Fotografia di Chase Middleton.

tutte le contraddizioni dell’america di provincia che nessuno fotografa mai

Per scattare questa serie, Chase si è trasferita nel bel mezzo del nulla in Connecticut, dove non c'è internet e il cellulare non prende.

di Laura Pitcher; traduzione di Gaia Caccianiga
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28 maggio 2019, 12:34pm

Fotografia di Chase Middleton.

Molti australiani che si trasferiscono negli Stati Uniti scelgono di vivere a New York o in California, ma non la fotografa Chase Middleton, che ha invece optato per la cittadina di Sharon, nel Connecticut. La puoi trovare nei suoi bar a tarda ora, intenta a osservare le persone che la circondano. Sta finendo un master a Yale ed è incredibilmente umile, tanto si dimentica di dirci che la famosa artista Laurie Simmons è la sua mentore. Le sue foto sono composizioni meravigliosamente goffe e assurde che, mi spiega lei stessa, "semplicemente mi ritrovo davanti," senza andare a cercarle.

Chase mi ha chiamata da un vecchio telefono per parlarci del suo lavoro. È rimasta senza Internet e segnale per settimane, ospite di due vecchi zii, ma la cosa non sembra preoccuparla. Al liceo, Chase era la tipica ragazza che preferiva starsene per conto suo in cameretta, piuttosto che in compagnia di mille persone. Ha un carattere schivo ed è difficile entrare in intimità con lei. Forse, è per questo che ama cercare i suoi soggetti in luoghi caotici.

"Sono una ragazza di campagna. Mi piacciono le cittadine di provincia perché mi sembra di essere a casa in Australia," mi spiega Chase. "Penso che in una grande città come New York l'anonimato sia inevitabile, ma in un piccolo centro sei obbligato a guardarti dentro, scavare a fondo e mettere il naso in posti di te dove non avresti voluto guardare."

All'inizio della sua carriera, Chase ha sviluppato uno stile unico, che è allo stesso tempo scomodo e accattivante. Abbiamo parlato con lei per scoprire il processo creativo dietro queste immagini.

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Nostalgia For The Mud.

Da dove nasce l’amore per la fotografia?
Beh, è storia un po’ scema. Mio padre ama molto la fotografia, ma ama molto anche bere. Una sera siamo usciti a cena e lui si è ubriacato di brutto. Il giorno dopo se n'è vergognato moltissimo, così mi ha portato a comprare una macchina fotografica per farsi perdonare. Avevo circa otto anni, e in cantina ci sono ancora tutte queste vecchie foto in cui stavo sistemando props e oggetti vari per i miei ipotetici servizi fotografici.

Mi piacerebbe vederle. Un giorno dovresti pubblicarle.
Probabilmente succederà. Forse in un nuovo libro.

E poi hai continuato a scattare anche durante l'adolescenza?
Sì, avevo una camera oscura nella mia stanza in garage quando ero una teenager. Ci passavo un sacco di tempo perché non mi piaceva molto la scuola, anzi, l’ho a malapena frequentata. In effetti hanno cercato di espellermi perché ero sempre assente. Ero quasi sempre nella mia stanza, in garage o in giro per la città sulla mia auto.

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Nostalgia For The Mud.

E ora studi a Yale. Com'è?
In realtà ho iniziato a conoscere l'America molto prima. Mia sorella ha vissuto qui a lungo e mia zia ha sposato un americano; da bambina mi hanno fatto visitare Yale e lì ho capito che quella era l'università che volevo frequentare. Molti dei fotografi che ammiro sono stati suoi alunni, quindi mi sembra un posto fantastico.

Uno dei tuoi progetti, Terminal Mystery, l'hai realizzato quando eri ancora in Australia. Parlamene.
Mia madre vive in questa città chiamata Iluka, un piccolo villaggio di pescatori con un gran numero di pensionati. Non so perché, ma la gente lì era incredibilmente aperta, molto disponibile a passare del tempo con me. Li incontravo e un'ora dopo andavo a casa loro a fotografarli.

Le persone nelle tue foto sembrano piuttosto goffe. Come fai a farli sembrare così?
Penso che sia la gente a scegliermi. Di solito è la persona al bar che non ha nessuno con cui parlare. Mi ci ritrovo a parlare ed è più di una cosa collaborativa, non sono io ad avere il controllo. Penso che forse sono io ad essere imbarazzante, quindi forse è per questo che le foto finiscono per sembrare così goffe.

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Nostalgia For The Mud.

A cosa hai lavorato in America?
Ho scattato molte foto in West Virginia, a Cornwall, nel Connecticut e a Rhode Island per la mia serie Nostalgia For The Mud. È stato un processo simile a Terminal Mystery nel quale vado nei bar a notte fonda e vedo chi c'è, e poi ci riincontriamo più tardi per fare foto.

Luoghi e oggetti di scena erano tutti pianificati in Nostalgia For The Mud?
Beh, non puoi pianificare tutto se vuoi rendere le foto relativamente spontanee. C'è questa immagine di un ragazzo accanto a una gabbia con una foto del papa sopra di lui. Stavo preparando una foto diversa, ma lui era dietro di me e io mi sono voltata velocemente e ho scattato. Comunque, cerco sempre spazi precisi, che mi sono familiari e i cui colori funzionano bene, ma non è una cosa che faccio volutamente. Succede e basta.

E l'immagine con i ragazzi con le mani alzate? Quanto c'è di pianificato in quello scatto?
Sono cresciuta in una famiglia relativamente religiosa, quindi sono interessata ai rituali collettivi. Mi è capitato di andare a Rhode Island, in questo posto chiamato Twin Oak. C'erano questi camerieri in divisa che stavano lavorando e ho chiesto loro se gli sarebbe dispiaciuto sedersi per cinque minuti e alzare le mani in aria. Lo hanno fatto. Erano adorabili, ed è stata una cosa davvero improvvisata. Quindi sì, c’è molta spontaneità.

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Terminal Mystery.

A cosa stai lavorando ora?
Sono attualmente a Sharon, nella casa dei miei zii, per iniziare un nuovo progetto. È un edificio incredibile: costruito nel 1700, visto da fuori fa un po' paura. Non c'è internet, il cellulare non prende e c'è solo un vecchio telefono fisso per comunicare con il resto del mondo. Sono fortunata perché la mia mentore, Laurie Simmons, vive a due passi da qui. Ho archiviato delle cose per lei. Ma questo posto è davvero magico. A volte, quando vado a trovarla, guardo Instagram e realizzo che non mi sto davvero perdendo nulla.

Hai delle mostre in programma?
Lasciami pensare, cosa ho in programma? Ho fatto qualcosa ai Red Hook Labs per gli artisti emergenti. Sono pessima in queste cose. Siccome non ho internet, se accade qualcosa di bello non lo vengo neanche a sapere. Probabilmente pubblicherai questo articolo e non lo vedrò per un paio di mesi

La mostra di Chase presso Red Hooks Labs è ora chiusa, ma puoi vedere il suo ultimo lavoro sul suo sito web.

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Nostalgia For The Mud.

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Questo articolo è apparso originariamente su i-D US