il 15% di queste lo ha denunciato alla polizia. Sorprendentemente il 90% delle donne violentate, come Alma Mathijsen, conoscevano il responsabile prima dell'abuso.

#Zeghet può davvero cambiare le cose perché porta fuori dall'ombra il tabù dell'abuso sessuale e lo pone sotto i riflettori. Dà alle vittime di tutto il mondo l'opportunità di sentirsi meno sole e rappresenta una piattaforma in cui esse possono condividere la propria storia.

Alma Mathijsen

Crediti


Testo Alma Mathijsen
Foto Stephan Vanfleteren

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