Fotografía Todd Cole

no sesso è il brand genderless di cui tutti parlano a los angeles

E presto ne parleremo tutti anche a Milano.

di Emily Manning
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07 settembre 2017, 10:16am

Fotografía Todd Cole

Questo editoriale fotografico è originariamente apparso sul numero di i-D The Acting Up Issue numero 349, Autunno 2017.

Vi capiamo se dopo aver guardato programmi come Project Runway e RuPaul's Drag Race siete terrorizzati dal cucito. Vista in TV, cucire sembra un'attività frustrante, umiliante e che genera ansie non indifferenti. Le macchine da cucire sono capricciose e scostanti, sembra facciano sempre quello che vogliono, non quello che vuole chi le sta utilizzando. Davanti alle telecamere, fare il fitting di un abito sembra complicato quanto prendere una laurea in fisica quantistica. I partecipanti che parlano il linguaggio segreto del cucito di solito si guardano bene dal divulgare in giro quanto appreso. Tutti gli altri, invece, inforcano una pistola per colla a caldo non appena vedono una Juki in lontananza. Se non sapete fare un orlo, non potete neanche modificare un pantalone. Forse è meglio fare le valige, per chi non sa cucire non c'è posto nel mondo della moda.

Eppure, senza un orologio che ticchetta e scandisce i minuti restanti prima della fine della gara, anche cucire diventa divertente e rilassante, qualcosa che tutti possono imparare. Durante la Prima Guerra Mondiale, gli ospedali in Inghilterra, Francia, Australia e Nuova Zelanda offrivano attività di ricamo ai soldati feriti come parte della terapia. I ricercatori del British Journal of Occupational Therapy hanno scoperto che cucire genera un rilascio di dopamina, e va quindi considerata come un'attività antidepressiva naturale. Quindi, quando Pierre Davis mi ha detto che vede il suo corso di cucito come una lezione di yoga, ho capito che il suo approccio è quello giusto.

"Le mie lezioni durano tre ore, e vanno intese come una sorta di sessione di yoga post-lavoro. È qualcosa di rilassante, ma che contemporaneamente ti rinvigorisce," mi spiega Pierre al telefono da Los Angeles. "Voglio che le persone scoprano il potere terapeutico del cucito. Ripetere la stessa azione per centinaia di volte ti calma; la vedo come una forma di meditazione." Pierre, che ha 27 anni, solitamente insegna tre tecniche di ricamo diverse ai suoi studenti. La classe può poi sbizzarrirsi, realizzando i disegni che preferisce usando le tecniche apprese. "In sottofondo mettiamo della musica ambient; i partecipanti si liberano delle loro preoccupazioni ed entrano in connessione con chi li circonda. È uno spazio sicuro, in cui non può accadere nulla di negativo."

No Sesso—il brand genderless di LA di cui Pierre è direttore—pone le sue basi in questa filosofia di artigianato e inclusività. I capi spesso sono prodotti partendo da tessuti riciclati e con tecniche dettagliate, come il ricamo a mano, il lavoro a maglia e il patchwork. La linea di Pierre, proprio come i suoi corsi, mira a essere positiva. Gli abiti sono disegnati per corpi di tutte le forme e taglie. Le campagne pubblicitarie e le immagini del lookbook hanno come protagoniste persone di colore che si identificano lungo tutto lo spettro del gender (o scelgono deliberatamente di non identificarsi). Come risultato, No Sesso conta tra i suoi fan anche musicisti all'avanguardia come Erykah Badu e Kelsey Lu.

"Generare consapevolezza e dare spazio alle persone di colore, in particolare alle donne transessuali di colore, è un elemento estremamente importante del nostro lavoro," racconta Pierre. "Quando una persona di colore va sul nostro profilo Instagram, voglio che possa identificarsi in quello che vede. Non voglio che pensi che la moda sia un'industria solo per bianchi."

Pierre è nato nella Carolina del Sud, ma un genitore nell'esercito ha significato diversi trasferimenti nel periodo della crescita. Ha iniziato a disegnare bozzetti di abiti in terza elementare, e alle medie si è avvicinato al cucito. "Quando ero più piccolo, mia mamma comprava un sacco di riviste sui capelli, come Black Hair e Hype Hair. Sulle copertine vedevo Mary J Blige, Aaliyah e tutte queste donne con acconciature super anni Duemila. Erano state vestite da una stylist per lo shooting, quindi avevano anche abiti incredibili. Quelle riviste sono state il mio primo contatto con la moda, ancor prima che sfogliassi il primo Vogue o altri magazine di settore," ricorda Pierre.

No Sesso è nato come progetto scolastico sullo sviluppo di un brand. "Facevamo ricerca andando in negozi diversi e provandoci i vestiti. Mentre eravamo lì, ho iniziato a pensare a tutto ciò che influenza la nostra relazione con ciò che indossiamo." L'esperienza ha diretto Pierre verso un design che se ne frega del genere, adatto a tutti i corpi. Inizialmente basato a Seattle, No Sesso è stato rilanciato due anni fa a Los Angeles. "Quando mi sono trasferito qui, era tutto così intenso. Era la prima volta nella mia vita in cui mi trovavo completamente solo in una città così grande. Lavoravo come commesso, intanto cercavo di farmi conoscere e crearmi una nuova rete di contatti. LA è piena di persone, ma può essere anche un posto in cui ci si sente molto soli."

Poi, la comunità losangelina di Pierre ha iniziato a prendere forma. Allo "Step and Repeat" (un festival di performance sperimentali presso il Museum of Contemporary Art) ha incontrato due dei suoi futuri colleghi del team No Sesso, e in centro, nei quartieri più artistici, ha scoperto una marea di risorse. "Qui, abbiamo un contatto diretto con fabbriche e artigiani di talento. Si può trovare di tutto: c'è chi fa le stampe, chi tinge i tessuti e chi li tratta. New York è dove vive la gente dell'industria, ma anche Los Angeles non è da sottovalutare per i giovani stilisti emergenti."

Negli ultimi tempi, l'ispirazione creativa di No Sesso sembra riflettere la casa-atelier di Pierre e chi lo circonda. Lo stilista mi rivela poi che la mostra di Kerry James Marshall al Museum of Contemporary Art ha avuto un forte impatto su di lui. "Mi ha cambiato la vita, se devo essere sincero. C'è qualcosa di estremamente energico nel vedere così tanti dei suoi lavori nella stessa mostra. È a lui che mi sono ispirato nell'uso del colore che si vede su alcuni degli ultimi pezzi a cui ho lavorato." Tra i suoi riferimenti, No Sesso guarda anche alla natura. Per la collezione autunno/inverno 16, Pierre ha fotografato tronchi e alberi, creando poi un tessuto stampato con una grana legnosa astratta. "Chi indossa No Sesso vive in armonia con sé stesso, e avere un rapporto profondo con la natura è centrale per chi cerca questo tipo di pace interiore."

Ma le cose spesso iniziano, racconta Pierre, semplicemente chiacchierando con gli amici nella sua casa-atelier ("È davvero una casa di moda, letteralmente," commenta ridendo). "Siamo una sorta di tribù, c'è sempre qualcuno qui con me. Quando pensiamo a cosa sta succedendo nel mondo, cerchiamo di discuterne tutti insieme. Vedo la mia attività lavorativa come una forma di resistenza politica, e cerco di sfruttarla come strumento di protesta pacifica."

Una protesta pacifica contro le convenzioni di genere, contro la schiacciante maggioranza di persone bianche nell'industria della moda, contro un sistema che si muove a un ritmo distruttivo. Il messaggio di Pierre per le nuove generazioni è semplice: "Fregatevene di cosa fanno tutti gli altri e fate quello che il cuore vi dice di fare. Non mollate e continuate per la vostra strada," afferma deciso. "Se nessuno vi capisce, createvi una vostra cultura, una vostra identità e cambiate le regole del gioco. Perché rimarranno le stesse in eterno se non saremo noi a cambiarle."

Crediti


Testo Emily Manning
Fotografia Todd Cole
Moda No Sesso

Capelli Brittany Mroczek con prodotti Oribe Hair Care. Trucco Sandy Ganzer per Forward Artists con prodotti Milk make-up. Assistenti alla fotografia Mike Lopez, Tyler Ash e Olivia Crawford. Stampa Hyperion Digital. Modelli Pierre Davis. Arin Hayes. Leo King. J.Sims. Sanam. Jasmine Nyende. Ryon Wu. Armando Christian Armenta. Tamia Mathis.

Tutti gli outfit sono No Sesso. Scarpe dall'archivio dei modelli.

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