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l'america di daniel clowes

Ha scritto la serie a fumetti che ha cambiato la storia delle graphic novel, è l'ideatore del più bel film tratto da un fumetto, ma per lui la sua carriera è stata semplicemente "non noiosa." Due chiacchiere con Daniel Clowes.

di Adam Fletcher
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04 marzo 2015, 8:05am

"Avevo questa idea", dice il pioniere dei fumetti Dan Clowes, "di non cambiarmi, e di mettere su carta qualsiasi pensiero malato mi venisse in mente, e se sentivo qualcosa di scomodo o sgradevole, il mio obiettivo era andare sempre in quella direzione..."

Clowes ricorda il capolavoro surrealista Like a Velvet Glove Cast in Iron. La storia è percorsa nel suo fumetto rivoluzionario Eightball, che si sviluppa su 10 strani capitoli tra lo snuff porn, folli teorie di cospirazioni, ragazze mezzo-pesce arrapate, e una mappa segreta tatuata sulla schiena di un cane senza faccia. Era Twin Peaks prima di Twin Peaks; un confuso incubo di dialogo indiretto alla Pinter ed estetiche distorte di serie B, in inchiostro bianco e nero, con una pagina sconcia e quella dopo in cui non riesci a trattenerti dalle risate. La serie ha preso l'idea di ciò che i fumetti potrebbero essere: sempre sull'orlo della pazzia, e portati oltre il limite.

I primi 18 numeri di Eightball andavano dal 1989 al 1997. Ora, per la prima volta, vengono ripubblicate in un'edizione deluxe. Un paio di decenni dopo, diventano un'affascinante capsula del tempo di un'altra era. Clowes ha cercato di catturare l'America che lo circondava - ha disegnato un posto pervaso da ossessivi fannulloni, kitsch americano, femme fatale caustiche, esseri spregevoli sudati, culture snob estenuanti, e nerd magnificamente e inutilmente aggressivi. La serie è tanto importante, come un'istantanea della Generazione X dell'America degli anni '90, quanto la musica di Kurt Cobain, la scrittura di Douglas Coupland e i film di Kevin Smith. Eightball ha definito lo spirito di un'epoca, e così facendo, ha ridefinito la posizione del fumetto nella cultura popolare.

"Siamo usciti da un'era che stava morendo nei fumetti." Dice Clowes dal telefono dalla sua casa in California. "I ragazzi che hanno rivitalizzato Marvel negli anni '60 sono svaniti, e sono stati rimpiazzati da ragazzi che li imitavano, rimpiazzati successivamente da ragazzi che li imitavano a loro volta, era la quarta generazione di fumetti noiosi e orrendi. Allo stesso tempo tutti gli head shop, i negozi che vendevano oggetti per la droga, venivano chiusi - ed erano i luoghi dove i fumetti underground del livello di Robert Crumb venivano venduti, e stava così sparendo anche questo. Non c'era più nulla, sembrava tutto morto. Ma c'era un'intera nostra generazione che era cresciuta con Mad magazine e National Lampoon e le commedia dei Monty Python e Richard Pryor, e volevamo fare bei fumetti. All'improvviso queste persone sono apparse in tutto il mondo, cercando di fare qualcosa di diverso, è stato un miracolo avere un pubblico. Eravamo una piccolissima branca dell'industria del fumetto - non ci sembrava di star prendendo il posto qualcos'altro ..."

Clowes nota che l'estetica acuta e intellettuale che lui cercava era solo una goccia nell'oceano in un mercato pieno di stanchi riempitori di tavole. Eightball potrebbe non aver mai ottenuto così grande attenzione se l'editore, Fantagraphics, non avesse deciso di puntare su un'idea. Invece di cercare di conquistare i ragazzini fanatici di supereroi che frequentavano i tipici negozi di fumetti, ha deciso di vendere Eightball in negozi di dischi alternativi. Qui si poteva trovare un'audience su misura, composta da ragazzini frustrati, alla ricerca della prima ondata di grunge, che non si sentivano per nulla rappresentati dalla cultura mainstream. Ed ecco il ragazzo strambo che li ritrae su una pagina, scrivendo storie taglienti e tristi su punk, sfigati, dischi grandiosi e vite senza scopo. Era un ambiente perfetto. Comprare Eightball era come comprare l'ultimo album sub pop, rappresentava sia una fonte d'intrattenimento che una dichiarazione di chi eri, in un periodo in cui le tribù giovanili erano più facili da definire. L'affinità di Clowes con questo pubblico era molto profonda, anche se a lui "non piaceva nessuna delle canzoni degli anni 90", il suo umorismo sarcastico, il suo tedio, il suo amore per il kitsch e il suo manoscritto ironico hanno colpito nel segno. Clowes ha riempito le pagine di Eightball con caricature spietate delle sue stesse manie, descrivendosi come un codardo emotivo o un inefficace misantropo che si incupisce per le più piccole banalità del mondo. Infatti, è quasi un sollievo trovarlo nella nostra conversazione ancora più geniale dello stronzo malefico che fuoriesce dalle sue pagine…

"Non mi piacciono i comici che non applicano lo stesso esame minuzioso su se stessi." Spiega i suoi ritratti che non nascondono nulla: "Sembra sempre che sia propaganda a quel punto.. stavo solo cercando di esaminare le mie opinioni personali. C'è molto di me che dice che odio qualcosa, odiare nello stesso modo in cui si dice 'amo la pizza', non per davvero, era più un gesto di definizione del personaggio. Avevo 26 anni e quando hai quell'eta capisci chi sei solamente capendo prima chi non sei."

È stato quando Clowes ha deciso di provare qualcos'altro, oltre a questi ritratti divertenti e risoluti, che creò la storia che innalzò Eightball dalla cultura di minoranza a uno status iconico: Ghost world.

"Quando ho creato la storia di Velvet Glove", ricorda, "era talmente uomo-centrica che mi sono sentito come se tutto quello che stessi facendo al tempo, era soltanto ricreare una versione di me stesso. Allora ho pensato, devo inventarmi personaggi che siano più lontani da me possibile. Non credevo di essere in grado di scrivere di una vecchietta, cosi ho scritto di studentesse del liceo che sembravano del tutto diverse da me, e ho provato a rappresentarle nel modo più onesto possibile. Le trovavo interessanti e divertenti ma anche un po' spaventose. Cos'altro potevo volere in un personaggio?"

Le due ragazze, Enid e Rebecca erano delle adolescenti ciniche che perdevano tempo vagando per centri commerciali, bar e marciapiedi di piccole cittadine americane senza nome. Colorata con un attenuato e crepuscolare blu, la storia era un'interpretazione pin point degli scherzi agrodolci e delle preoccupazioni della vita da teenager. È stata una hit istantanea, sia commercialmente che tra i critici. Quattro anni dopo l'episodio finale di Ghost World, apparso in Eightball #18, Clowes ha trasformato la storia nell'omonimo film nominato agli Oscar con Steve Buscemi, Thora Birch e la giovane Scarlett Johansson nel suo primo ruolo di successo. Così facendo ha creato una delle poche trasformazioni credibili della storia da fumetto in film, anche se Clowes, sempre attento a non auto celebrarsi, affermerà soltanto che gli "piace pensare al film come un'entità indipendente e non soltanto a una ricreazione poco originale del fumetto."

Parlando diventa palese che l'intero processo di guardarsi indietro diventa l'anatema dell'artista. Ha continuato a pubblicare fumetti acclamati dalla critica sin dall'aver messo Eightball in una semi-permanente interruzione, e descrive il processo di rilettura delle sue produzioni degli anni '90: "È quasi traumatico, quando guardo una pagina si scatena la memoria di cosa stavo facendo quel giorno. Lo trovo quasi paralizzante." Quando gli ho chiesto se cambierebbe qualcuno dei personaggi tanto amati di Eightball la risposta senza sorpresa è stata "probabilmente no", gli piace "bruciare tutto e ricominciare da capo."

Mentre giungiamo a termine e Clowes riflette sulla serie che l'ha reso celebre, non ha la parola pronta da pronunciare con un perfetto sorriso sulle labbra. Non si crogiola in un pudore nostalgico, non celebra il ruolo di Eightball nel cambiamento che ha avuto nella percezione dei fumetti nel mondo e non si ripiega su qualche aneddoto hollywoodiano su Steve Buscemi, ma riconosce che Eightball ha sconfitto la sola cosa contro la quale molti dei suoi personaggi si ribellavano.

"Che cosa pensi di tutto questo?", riflette, "Mah, direi giusto che non è noioso."

danielclowes.com

Crediti


Testo Ian McQuaid

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