il vero volto dei rally—straight ups da chi sta al volante

Abbiamo incontrato tre piloti a bordo della Abarth 124 Rally per scoprire come si gestisce l'adrenalina prima della partenza, quando tutto può succedere.

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ott 25 2017, 1:44pm

È il 1972 quando a Verona e dintorni si sentono rombare per la prima volta i motori delle auto da rally. Siamo alla prima edizione del Rally Due Valli. Tra i mille motori rombanti e pronti a darsi battaglia tra curve e asperità spiccano quelli Abarth, punto fermo nel mondo delle corse automobilistiche sin dagli anni Settanta. Intanto, da quella prima competizione passa quasi mezzo secolo. Arriviamo al 2017 e Abarth è ancora una delle case automobilistiche più rilevanti nel mondo del rally, e non solo: sarebbe impossibile oggi parlare di macchine senza citare il marchio torinese, vuoi perché negli ultimi anni la sua immagine è passata da brand per appassionati di quattro ruote a vero e proprio emblema di coolness italiana, vuoi perché il suo design si caratterizza per le linee eleganti e sinuose. L'evoluzione del brand non passa inosservata, per cui a settembre noi di i-D decidiamo di unire le forze con Abarth, che diventa partner ufficiale del party d'inaugurazione della Fashion Week di Milano (qui e qui trovate un sacco di foto bellissime dell'evento, nel caso ve lo foste persi; invece qui vi conviene dare un'occhiata se sono solo le Abarth a interessarvi). Ma una festa alla Fabbrica del Vapore non ci sembrava il posto giusto per suggellare la riuscita dell'insolita coppia moda-motori: decidiamo invece di avventurarci nel territorio d'elezione di Abarth: il rally, appunto.

Andiamo quindi in Veneto, dove tra panorami mozzafiato e la trepidazione delle prove speciali—dai nomi decisamente evocativi, come Santissima Trinità e Ca' del Diavolo—la competizione offre uno spettacolo unico nel Campionato Italiano di Rally di Auto Storiche. Lo scorpione nero è lì a lottare per accaparrarsi il gradino più alto del podio. L'emozione degli spettatori è innegabile. Nell'aria c'è una certa tensione, perché una competizione di rally non è un evento da tutti i giorni, anzi. Così, andiamo a incontrare tre piloti italiani che gareggiano con l'iconica Abarth 124 Rally del team Bernini, curiosi di capire proprio cosa li anima e stimola a dare sempre il massimo sul tracciato.

Andrea Modanesi, 19

Come hai iniziato a correre? Ho sempre corso, anche con i GO-KART. Un anno fa, mio padre— che gareggia da tempo come navigatore—mi ha fatto un regalo: la patente da rally. Era mercoledì quando l'ho presa, e il sabato ero già a provare le auto da rally. Non vedevo l'ora.

Come è stato il Rally Due Valli 2017? Mi ha colpito la risposta del pubblico: mi hanno chiesto di fare foto e firmare autografi, anche se sono nuovo in questo tipo di competizioni, non godo della fama di alcuni miei colleghi. Però ho capito che ai veri appassionati non interessa se sei un campione o se sei in testa al gruppo.

Come funziona il lavoro con i navigatori e il rapporto con loro? Una settimana prima della gara studiamo insieme i percorsi delle tappe: calcoliamo la raggiatura delle curve, cercando poi sconnessioni o buche sull'asfalto per capire in anticipo come affrontarle. Il navigatore prende nota delle indicazioni che avrò bisogno di sentire durante la gara—soprattutto nei passaggi complicati. Comunque, il lavoro non finisce quando scendiamo dalla macchina. Il percorso viene ripreso con una telecamera e la sera in albergo lo studiamo di nuovo insieme. Una cosa fondamentale per me è la tranquillità: ho bisogno di un navigatore che mi infonda un senso di pace quando sto guidando.

Cosa significa per te correre? Tre cose: concentrazione massima — quando corro è come se tutto quello che si trova all'esterno dell'auto non esistesse—adrenalina e passione.

Cosa provi alla partenza e all'arrivo di una gara? Dopo tutto il lavoro delle ricognizioni sono pronto a mettermi in gioco e a confrontarmi con gli altri durante la partenza. All'arrivo, invece, posso rilassarmi perché ce l'ho fatta, posso passare ad analizzare cosa è andato bene e cosa si può migliorare.

In quali altre occasioni della vita provi sensazioni simili a quelle che ti danno la velocità e le corse? A livello mentale, sciare è come guidare l'auto in rally, è uno sport individuale in cui contano la concentrazione, la determinazione e l'adrenalina.

Fabrizio Andolfi, 28

Come hai iniziato a correre? Ho iniziato a 18 anni in una piccola gara vicino a casa. Mio padre correva nelle gare di rally negli anni '80, mia madre faceva da navigatore e anche mio fratello—che ha quattro anni in meno di me—corre. Insomma, è una cosa di famiglia.

Come è stato il Rally Due Valli 2017? Sicuramente non è stato uno dei più semplici da gestire. Abbiamo avuto qualche problema: il primo giorno il navigatore non si sentiva al massimo della forma e abbiamo anche rotto un cerchio; questo ci ha fatto perdere tempo in gara.

Come funziona il lavoro con i navigatori e il rapporto con loro? Un pilota passa moltissimo tempo in compagnia del proprio navigatore, quindi ci deve essere fiducia. È lui che ti dà la strada: non puoi conoscerla a memoria, anche se registriamo tutti i tracciati con le GoPro. In ogni caso, lo stesso rally può cambiare di anno in anno. Ho gareggiato qui a Verona due anni fa e per l'edizione 2017 una sola prova speciale era uguale a quelle del 2015. Ogni volta è come correre una nuova gara.

Cosa significa per te correre? È uno sfogo. L'adrenalina è tanta. Oltre a divertirmi, scarico anche la tensione, come in qualsiasi altro sport.

Cosa provi alla partenza e all'arrivo di una gara? Soprattutto tensione, ma dopo i primi chilometri non ci penso più: devo concentrarmi su troppe altre cose. All'arrivo, invece, provo soddisfazione, ma dipende ovviamente dal risultato. Di base, comunque, quando si scende dall'auto alla fine di un tracciato la sensazione prevalente è la felicità: i problemi ci sono sempre, ma arrivare al traguardo è una soddisfazione.

In quali altre occasioni della vita provi sensazioni simili a quelle che ti danno la velocità e le corse? Il rally è unico, ha un suo fascino tutto particolare. Non riesco a descrivere bene l'emozione che mi dà. È legato a far funzionare bene tutta una serie di elementi diversi per portare a casa dei buoni risultati.

Andrea Nucita, 28

Come hai iniziato a correre? Mio padre correva negli anni '80. Mio fratello, che ha quattro anni in più di me, corre anche lui. Io ho iniziato quando avevo 18 anni e sono dentro al mondo delle auto da quando ne avevo 10: ero il classico bambino che stava in mezzo ai meccanici per imparare tutto quello che poteva. Per me è stato automatico, anzi, sarebbe stato quasi strano se non avessi iniziato a correre.

Come è stato il Rally Due Valli 2017? È stato entusiasmante. Abbiamo portato a casa un risultato eccezionale e tanti dati da confrontare con gli altri. Io corro per vincere e vivo tutto con molta passione. Sono stato felice di vedere l'impegno di tutto il team. Ho fatto di tutto per ricambiare i loro sforzi.

Come funziona il lavoro con i navigatori e il rapporto con loro? Non deve essere solo un rapporto sportivo: ci vogliono sintonia e piena fiducia per affrontare quelle curve. Quando corri con lo stesso navigatore anche 12 gare all'anno, è normale che nasca un rapporto anche personale — anche quando non ci sono le gare, ci sentiamo tutti giorni. Oltre alle competenze tecniche, contano anche i valori umani delle persone con cui lavori E questo vale anche per il team.

Cosa significa per te correre? Mettermi in gioco. Mi piace la competizione in tutto: nella vita quotidiana, in quella professionale e nello sport. E mi piace anche vincere. Voglio essere il più bravo possibile in quello che faccio, quando capisco che non sono portato per qualcosa, sono abbastanza lucido da decidere di lasciare stare: che lo faccia un altro, più bravo di me.

Cosa provi alla partenza e all'arrivo di una gara? Quando parto ho un atteggiamento positivo, voglio avere le condizioni migliori possibili. Le sensazioni di fine gara, invece, dipendono molto da come è andata [ride].

In quali altre occasioni della vita provi sensazioni simili a quelle che ti danno la velocità e le corse? Non sono tante, ma di base le sensazioni più forti me le danno mia moglie e la mia bimba— anzi, sono anche superiori a quelle della corsa. Loro vengono prima di tutto. Sono loro che mi fanno sentire al meglio anche quando sono in gara.

Crediti


Testo Federico Martelli
Fotografia Maurizio Annese
Contenuto realizzato in collaborazione con Abarth