gus van sant non è solo un regista incredibile, ma spacca anche come fotografo

Lo abbiamo intervistato per farci raccontare i suoi 30 anni di carriera, tra cinema, fotografia e arte.

di Felix Petty; traduzione di Carolina Davalli
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28 ottobre 2019, 10:23am

Questo articolo è originariamente apparso in versione cartacea sul numero di i-D The Post Truth Truth Issue 357, Autunno 2019

Tra tutti i registi americani degli ultimi 30 anni, uno in particolare si è distinto per via della sua eccentricità e del suo sguardo libero dalle richieste del mercato. Stiamo parlando di Gus Van Sant, che nel corso della sua carriera ci ha regalato una filmografia con cui pochi, pochissimi altri registi possono competere. E non sono mancati i riconoscimenti, sia dal mondo indie che da quello hollywoodiano. Nel 2003 ha vinto la Palma d’Oro a Cannes ed è stato nominato due volte come miglior regista agli Oscar. I suoi film sono amati in tutto il mondo, da Will Hunting - Genio Ribelle al disturbante Elephant, da Belli e Dannati a Milk. La sua sensibilità camaleontica ha saputo catturare, approfondire e restituire le vite di criminali, assassini, rock star, tossicodipendenti e skateboarder, concentrandosi su una ricerca di indagine e analisi dei drammi adolescenziali, dei sogni degli outsider e del potere dell’amicizia.

Ma Gus non è solo un regista globalmente riconosciuto e ammirato. Nel corso degli anni ha continuato a scattare, portando con sé la macchina fotografica ovunque andasse. Parte delle sue immagini sono poi confluite in un libro di 108 Polaroid, una sorta di diario visivo che raccoglie oltre 15 anni di casting, restituendo un'intima cronologia delle persone che il regista ha conosciuto e con cui ha lavorato. Per noi di i-D, Gus ha deciso di mettere di fronte alla sua macchina fotografica un’altra star: Zoë Kravitz. E non potevamo farci scappare un'occasione simile, così abbiamo preso la palla al balzo e l'abbiamo intervistato.

Ciao Gus, come stai oggi? Su cosa stai lavorando?
Sto molto bene oggi. È il mio compleanno, quindi faccio le cose che si fanno di solito il giorno del proprio compleanno.

Com’è stato scattare Zoë Kravitz per questo numero di i-D, il The Post Truth Truth Issue?
Io e Zoë ci siamo conosciuti a una festa qualche tempo fa, e ci siamo stati simpatici fin dal primo momento. Non vedevo l’ora di scattarla per la copertina di i-D. Abbiamo un po' di amici in comune e lei ora è sposata con un ragazzo di Portland, nell'Oregon. È stato bello poterla conoscere meglio, è una persona magica.

Cosa ti piace della fotografia, e in particolare della ritrattistica?
Non mi considero un fotografo eccelso, ma ho fatto moltissimi ritratti alle persone negli ultimi 30 anni e più. Per me, è un modo di ricordarmi di loro. Cerco di adottare approcci diversi ogni volta che scatto una foto, ma gli scatti che hanno avuto più successo sono stati dei banalissimi ritratti.

Scatti ancora tante Polaroid?
Ho perso la mia macchinetta Polaroid originale, quindi l’ho rimpiazzata con una che poi si è rotta, e tra un’interruzione e l’altra non ho fatto tante foto con quella tecnica. Quelle di Zoë sono state scattate con una Hasselblad digitale, che ha un formato simile.

Chi è il tuo fotografo preferito? E perché?
Penso che il mio preferito in assoluto sia F. Holland Day, che viene considerato uno dei principali esponenti della corrente pittorialista. Si trattava di fotografi che lavoravano come dei pittori, manipolando e componendo le loro foto, invece che adottare uno stile documentaristico.

Cosa rende un fotografo bravo nel suo lavoro?
Per me, di solito, lo scatto è un momento isolato, qualcosa di passeggero. Uno sguardo, un evento, una luce particolare, un posto, una persona. Qualcosa che c’era per un brevissimo momento e che non tornerà mai più.

Cosa ne pensi di Instagram e dell’impatto che ha sulla fotografia e sull’immagine?
A essere onesti non sono molto pratico di Instagram, ho aperto un profilo ma faccio fatica a tenerlo aggiornato, quindi non saprei come rispondere.

Qual è il miglior consiglio che ti sia mai stato dato?
Uno abbastanza utile è: segui i tuoi sogni.

E il miglior consiglio che potresti dare a qualcuno che vorrebbe seguire le tue orme?
Segui i tuoi sogni.

Tantissimi dei tuoi film riguardano l’idea di giovinezza, famiglia, essere degli outsider — cosa ti porta a queste narrazioni?
Penso che riflettano il modo in cui vedo me stesso, quindi ci ritorno di continuo perché sono le cose a cui mi sento più legato.

Il tuo film più recente — Don’t Worry, He Won’t Get Far on Foot — parla di un fumettista quadriplegico. Com'è nata questa storia?
Tutto è nato quando mi è stato chiesto di fare un film su John Callahan, ma il progetto è rimasto bloccato per 20 anni. Finalmente ho trovato un modo per farlo, ma all'inizio era semplicemente un lavoro commissionato.

C’è un attore con cui vorresti lavorare?
A volte incontro delle persone circondate da un'aura di pace e sento immediatamente il desiderio di lavorare con loro. Ora come ora sarebbe Jimin dei BTS. Mi piacerebbe fotografarlo, anche, ma forse quello un po più in là, no?

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Se vi siete persi l'editoriale di Zoë Kravitz scattata da Gus Van Sant, eccolo qui comunque:


Crediti

Testo di Felix Petty
Fotografia dall'archivio di Bruce Weber

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