chi è @sosadtoday, l'account twitter che ironizza su ansia e depressione

"I am anxiety"

di i-D Staff
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05 aprile 2016, 9:27am

Quando Melissa Broder mi risponde al telefono, lo fa immersa nella vasca da bagno della sua casa a Venice, California. Le dico quanto suoni come una cosa lussuosa e lei mi risponde che non lo direi mai se avessi visto la sua vasca da bagno. Broder è conosciuta per le proprie poesie ma, dallo scorso anno, è uscita allo scoperto (con una rivelazione "in tre fasi", come lei stessa la definisce) rivelandosi l'autrice che sta dietro all'account Twitter ormai diventato un cult, @SoSadToday. A partire da quel momento la sua vita è cambiata. Seppur si occupi ancora di poesia (la sua quarta raccolta, Last Sext, sarà pubblicata quest'anno), ha pubblicato un libro di saggi personali ispirati al proprio account Twitter. Se non siete su Twitter, @SoSadToday è un feed di missive vagamente depressive, ma comicamente oneste e consapevoli in cui risulta fin troppo facile immedesimarsi. Un esempio: "Entro nel club che sto già piangendo," "Voglio essere invisibile, ma anche figa," "Sono il gelato di cui ti sfondi quando sei sola e pensi alla tua adolescenza distrutta."

Anche se tutti possono riconoscersi nei tweet, o almeno riderci su, Broder aveva paura di rivelare la propria identità. "È l'unico segreto che io abbia mai mantenuto e l'anonimità mi ha permesso di essere più libera in un certo senso. Ero sicura che tutti mi avrebbero odiata" spiega. Eppure, almeno fino ad ora, So Sad Today, ha attirato solo sostegno e consensi. "Per Broder sarebbe stato facile continuare a nascondersi nell'anonimato e pubblicare un libro e riempirlo con i tweet più popolari di @SoSadToday," ha scritto Bryn Lovitt su Vanity Fair, "ma lei ha deciso di mettersi in gioco e produrre un trionfo di prosa preoccupantemente vera."

Il libro So Sad Today non è una lettura leggera. È una confessione nata da anni di riflessioni e riabilitazione emotiva. Affrontano svariati argomenti: dal fetish del vomito, all'ansia, alla malattia e la dipendenza da internet. Il suo modo di scrivere, però, è come una pacca sulla spalla, un "Hey, anch'io mi sento così."

Mentre si trovava ammollo nella sua vasca poco lussuosa, abbiamo parlato di Internet, dei suoi rituali di scrittura e di sopravvivenza.

Nel libro poni molta enfasi sul corpo e su come lo si vuole controllare. Nelle tue poesie però, sembra che tu voglia muoverti oltre ai limiti del corpo. Nulla sembra essere compromesso dal tempo.
Qualche anno fa, ho sviluppato un astio nei confronti di tutto ciò di accessibile ci fosse nella mia poesia e può essere che io sia solo una piccola stronza pretenziosa, ma alla fine è la mia arte. Comunque, non volevo che ci fosse spazio per la cultura pop. Non volevo fosse qualcosa di facilmente accessibile, così tante cose sono accessibili e temporanee al giorno d'oggi. Allo stesso tempo, però, amo ciò che è accessibile e temporaneo. Si tratta di una parte imprescindibile di me che esploro attraverso la prosa. La poesia però, è il desiderio di completezza: ho la possibilità di creare un mondo in cui rifugiarmi mentre con i saggi posso dirti di più sul perché voglio scappare dalla realtà e trovare riparo in un mondo alternativo. La ragione per la quale voglio scrivere, quindi, è l'abilità di creare un altro mondo in cui muovermi. Il processo creativo mi salva perché mi dà speranza. Nessuno me lo può portare via, è una cosa che appartiene solo a me. 

La tua voce in @SoSadToday è diversa dalla tua voce poetica?
@SoSadToday è un tentativo di stare bene. Fa ridere il fatto che l'abbia chiamato così, perché la mia depressione non si manifesta attraverso la tristezza. Penso che, quando ho iniziato con l'account, stessi provando tristezza insieme a una quantità di altre cose. I miei attacchi d'ansia mi facevano star male, ma la depressione non si manifesta sempre attraverso la tristezza. Era più una sensazione di terrore. Se dovessi creare l'account ora, lo chiamerai "So Scared Today." La mia ansia è diventata un meccanismo di difesa contro la mia depressione e la mia tristezza. La paura è più reale per me, ma penso che sotto quella paura ci sia una profonda tristezza.

Siccome l'account è stato anonimo per così tanto tempo, il libro ha rappresentato un tentativo di smascherarmi almeno un po'. Ci sono cose che provo che non posso confidare ai miei amici o nemmeno a un amante. Non sono a mio agio quando lo dovrei essere. Per quanto il libro risulti rivelatore in questo senso, c'è ancora così tanto dentro di me che non faccio sfiorare e vedere a nessuno. Mi ci sono avvicinata con il libro, ma ci sono cose che semplicemente…beh, cambio continuamente. Siamo degli esseri in costante evoluzione e non ce ne rendiamo nemmeno conto, ci sono paure e dubbi nel nostro subconscio che ogni volta fanno scattare nuovi meccanismi di difesa. Penso che il libro si sia avvicinato ad essere meno superficiale e più reale. Il libro rappresenta, probabilmente, solo uno dei tanti lati della mia persona.

Giusto. Ci troviamo costantemente a confrontarci con la versione pubblica di noi stessi.
Da un certo punto di vista, tutti abbiamo un lato di noi che mostriamo agli altri. È la nostra immagine di noi stessi, anche se non gli diamo mai voce o non ne parliamo mai. Ma chi siamo in realtà? Per potersi inserire nella società, dobbiamo indossare una maschera.

Ti senti mai come se dovessi essere all'altezza del personaggio che ti sei costruita online?
Penso che tutta la mia via, non importa chi io sia, come mi presenti o in che situazione mi trovi, non mi sentirò mai abbastanza.

Quando stavi cercando la risposta e tentavi di rimanere sobria, dove hai cercato il senso delle cose attorno a te?
È molto imbarazzante da dire, ma quando ho iniziato con l'alcohol e le droghe, per un paio di settimane ho pensato di essere la reincarnazione di Jim Morrison. Che cosa stupida. Primo, non gli assomiglio per niente, secondo, non vorrei essere lui. Però credo che con lui, certi filosofi esistenzialisti e alcuni poeti della Beat Generation abbiano rappresentato il mio primo assaggio di Sai la verità? Era un'idea a cui io potevo aggrapparmi. Ero convinta e qualcuno che come Jim sarebbe riuscito a capire, ma mi è passata subito. Grazie a Dio.

Quando prendevo allucinogeni lo facevo in nome di un'esplorazione che mi doveva portare sulla via della verità. Però non ero in grado di tradurre il tutto a parole. Ho capito che alla fine siamo tutti la stessa cosa e tutto è come un videogame. Se non riesco ad arrivare alla verità, lo faccio capendo che ci sono diversi strati di realtà e che ne ho visto solo uno fino ad ora. È una cosa intensa. Forse non riuscirò mai a raggiungerli tutti. Nella fase finale delle mie dipendenze, ha smesso di essere una piacevole ricerca di conoscenza ed è semplicemente diventato un tentativo di rimettermi in sesto.

Quando hai ripercorso questi momenti della tua vita c'è qualcosa che ti ha sorpreso in particolare?
È curioso, ma non scrivo molto del mio passato lontano. Penso che gran parte del libro sia basato sugli ultimi 10-15 anni. Non c'è molto della mia infanzia. Ci vuole molto lavoro per riuscire a mantenersi a galla: terapia, psichiatri, altre forme di recupero. Non credo si tratti di una mancanza di consapevolezza, quanto una carenza di autostima. Quindi posso dire che nulla di tutto ciò che è accaduto mi ha stupita davvero.

Ciò che intendo è che sei un'esperta nell'arte della sopravvivenza e a volte è difficile guardarsi indietro e dire "Ho fatto questo."
Sicuro. Penso che ciò che mi ha permesso di sopravvivere siano me stessa e la mia scrittura. Ho guardato negli occhi il nemico, perché io stessa sono il mio nemico. É un continuo ciclo di distruzione e rinascita.

Come una fenice.
Come una fenice, baby.

Crediti


Testo Sara Black McCulloch
Immagine Grand Central Publishing

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