60.000 e-mail di hillary clinton sono state trasformate in opere d'arte

Un supermercato che prima è stato teatro, cinema ed università. Un duo di curatori, Francesco Urbano Ragazzi. Un artista, Kenneth Goldsmith. Venezia e la Biennale. Queste le coordinate per capire HILLARY: The Hillary Clinton Emails.

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08 maggio 2019, 3:29pm

Arte, consumo, parole, immagini. Una ricostruzione dello Studio Ovale in un luogo dove le persone entrano a comprare, scaffali pieni di merci che nei giorni dell’arte veneziani potrebbero anche essere scambiati per un’enorme istallazione artistica. Slittamento di senso e di tempo. Tutto questo e ancora di più è HILLARY: The Hillary Clinton Emails, visitabile dal 9 maggio al 24 novembre 2019 a Venezia presso il Despar Teatro Italia in occasione della 58esima Biennale di Arti Visive.

Per capire meglio questo inusuale e imperdibile progetto abbiamo fatto un’intervista a tre con artista e curatori,

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Francesco Urbano, HILLARY KENNETH GOLDSMITH © Giorgio De Vecchi GERDASTUDIO 19

Federica Tattoli: The Hillary Clinton Emails è nata una sera dell’autunno 2016 nel flagship store di Missoni nel cuore di Manhattan, dove avete discusso di come l’arte può affermarsi in qualsiasi luogo come istituzione a sé: da un fast food al deep web, passando per quello stesso negozio. Potete dirmi qualcosa di più in merito alla genesi del progetto?
Francesco Urbano Ragazzi: Stavamo lavorando per il progetto Surface Conversion, una piattaforma d'arte lanciata da Angela Missoni all'interno della Boutique di New York. È un progetto visionario che ci ha permesso di presentare artisti centrali per la lettura della scena americana, come Jonas Mekas e Cheryl Donegan, in uno spazio molto diverso da quelli delle gallerie e dei musei in cui siamo soliti vederli. Quello, così come gli altri che hai citato, sono per noi luoghi della realtà che meritano lo stesso trattamento di un museo: noi pensiamo infatti che l'arte è l'istituzione di sé stessa. Non l'istituzione, che invece sarebbe nulla senza l'arte.

Con The Internet Saga, il nostro centro di produzionne curatoriale mobile, abbiamo riflettuto sistematicamente su questo principio e sulla sovrapposizione con il reale ed è così che abbiamo realizzato una serie di mostre che hanno preso vita tra il 2015 e il 2019 in contesti particolari come il Burger King di Venezia, l'Auditorium del CERN a Ginevra, l'appartamento inabitato ai Frigoriferi Milanesi, le sedi della Biennale di Bucharest, il sito internet del Centre d'Art Contemporain Genéve.

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Kenneth Goldsmith, The Hillary Clinton Emails (detail) 2019

Federica Tattoli: Quando e perché avete deciso di ambientare la mostra in una location così particolare? Il Despar Teatro Italia è un luogo che ha cambiato diverse destinazioni d'uso: è stato teatro, sala cinematografica, università, edificio abbandonato e infine supermercato.
Francesco Urbano Ragazzi: Kenneth [Goldsmith, autore dei lavori The Hillary Clinton Emalis, NdA] ci aveva parlato del suo desiderio di realizzare un'opera dedicata alle e-mail di Hillary Clinton. Era l'autunno del 2016 e lui aveva già iniziato a stamparle nella versione Rainbow—quella che si troverà anche nel catalogo della mostra edito da NERO. A quei tempi c'era solo l'idea: la mostra e il libro sarebbero arrivati solo dopo. È stato proprio il Teatro Italia, nella primavera del 2017, a indicarci la strada. Abbiamo subito capito che quello era il posto delle e-mail di Hillary Clinton. L'edificio è stato costruito nel 1916 e ha una solida struttura in cemento armato, la facciata invece imita lo stile del gotico veneziano. Se poi entri dentro al palazzo, vedi gli affreschi vagamente nazionalisti di Alessandro Pomi e Guido Marussig che sovrastano le scaffalature del supermercato, disegnate dallo studio TA Architettura come fossero ripiani di una biblioteca. Insomma, già di per sé il Teatro Italia è una confusione totale di vero e di falso, di piani temporali paralleli. Allora abbiamo iniziato a contattare Despar: dal restauro e dall'arredamento che l'azienda aveva realizzato, avevamo capito che avremmo potuto trovare degli interlocutori sensibili. E così è stato.

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Teatro Despar Italia, esterno

Federica Tattoli: Le e-mail di Hillary Clinton come un poema epico, puoi raccontarmi di più di questo concetto?
Kenneth Goldsmith: Sono stato a lungo interessato al potenziale poetico del documento. Nell'era dell'informazione, il documento diventa la forma più affidabile e flessibile di autobiografia culturale. Le e-mail di Clinton sono omeriche in scala, Shakespeariane nell'intrigo e Toynbeeane per il loro dilagare nella cultura popolare. Sono opere testuali epiche, più emozionanti e intellettualmente coinvolgenti di qualsiasi cosa un singolo autore possa mai sognare di scrivere. Le e-mail di Clinton sono pubblicate collettivamente, il che indica il futuro della paternità collaborativa. È qualcosa che facciamo sempre, ma raramente consideriamo la nostra produzione testuale mondana come dotata di potenziale poetico. Prendendo in prestito l'idea di John Cage secondo cui ogni suono può essere musica, la mia sensazione è che ogni parola possa essere poesia. A differenza di Omero, a causa della loro scala, le e-mail di Clinton possono essere lette solo dai computer. In questo modo, i computer sono diventati i lettori ideali (e gli scrittori) della poesia. Trovo questo un momento eccitante.

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Kenneth Goldsmith, Coffee table (detail) 2019

Federica Tattoli: "Continuo a stampare le e-mail, copia su copia, con la speranza che quando vi confronterete con l’oggetto fisico che avrete tra le mani, possiate vedere da voi stessi come l’assoluta insignificanza possa essere trasformata, drammaticamente, in rilevanza storica." Questa è una citazione da Pls Print di Kenneth Goldsmith… La trovo molto interessante, puoi dirmi di più circa il rapporto oggetto vs. immateriale/invisibile?
Kenneth Goldsmith: Nell'era digitale, vedere è credere. Quando il rapporto Mueller [il documento conclusivo dell’indagine del procuratore speciale Robert Mueller sulle interferenze della Russia nella campagna elettorale statunitense del 2016, NdA] è stato reso pubblico, le thumbnail del report delle 400 pagine sono diventate un significante visivo per i loro contenuti. Come una tabella di marcia, è stato facile vedere cosa è stato redatto. In un certo senso, era visivamente leggibile. Di conseguenza, il modo in cui il rapporto Mueller sembrava essere stato ampiamente commentato, prestando al rapporto una veridicità che mancava alle e-mail di Clinton. A causa della loro mole (60.000 e-mail contro 400 pagine) e del loro metodo di distribuzione (scaricabili una alla volta dal sito di Wikileaks), le e-mail di Clinton non offrivano alcun vantaggio ottico. Di conseguenza, anche se esistevano, nell'occhio del pubblico erano invisibili, più qualcosa di cui si è parlato che qualcosa che si è visto, rendendole mature per qualsiasi manipolazione fantastica e propaganda per chiunque voglia soffermarsi su di loro, il che era in effetti il caso.

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Kenneth Goldsmith, Coffee table (detail) 2019

Vi esorto quindi—vedere per credere—a visitare questa bella mostra, non perdendovi il programma video che l’accompagnerà. Lo schermo del cinema, che oggi si trova sopra il banco gastronomia del supermercato, verrà utilizzato per proiezioni di video e film. A costituire la programmazione di questo cinema temporaneo sarà una selezione di opere tratte da UbuWeb, portale che Kenneth Goldsmith ha fondato nel 1996 per diffondere online film e poesie d’avanguardia. Tra i più vasti del suo genere, l’archivio mette a disposizione le copie di migliaia di opere rare gratuitamente, rappresentando un punto di raccordo essenziale tra cultura analogica e digitale. L’esposizione di UbuWeb su grande schermo ha lo scopo di mostrare come i formati dell’audiovisivo sono tradotti e diffusi in rete. La programmazione - visibile ogni giorno dalle 18 alle 19 e cambierà settimanalmente – include tra gli altri opere di Peggy Ahwesh, Sophia Al-Maria, Johanna Bruckner, Alex Da Corte, Cheryl Donegan, Shadi Habib Allah, Bek Hyunjin, Lev Manovich, Alix Pearlstein, People Like Us, Christine Rebet, Sabrina Röthlisberger, Sara Sackner, Leah Singer, Stan VanDerBeek, Jennifer West, Jordan Wolfson.

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Kenneth Goldsmith, The Hillary Clinton Emails (detail) 2019

Segnaliamo inoltre che durante l’inaugurazione del 9 maggio verrà presentato il catalogo della mostra pubblicato da NERO con testi di Kenneth Goldsmith, Francesco Urbano Ragazzi e del filosofo Emanuele Coccia. La casa editrice presenterà inoltre la prima traduzione in lingua italiana di Uncreative Writing e curerà un evento speciale negli spazi di Despar Teatro Italia. A partire dalle 21:30 verrà presentata la première italiana di The Mirror, l’ultima live cinema performance di People Like Us.

Tra settembre e ottobre, infine, si terrà un seminario a partire da I Declare a Permanent State of Happiness, libro di Goldsmith costituito dalle note dell’autore al Tractatus Logico-Philosohpicus di Wittgenstein. Il seminario è organizzato sotto la direzione scientifica dei professori Luigi Perissinotto e Roberta Dreon dell’Università Ca’ Foscari (Venezia).

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Kenneth Goldsmith - portrait © Jerónimo Álvarez

Kenneth Goldsmith è autore di trenta raccolte di poesia, editore e fondatore dell'archivio online UbuWeb (ubuweb.com). Insegna scrittura alla University of Pennsylvania, dove è senior editor di PennSound. Tra il 2009 e il 2010 ha tenuto la cattedra di American Studies presso la Princeton University e ha ricevuto il Qwartz Electronic Music Award. Nel Maggio 2011 è stato invitato alla Casa Bianca dal Presidente Barack Obama in occasione di Una Celebrazione della Poesia Americana. Sempre alla Casa Bianca, Goldsmith ha tenuto il primo laboratorio di poesia su invito della first lady Michelle Obama. Dal 2011 ha co-curato Against Expression: An Anthology of Conceptual Writing e pubblicato due saggi, Wasting Time on the Internet (2016) e Uncreative Writing: Managing Language in the Digital Age, libro che ha vinto il Present Book Award dell'Associatione per lo Studio delle Arti. Goldsmith ha partecipato a dOCUMENTA(13) a Kassel, Germania (2012), con il suo Letter To Bettina Funcke, pubblicato all'intero della serie 100 Notes - 100 Thoughts. Nel 2013 è stato nominato primo Poet Laureate del MoMA di New York. Il suo libro più recente edito in Italiano è Perdere Tempo Su Internet (Einaudi).

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Francesco Urbano Ragazzi_portrait © Scott Rudd

Francesco Urbano Ragazzi è un duo curatoriale formatosi tra Venezia e Parigi in ontologia e media studies. Il suo interesse principale è rivolto alle narrazioni su cui si fonda l’epoca della connettività. Nel 2015 il team ha curato The Internet Saga, una mostra personale del filmmaker Jonas Mekas presentata a Venezia durante la Biennale di Arti Visive. La mostra si è poi evoluta in una piattaforma di ricerca e in una serie di progetti espositivi sviluppati su invito di istituzioni pubbliche e private. Francesco Urbano Ragazzi ha inoltre curato mostre e programmi di residenza per MMCA - Museo d’Arte Moderna e Contemporanea della Korea (Seoul); Missoni; International Studio and Curatorial Program (New York); Centre d’Art Contemporain (Genève); CRRI - Castello di Rivoli (Torino); Ruya Foundation (Baghdad); Emirates Foundation (Abu Dhabi); Futura – Centro d’Arte Contemporanea (Praga); Ministero dei Beni e delle Attività Culturali; Ministero delle Pari Opportunità (Roma); Istituto Svizzero (Roma, Milano). Francesco Urbano Ragazzi è inoltre direttore di The Church of Chiara Fumai, archivio che si occupa di preservare la memoria e l’opera dell’artista. La loro collaborazione con Jonas Mekas è proseguita fino al 2019 attraverso la curatela di numerosi progetti espositivi ed editoriali.

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Despar Teatro Italia, interno.

Cinema Teatro Italia fu inaugurato il 2 marzo 1916. Non si trattava del primo cinema in città, ma sicuramente del più grande, contando al suo interno 1.200 posti. Sebbene la facciata del teatro ricordi lo stile gotico della Ca’ d’Oro, la sua struttura è fatta di moderno cemento armato. L’apparato decorativo tuttora perfettamente conservato è unico e imponente, con dipinti di Alessandro Pomi (1890-1945), Guido Marussig (1885-1972), Umberto Martina (1880-1945), e le decorazioni in ferro battuto di Umberto Bellotto (1882-1940).

Attivo come cinema fino al 1981, il Teatro Italia finì per perdere la propria identità nel periodo in cui fu utilizzato come sede distaccata dell’Università Ca’ Foscari e nel decennio successivo, quando restò chiuso e in stato di abbandono totale. Il restauro dell’edificio è cominciato nel 2014 a cura dello Studio Torsello e con la supervisione della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna. I lavori si sono protratti per due anni.

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Kenneth Goldsmith, Rainbow Hillary 2019
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Kenneth Goldsmith, Rainbow Hillary 2019

Crediti


Testo di Federica Tattoli
Fotografia su gentile concessione dell'ufficio stampa