Fotografia di Carmine Romano

"ora posso dire di amare la pelle che abito"

"Sono cresciuta con queste cicatrici che segnavano il mio corpo. E loro sono cresciute insieme a me, non ricordo un momento senza di loro." Hawa A Najjar​ ci ha raccontato la sua storia, insegnandoci un bel po' di cose sull'accettazione personale.

di i-D Staff
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13 novembre 2019, 2:36pm

Fotografia di Carmine Romano

Possiamo affermare con certezza che oggi gli stereotipi di bellezza si stanno modificando radicalmente: la figura della donna "perfetta" sta piano piano scomparendo, così come anche lo stereotipo della modella taglia 38 che rispecchi determinati standard di magrezza e altezza, possibilmente un po' imbronciata, con le ossa che spuntano qua e là e i capelli rigorosamente lunghi. Tutto lontanissimo dalla realtà, talmente lontano che la realtà è entrata a gamba tesa nel mondo della moda e ha preso a calci tutte quelle idee artificiose e discriminanti. Non esiste un corpo senza difetti: ognuno di noi è differente dagli altri, proprio grazie alle sue caratteristiche particolari e ai dettagli che lo rendono unico.

La società di oggi sta andando dritta verso una direzione che celebra l'unicità e non solo accetta il "difetto" estetico ma lo supera. Le smagliature, i fianchi morbidi o le cicatrici sono semplicemente lì, parti che definiscono e, se vogliamo, rendono speciale ogni corpo, senza innescare una serie di giudizi di valore sulla persona al di là del suo aspetto. Per questo, negli ultimi anni sono nati numerosi progetti che riflettono su questo passaggio estetico, etico e identitario, proprio come la serie di scatti del fotografo Carmine Romano, che ha immortalato e "intervistato" la giovane Hawa A Najjar, una ragazza vittima di un grave incidente che le ha completamente cambiato la vita, costringendola a rimettere in discussione le sue posizioni riguardo al concetto di bellezza e alla percezione del corpo.

Lasciamo quindi la parola a Carmine e Hawa, che tra delicati scatti e altrettanto evocative parole ci accompagnano in un racconto del percorso affrontato da Hawa stessa.

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“Avevo otto anni quando è successo. Ero tornata da poco a casa da scuola e stavo giocando a palla, quando improvvisamente cadde giù dal balcone e io mi sporsi dalla ringhiera per vedere dov'era andata a finire. Non mi accorsi che accanto a me c’era una candela profumata. In un attimo il fuoco divampò sulla mia maglietta. Prima che io mi accorgessi di cosa stava accadendo, le fiamme erano già ovunque. Urlai chiedendo aiuto e mia mamma, che era al piano di sotto, corse da me e mi disse di rotolarmi sul pavimento, in modo da spegnere le fiamme.

Tutto ciò che seguì fu solo confusione, tra il risveglio in un’ambulanza e lo stato di stordimento in ospedale il giorno dopo. Non riesco a ricordare nei dettagli l’intero incidente, l'unica sensazione che mi è rimasta impressa è che ero completamente sotto shock e non riuscivo a capire che cosa stesse succedendo. Trascorsi tre mesi in ospedale per riprendermi e subii molte operazioni per riportare la mia pelle in salute. Ora ho un innesto di pelle che mi ricopre dal collo allo stomaco. La pelle mi è stata tolta dalla schiena, quindi ho delle cicatrici che si estendono dalla parte anteriore della schiena fino al sedere e alcune anche sulla parte superiore delle braccia."

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"Ora ho vent’anni, quindi sono cresciuta con queste cicatrici che segnavano il mio corpo. Sono cresciute insieme a me, non ricordo un momento senza di loro, attraverso i miei occhi vedo semplicemente la mia pelle, non cicatrici in quanto tali. Sono parte di me al punto che non mi rendo neanche conto che le persone quando mi passano accanto le osservano con curiosità, tanto che solitamente se ne accorgono le persone con cui sono, mentre io non ci faccio caso.

Il mio ambiente è sempre stato positivo e non mi ha mai fatto sentire male o diversa per via della mia pelle. La mia famiglia mi ha supportato il 100% delle volte. Per i primi anni è stato difficile affrontare la situazione, perché ero continuamente dentro e fuori dall’ospedale per una serie di operazioni e controlli. Ai miei genitori dico semplicemente grazie. Certo, ognuno ha i suoi punti deboli, ma non bisogna mai permettere che ci facciano sentire inferiori alle persone con cui interagiamo. Cresciamo tutti e impariamo attraverso l'esperienza.

Per me, frequentare finalmente la scuola d’arte mi ha permesso di superare tutte le barriere che avevo in testa. Per quanto riguarda le mie insicurezze, frequentare un ambiente in cui ci si può esprimere liberamente e non esistono giudizi mi ha cambiato la vita.

Ora posso dire di amare la pelle che abito.”

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Crediti

Fotografia di Carmine Romano
Stylist Roberta Astarita
Modella Hawa A Najjar

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