'isvn: io sono valentina nappi' non è (solo) un film porno

Monica Stambrini torna al cinema con film che indaga il linguaggio pornografico e lo raffina, avvicinandolo a nuovi tipi di narrazione internazionale.

di Maria Giovanna Drago
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29 maggio 2018, 12:49pm

Screenshot dal trailer di ISVN

Nel 2016, il direttore artistico del Queens World Film Festival commentò così la decisione della giuria di incoronare Queen Kong—il cortometraggio sessualmente esplicito diretto da Monica Stambrini—come miglior pellicola in concorso:

È un corto molto elegante e ben fatto. La maestria, la storia, il concetto vanno tutti presi molto seriamente. Inoltre, è anche diabolicamente esplicito e questo è il bonus! Il nostro pubblico di mezzanotte l’ha amato, quindi tenete d’occhio questa donna, ha appena cominciato.

Tra i molti che l'hanno apprezzato ci sono anche gli illustri nomi di Bernardo Bertolucci e Rocco Siffredi, ma Queen Kong va menzionato soprattutto perché capace di "fare qualcosa che in Italia mancava, ma esiste in tutto il resto del mondo. Insomma, anche un po’ per motivi politici, per rompere la censura sul nudo e sulla sessualità femminile." Parola della sua sceneggiatrice Tiziana Lo Porto.

Questo film non è un punto d'arrivo, ma l'inizio di un percorso che mira a raffinare il linguaggio pornografico e il female gaze. Tale esplorazione prosegue oggi con ISVN (Io Sono Valentina Nappi), progetto nato da una proposta della stessa Valentina Nappi, che ha chiesto alla regista di girare un porno insieme, replicando la collaborazione nata sul set di Queen Kong. Il risultato è una pellicola che narra l'incontro onesto e intimo con una donna che esprime il suo potere erotico, emotivo e intellettuale. Una sera come tante, Valentina rimane sola, ospite in un’altra città nello studio di un amico artista, e chiama Lorenzo, amico e amante che non vede da qualche tempo. I due cucinano, chiacchierano, ridono e poi finalmente si spogliano, si baciano e fanno l’amore a lungo fino ad addormentarsi.

ISVN parla di corpi, desideri e quotidianità contemporanee con un approccio alla sessualità tanto semplice quanto serio. Parla di Valentina Nappi e non solo. È un film che va oltre la ricerca superficiale di chi si limita ad aprire una pagina di YouPorn e che abbatte i pregiudizi più comuni sul mondo del porno. È un film che lavora e si concentra sullo sguardo; quello dei protagonisti, ma anche di chi lo ha girato e di chi lo guarda. È per questo che categorizzare i lavori di Monica Stambrini come porno al femminile non sarebbe corretto. Il suo è un cinema infinitamente più artistico, fantasioso e sfacciato di qualunque altro prodotto del settore. Mette in scena la sessualità con estro creativo ed è liberatorio. Si tratta di un atto politico: riporta il porno nelle sale cinematografiche, invade gli ambienti della cinematografia d’essai, contribuisce al dissolversi dei generi, risponde a domande come: il porno può essere intimo? Il sesso può essere narrativo? Può farsi racconto?

"Spesso c’è bisogno di disturbare per rivendicare dei diritti negati e per affermare la propria identità. Farlo con il porno è forse più facile, soprattutto per le donne," disse Monica anni fa in una sua intervista. Frase più attuale e calzante che mai.

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Oltre all'italiana Monica Stambrini, anche la spagnola Erika Lust sta rivoluzionando il mondo del porno:

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