a metà tra ricordo del futuro e sogno del passato: vi presentiamo la tattoo artist @ana_litica_

I suoi tatuaggi uniscono reale ed astratto, diventando evocative "linee incerte e geometrie sciolte."

di Amanda Margiaria
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02 maggio 2019, 10:10am

Tatuaggini è la rubrica di i-D che vi fa conoscere i nuovi tattoo artist italiani di cui non avete mai sentito parlare. Sono giovani, hanno uno stile unico e stanno riscrivendo le regole della loro industria. Li scegliamo perché rispettano i valori in cui i-D crede e per cui lotta da sempre, che sono tolleranza, diversity e inclusività. Oggi vi presentiamo LINEEINCERTE_GEOMETRIESCIOLTE. Se volete farvi tatuare da lei, questo è il suo account Instagram. Siamo sicuri risponderà ai vostri DM in tempo zero.

Ci racconti il primo tatuaggio che hai fatto? Quanto eri terrorizzata da 1 a 10?
I miei primi dieci tatuaggi in realtà li ho fatti su di me, per prendere dimestichezza. Devo ammettere che il primo, in un certo senso, è stato tremendo! Ricordo di essermelo fatto in classe al liceo, banco in prima fila; ero una quattordicenne armata di ago da cucito della nonna (caduto molteplici volte a terra) e china Pelikan, quella per le penne per capirci. Ci pensavo da un po’ e mi portavo sempre dietro nell’astuccio la mia rudimentale “attrezzatura” e beh, quel giorno mi stava talmente annoiando la lezione che ho pensato fosse il momento giusto per farlo!

Ero davvero tranquillissima e ovviamente senza disinfettare o lavare nulla mi sono tatuata queste linee sul polso. Doveva essere un filo che passava sotto la pelle anche se fino ad oggi ci hanno sempre visto tutti due frecce. Capendo che con l’insieme di quei punti potevo creare una linea ho realizzato che potevo anche disegnarci. Così ho cominciato ad esercitarmi nei punti che potevo meglio nascondere a mia madre e mi sono riempita un piede, poi lo sterno, i fianchi.

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Come descriveresti il tuo stile? E come lo hai sviluppato?
Difficile da spiegare, è la prima volta che mi trovo a descriverlo. Credo di poterlo definire proprio analitico/compositivo: è infatti l'unione di figurativo (quello che esiste e che vedo, o il ricordo di qualcosa che ho visto) ed astratto (cioè la realtà parallela che si crea nella mia testa nel momento stesso in cui la vedo e ripenso a questo qualcosa).

Quando disegno faccio riferimento a soggetti reali (architetture, ambienti e oggetti) cercando però di fissarli nel foglio così come li sento; come la mia testa li elabora, le domande spontanee che mi pongo, dove si sofferma il mio occhio e perché o a cosa mi rimandano determinate forme e così via. Registro e analizzo quello che vedo/ricordo e quello che di conseguenza penso, cercando di stendere questo doppio percorso reale/astratto sullo stesso piano.

Il mio stile ha cominciato a cambiare molto proprio quando ho cominciato a tatuare, perché volevo tatuare i miei disegni ma per farlo dovevo renderli "tatuabili". Ho quindi dovuto applicare una semplificazione e una sintesi davvero estrema del segno, che volevo sempre più grafico e pulito, arrivandoci infine eliminando le sfumature e i chiaroscuri, sostituiti da campiture piatte o larghi tratteggi e allenandomi molto nella precisione e pulizia del segno stesso.

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Credo che il tuo nome su IG dica molto di te, LINEEINCERTE_GEOMETRIESCIOLTE. Ci spieghi come lo hai scelto?
Con "linee incerte e geometrie sciolte" faccio riferimento al mondo delle visioni, del ricordo, a una memoria indefinita e alle sensazioni che cerco di rappresentare. Nei miei disegni sono spesso presenti linee "tremolanti", proprio perché ripescate da una memoria che non mi è chiara. Non rappresentano solo i mobili presenti in quell'ambiente, ma anche quello che in quella stanza è successo: esperienze, tensioni, energie che là si sono consumate o discorsi che sono stati affrontati. Insomma, così definisco quel mio tratto in cui racchiudo tutte le cose astratte, impalpabili e temporanee che succedono nei e ai soggetti che indago.

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Tatui usando la tecnica Stick and Poke, perché?
Per i primi due anni pensavo fosse solo l'inizio, un "primo step" prima di passare alla macchinetta. Per un po' ho cercato di mettermi da parte i soldi per comprarmene una, ma non ci sono riuscita. Così dopo tre anni mi sono chiesta se a quel punto non fosse il caso di continuare a tatuare a mano e "specializzarmi" in quello. Ho analizzato bene la pratica e ho capito che per me era molto più profonda e mi rispecchiava: è calma, lenta e naturale perché segue il mio ritmo, un ritmo dato da un movimento umano, non meccanico, nel quale riesco a trovare il mio tempo (necessario a concentrarmi su ogni singolo punto) che diventa anche il tempo di chi sto tatuando, con il quale ho la possibilità di dialogare in assoluta tranquillità. È quasi dare più importanza al processo del tatuaggio che al tatuaggio in sé. Negli anni ho fatto anche qualcosa a macchina e sì, non mi dispiace, ma non mi soddisfa come tecnica e non crea quella dimensione pacata dell’handpoke nella quale mi ritrovo a pieno.

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Quale consiglio daresti a chi vorrebbe iniziare a tatuare oggi?
Credo che il miglior modo per imparare a tatuare sia "semplicemente" tatuando, quindi è buona norma avere amici pazzi che si offrono come cavie. Sicuramente non bisogna aver paura di essere giudicati, ad esempio da chi lo fa da più tempo (tutti abbiamo iniziato da qualche parte). Sembra banale, ma è stato il mio più grande blocco: ci ho messo quasi quattro anni per riuscire a definire i miei disegni "tattoo sketch" e proporli come tali in uno sketch book. Analogamente, anche aprire un profilo Instagram dove esporre senza paura i miei lavori non è stato semplice per me. Però è stato proprio nel momento in cui l'ho fatto, in cui sono riuscita a dire con convinzione "io tatuo", che ho davvero cominciato a tatuare.

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E invece per chi si vuole fare il primo tatuaggio che consigli hai?
Per un primo tatuaggio consiglio qualcosa di non troppo grande ma soprattutto non troppo figurativo, perché all'astratto si possono attribuire e riattribuire molti e diversissimi significati; inoltre sicuramente di farlo in posti non troppo dolorosi ed "esuberanti", come può essere la pancia. Per esperienza, inoltre, propongo di farlo in un posto che non si abbia troppo sott'occhio (un indeciso potrebbe stancarsi facilmente).

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Quanto conta la bravura tecnica nel tuo lavoro?
Conta tanto, ma è "relativa" al singolo pezzo: posso fare un tatuaggio estremamente preciso come uno più "sporco", dai contorni indecisi, ma in entrambi i casi c'è la stessa "bravura tecnica" sfruttata in modi diversi: non sono fatti bene o male, sono tecniche diverse che si adeguano alle necessità del soggetto.

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Tre tatuatori a cui ti ispiri?
Paolo Bosson, David Schiesser e Valavie.

Il miglior studio di tatuaggi in Italia?
Questo è un mio punto debole... Purtroppo non li conosco, perché mi sono sempre tatuata in posti "alternativi" o diciamo "non ufficiali" (vicoli nascosti, scantinati, case di amici). Sinceramente non sono mai entrata in uno studio di tatuaggi, se non Inksist a Macao. Ora tatuo lì, e mi sento davvero a casa... Quindi posso dire che per me è il migliore.

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Oltre ai tatuaggi, fai anche bellissime illustrazioni. Quali sono le tue altre passioni?
Studio Scenografia e Arti performative all'Accademia di Brescia. Mi sono davvero innamorata di questa facoltà, perché racchiude praticamente tutte le mie passioni: la danza (in particolare contemporanea), il teatro (recitazione), la scultura e la sua progettazione (soprattutto in forma d'installazione).

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Altro tatuatore che abbiamo intervistato di recente per la nostra rubrica e che siamo sicuri vi piacerà:

Crediti


Intervista di Amanda Margiaria
Immagini su gentile concessione di LINEEINCERTE_GEOMETRIESCIOLTE

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