#quellavoltache e #metoo mostrano i veri numeri degli abusi subiti dalle donne

No, non c'è solo il caso Harvey Weinstein.

di Hannah Ongley
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17 ottobre 2017, 11:10am

Nell'articolo d'opinione scritto dalla regista Sarah Polley per il New York Times subito dopo l'esplosione del caso Weinstein, si legge che il produttore "potrebbe essere la versione oggi più celebre del predatore hollywoodiano, ma in realtà non è che un'infiammazione purulenta in un'industria malata fino al midollo." Ora, le donne stanno dimostrando le vere proporzioni della rape culture twittando le loro esperienze personali seguite dall'hashtag #metoo. A dare avvio all'iniziativa è stata Alyssa Milano—amica e collega di Rose McGowan, una delle celebrità più note tra quelle che hanno denunciato di aver subito molestie sessuali da Harvey Weinstein—ma le storie di abusi vanno ben oltre i confini di Hollywood.

In Italia l'hashtag #metoo è stato affiancato da #quellavoltache, lanciato dalla scrittrice e conduttrice radiofonica Giulia Blasi. L'obiettivo è anche nel caso italiano la condivisione di esperienze di abusi e violenze sessuali sui social media, così da sensibilizzare l'opinione pubblica sui reali numeri del problema, troppo spesso ancora sottovalutato e sottostimato nella società contemporanea.

"Se tutte le donne che sono state molestate o hanno subito abusi di natura sessuale scriveranno #metoo come status, potremmo finalmente far capire alla gente le mastodontiche proporzioni di questo problema," ha scritto Alyssa Milano domenica scorsa, dicendo che l'idea le era stata suggerita da un'amica. L'attrice è inoltre in ottimi rapporti con la moglie di Weinstein, Georgina Chapman. Milano si è detta "disgustata e arrabbiata" dalle azioni di Weinstein, affermando inoltre che il suo precedente silenzio sarebbe dovuto essere inteso come una forma di rispetto per l'amica.

Nel momento in cui scriviamo, l'hashtag #metoo è stato usato oltre 200.000 volte, anche da figure molto note come Evan Rachel Wood, Anna Paquin, e Lady Gaga. "Mi hanno fatto sentire in colpa per essere una ragazza che ama divertirsi, mi hanno fatto credere di essermelo meritato," ha scritto Wood. "Non avrei dovuto essere lì, non mi sarei dovuta comportare "male" #metoo." Inoltre, non è mancato il sostegno dei membri della comunità LGBTQ e degli uomini, come l'attore di Hamilton, Javier Muñoz: "Non so quanto valga, dato che sono un uomo gay, ma è successo anche a me. Più volte."

Tuttavia, #metoo è solo uno dei molti modi in cui le donne stanno usando i social media per far sì che le loro voci—e il loro silenzi—siano finalmente ascoltate. La scorsa settimana, l'hashtag #WomenBoycottTwitter, creato in risposta alla sospensione dell'account di McGowan, ha riscosso molto successo. Il CEO di Twitter Jack Dorsey ha (nuovamente) affermato che la piattaforma si impegnerà a essere più aggressiva nel combattere gli abusi. "Twitter è fiero di poter sostenere e aiutare le voci di chi racconta verità nascoste da tempo," si legge in una dichiarazione di Dorsey. "Siamo dalla parte di quelle coraggiose donne e di quei coraggiosi uomini che usano Twitter per condividere le loro esperienze, e faremo il possibile per migliorare i nostri processi in modo da proteggere le loro voci."

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