cali thornhill dewitt e la capsule con converse e slam jam

Cali, Darryl Jackson e Gabriele Casaccia ci raccontano "Your Silence Gets You Nothing" in un'intervista creata in collaborazione con Converse e Slam Jam.

di Jacopo Bedussi ; foto di Ivan Grianti
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28 novembre 2017, 11:54am

Un piovoso sabato pomeriggio milanese allo Spazio Maiocchi riscaldato dal vibe californiano e punk di Cali, sicuramente uno degli artisti più interessanti e radicali della sua generazione. La collaborazione nasce tra lui, Converse e Slam Jam con l'idea di creare una nuova linea di abbigliamento basic e dalle linee pulite che potesse unire qualità di materiali premium che vengono anche dall'abbigliamento tecnico come il Gore Tex a uno storytelling bold, punk e in un certo senso politico. Da qui il nome del progetto, nelle parole di Cali dove Your Silence Gets You Nothing è un consiglio e una dichiarazione di intenti insieme, cioè un invito a fare, dire, agire, chiedere, lavorare e insomma in un certo senso ribellarsi e impegnarsi per ottenere quel che consideriamo importante, per noi stessi come per la collettività, così da spostare sempre un po' più in alto l'asticella che segna cosa è possibile e cosa no.

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Il suo lavoro è famoso per utilizzare il linguaggio, proprio le parole, e dare vita a una serie di interazioni che si creano nell'analisi dello spettatore, tra queste parole e immagini. Anche qui, dove il messaggio è 'esprimiti' e 'comunica' e 'fai' nelle sue parole diventa affascinante e meno diretto ma più cool, e nella ripetizione riga dopo riga in inglese, farsi, italiano, coreano, francese, russo ed ebraico assume anche una sua forma visiva, che poi ritroviamo sui 17 capi essenziali della collezione: t shirt a maniche lunghe e corte, hoodies, fino a all'espressione più tecnica con la Gore Tex Utility Jacket, in 3 strati di nylon waterproof e la nuova Chuck Taylor 70, anch'essa ricostruita in Gore Tex e waterproof, ispirata alle scarpe da hiking.
Le immagini associate riguardano la natura: un lupo, un'aquila... ed esprimono visivamente quella spontaneità a cui le parole si riferiscono.

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Darryl poi ci ha raccontato di come Converse intenda ampliare sempre di più il suo lavoro sull'abbigliamento, e di farlo attraverso progetti che portino messaggi forti che spicchino per il loro racconto. Citando le sue parole 'Tutti conoscono la Chuck Taylor, ma c'è di più' ad esempio una grande heritage di military-wear e la voglia di andare oltre un'unica icona.

Gabriele insiste su questo aspetto del messaggio e di creare abiti che superino la funzionalità, che ovviamente c'è ma non è sufficiente senza la consapevolezza che ogni capo ha un suo valore semiotico.

Ancora Cali: 'I vesititi che scegliamo sono una divisa che definisce sia la nostra individualità che il nostro essere parte di una comunità. Ed entrambi questi aspetti sono davvero molto importanti oggi, io devo essere libero di non essere per nulla d'accordo con qualcuno eppure continuare ad essere suo amico'. Sembra scontato ma non lo è, in un'epoca dove la polarizzazione delle opinioni attraverso la rivoluzione social è forte come mai prima.

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Un'altra parola fondamentale in questo progetto è 'youth'. 'Ogni anno nasce una nuova generazione di giovani, anzi in realtà succede proprio ogni giorno. E quindi nasce nuova energia. E questa onda conia parole nuove, un nuovo linguaggio, e quando io avevo 16 o 17 anni avevo persone più grandi di me che mi incoraggiavano. E penso che questo sia il ruolo fondamentale degli adulti, di incoraggiare le nuove generazione. Odio quando persone della mia età dicono ai ragazzi che si stava meglio prima. Non era meglio, era solo diverso. E le esperienze che un giovane fa adesso sono importanti esattamente quanto quelle di qualunque altro giovane in passato. E ogni esperienza va rispettata e incoraggiata, anche se magari non riusciamo a capirla fino in fondo.'

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Sulla controcultura, indubbiamente key asset di Converse che ne è diventato icona, dal grunge a tutte le chuck taylor bucate e distrutte che ognuno di noi ha indossato al liceo: 'Non so cosa sia la controcultura oggi, ma sicuramente la controcultura con cui sono cresciuto oggi è mainstream. Ma ci saranno sempre ragazzini che faranno cose nuove fighissime che la maggior parte della gente non capirà, e quella è la migliore energia. Non mi interessa la nostalgia o la glorificazione di qualche decennio del passato. Mi fa schifo l'idea di vivere continuamente in un passato mentale e ascoltare i Doors e pensare di essere nato nel momento sbagliato della storia. Questo è l'unico tempo che puoi avere e quindi è per forza quello giusto.'

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A tal proposito ci sono ancora differenze tra la scena americana e quella europea? 'Non credo, no. Ci sono alcuni dettagli che rimangono radicati, ad esempio sono stato a Copenhagen e ho notato che tutti i giovani indossavano dolcevita neri. A Orange County ovviamente questo non succede. Ma a livello profondo la condivisione dei valori tra i giovani è la stessa in tutto il mondo, e internet ha reso questa cosa possibile e penso sia ottimo'.
Si aggiunge Darryl 'Quello che cambia è l'interpretazione di fenomeni condivisi. Magari la stessa maglietta è indossata in modo diverso a Milano e a Tokyo. Ma il suo significato e la sua energia sono condivisi.' Allora quali sono adesso queste grandi vie dei canti che uniscono i teenager in tutto il mondo, la musica certo come è sempre stato e sarà sempre, ma che altro? 'Le sneakers, ad esempio. Sono davvero un nuovo linguaggio. Può capitarmi di andare a Berlino e indossare un paio di sneakers, e incontrare un ragazzo e io guardo le sue snakers e lui guarda le mie, e anche se letterlamente non saremmo in grado di scambiare due parole ci capiamo lo stesso. E sappiamo di essere parte di una certa cosa'. E forse questo è il modo perfetto per spiegare a chi non capisce cosa significhi, oggi, streetwear.

Crediti


Testo di Iacopo Bedussi
Fotografia di Ivan Grianti
Direzione Creativa Gloriamaria Cappelletti
Contenuto realizzato in collaborazione con Converse e Slam Jam

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