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una donna, mille anime: perché vedere il documentario su joan didion

Su Netflix è uscito 'Il Centro Non Reggerà', documentario che ripercorre la vita della scrittrice americana Joan Didion. Qui vi spieghiamo perché tutti dovrebbero vederlo, non solo gli appassionati di letteratura.

di Amanda Margiaria
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10 novembre 2017, 12:08pm

Immagine tratta dal trailer Netflix

Sono le mani a ipnotizzare lo spettatore, a catturarne l’attenzione. Le mani irrequiete di Joan Didion sembrano muoversi a caso. Sono impossibili da non notare. Gesticola, si tocca le spalle, i capelli, allunga le scarne dita verso la telecamera, quasi volesse afferrarne l’anima nascosta, farla sua. A rimanere impresse sulla retina di chi guarda sono le vene bluastre: pulsano sotto un etereo strato di pelle che sembra fatto di carta velina. Linee scure a ricordarci che dietro quell’apparente movimento casuale c’è una donna che capisce il mondo meglio di chiunque altro. Già dopo qualche minuto, l’impressione è che le parole non bastino: Joan Didion articola lentamente le sue frasi, si ferma spesso, fa lunghe pause prima di riprendere, ma le mani non si fermano mai, come a dire: “quello che non riesco a esprimere a parole, lo esprimo con i gesti.”

Tolto il materiale (tanto) d’archivio, quello che rimane del documentario Joan Didion: Il Centro Non Reggerà sono proprio le riprese della scrittrice ormai 80enne che, seduta sul divano del suo appartamento, commenta e ripercorre i momenti salienti di una vita intera. A scandire la narrazione sono le copertine dei libri scritti dalla Didion, che diventano punti fermi in una caotica esistenza e segnano il susseguirsi delle diverse fasi attraversate da quella che è oggi una della icone culturali più rispettata al mondo. Si parte, ovviamente, con Verso Betlemme e, passando per Diglielo da parte mia, L’anno del pensiero magico, Prendila come viene e John Wayne: a Love Song, si arriva a Blue Nights, ultima produzione testuale dell’autrice. Una carrellata letteraria che si sforza di essere chiara, ma rischia a volte di sottomettere la realtà alla letteratura, quando la grandezza della Didion sta nell’esatto opposto: saper addomesticare la letteratura e soggiogarla al volere della realtà.

A ogni libro sembra corrispondere una nuova Joan. Giovane editor di Vogue, reporter innovativa tra gli hippie della California negli anni ’60, moglie di un altro celebre scrittore (“non so cosa significhi essere innamorata, non è questo che è successo tra me e John,” confessa nel documentario), madre involontariamente assente di Quintana e poi anziana signora distrutta dal dolore scaturito dalla perdita quasi contemporanea di marito e figlia. Viene spontaneo chiedersi chi sia la vera Joan, quale delle tante presentate racconti davvero l’interiorità di una donna che tutti conosciamo solo attraverso ciò che ha deliberatamente scelto di raccontarci nei suoi libri, saggi e articoli. La risposta che sembra volerci dare Il Centro Non Reggerà è semplice, forse banale nel suo essere la pura verità: Joan Didion è tutte queste donne insieme, e non avrebbe potuto essere altrimenti.

Le etichette, infatti, a Joan non piacciono per niente. Ripete più volte che la scrittura è un processo di cui si serve per scendere a patti con la meaninglessness, l’assenza di significato, da cui si sente circondata. E braccata, probabilmente. Non ci sono confini chiari nell’esistenza di questa donna, non ci sono temi che non tocca in quanto scrittrice: romanzi, non-fiction, commento politico, reportage sociali, teatro, cinema, tutto la interessa e tutto può essere potenzialmente materiale adatto ad allontanare da sé l’impressione che sia il caos a regnare sovrano su tutti noi. Evitare di mettere paletti a Joan Didion, evitare di definirla esclusivamente scrittrice o icona culturale o quant’altro: qui sta il vero pregio di questo documentario. Sarebbe stato facile limitarsi a mostrare una delle tante facce di Joan, quella di temeraria giornalista d’inchiesta che definisce pure gold, oro puro, l’incontro con una bambina di cinque anni strafatta di acidi, così pittoresca, risoluta e totalmente identificabile nella sua professione da essere una certezza in termini cinematografici. Un personaggio, insomma. E invece questa non è che una delle tante Joan, e perché volerla definire, d’altra parte.

Lo scampato pericolo della macchietta sembra farsi però pericolosamente vicino quando la scrittrice e amica Susanna Moore ricorda la routine della Didion nella sua casa ad Hollywood: “Veniva in cucina la mattina tardi […] Prendeva una bottiglia di Coca Cola dal frigorifero e indossava gli occhiali da sole. Era silenziosa.” Ma anche in questo breve quanto iconico aneddoto, le immagini sullo schermo sembrano suggerire allo spettatore che no, la pigra scrittrice in occhiali da sole non è Joan, ma solo una delle sue infinite sfaccettature. Il centro, le spiegazioni univoche, la linearità e la visione d’insieme non reggeranno, è vero, ma è proprio questo il bello. È questo che ci insegna Joan, nei suoi libri, come in questo documentario.

Crediti


Testo Amanda Margiaria
Foto tratte dal trailer Joan Didion: The Center Will Not Hold