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Helmut Lang con Stella Tennant, Ottobre 2003. Fotografia di Arthur Elgort/Condé Nast via Getty Images

helmut lang dalla a alla z

DiEmily Manningtraduzione diAmanda Margiaria

Tutto quello che c'è da sapere sullo stilista che ha riscritto la storia della moda anni '90.

Helmut Lang con Stella Tennant, Ottobre 2003. Fotografia di Arthur Elgort/Condé Nast via Getty Images

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.

A per Autodidatta Australiano: Helmut Lang è nato nel 1956. I suoi genitori si sono separati quando aveva solo cinque mesi, e Helmut è stato mandato da Vienna alle Alpi Austriache, dove ha passato l'infanzia con i nonni. Il padre si è risposato quando Helmut aveva 10 anni, e insieme sono tornati nella città (in un'intervista per il New Yorker lo stilista ha definito i seguenti otto anni come "il periodo più infelice della mia vita"). Nel giorno in cui ha compiuto 18 anni, se n'è andato di casa. Nel 1977, a soli 23 anni, ha aperto con successo un atelier di abiti su misura a Vienna, nonostante non avesse alcun tipo di formazione di sartoria alle spalle. Le cose hanno avuto un'improvvisa impennata dopo che le sue creazioni furono scelte per una mostra del 1979 dal titolo L'Apocalypse Joyeuse al Centre Pompidou di Parigi. Nel 1986, il brand Helmut Lang era nato a Parigi.

B per Bill Murray: Nel 2003, Sofia Coppola ha scelto per l'attore un look in pieno stile Helmut Lang per il suo capolavoro Lost in Translation. Qualche settimana prima che la stagione dei premi cinematografici iniziasse, Murray ha chiesto a Lang se potesse disegnare per lui un paio di pantaloni in cachemire adatti alla notte degli Oscar. Secondo Tim Blanks, questa richiesta è arrivata dopo che a Lang è capitato tra le mani un vecchio libro di nodi da marinaio. "E così, l'ispirazione per la collezione primavera 2005 di Lang nacque," ha scritto Blanks. L'incursione nautica prevedeva completi in tessuto seersucker, cinture in corda bianca e gilet in simil tulle.

C per Calendario: Quando il mondo della moda si trova a discutere dell'enorme influenza di Lang, non lo fa parlando esclusivamente della sua sensibilità in quanto stilista. Nel luglio 1998, poco dopo essersi trasferito da New York a Prigi, Lang annunciò di essere pronto a svelare la sua nuova collezione. All'epoca, gli stilisti newyorkesi presentavano le collezioni primaverili a novembre, ben dopo le settimane della moda europee. Lang, secondo quanto riportato da WWD, pensava però che fosse "davvero troppo in là per il nostro marchio." Il giorno dopo l'annuncio di Lang, un Calvin Klein egualmente frustrato ha deciso di seguire il suo esempio. (Dall'altra parte dell'oceano, intanto, Pierre Bergé accusava l'expat austriaco di incitare all'anarchia nella moda.) Quasi vent'anni dopo, New York continua a sfilare per prima—ed è tutto merito di Lang.

D per David Casavant: Oggi il nome di questo stilista basato a New York è ben noto, ma pochi sanno che il suo interesse per la moda è nato a 14 anni, quando ha iniziato a collezionare capi di Lang e del suo discepolo belga, Raf Simons. Oggi Casavant ha 26 anni e gestisce un vero e proprio archivio di moda nel suo trilocale, risorsa incredibilmente utile a stylist, designer e celebrità (Kanye e Rihanna sono clienti affezionati, anche dato l'amore della cantante per gli iconici denim di Lang). "L'influenza di Helmut è chiaramente percepibile sulla moda di oggi," ha recentemente dichiarato il giovane collezionista a Quartz. "Ha rivoluzionato l'idea di lusso. Si lasciava ispirare da qualunque cosa, dall'esercito allo streetwear, all'abbigliamento sportivo e alle uniformi."

E per Ethan James Green: A marzo, Isabella Burley è stata nominata nuova Editor in Residence di Helmut Lang. La prima mossa dell'editor basata a Londra è stata raddoppiare sull'eredità newyorkese di Lang. Ha scelto Shayne Oliver di Hood by Air per disegnare la prima collezione di rilancio del marchio, e come fotografo della campagna pubblicitaria ha selezionato Ethan James Green. Purtroppo, Helmut Lang Seen by Shane Oliver deve ancora essere rivelata. Ma Seen by Green è stata svelata a fine luglio. La campagna prevede una lunga lista di talenti noti ed emergenti nello spettro culturale. L'autrice di I Love Dick Chris Kraus, l'iconico regista Larry Clark, la performer Jembra Pfahler, @LittleMissFlint Mari Copeny, membri del gruppo metal Unlocking the Truth, l'ex attrice di film per adulti Traci Lords (di lei riparleremo più avanti) e la supermodella Alek Wek—che ha sfilato per molte delle passerelle di Lang—sono solo alcune delle icone fotografate per l'occasione.

Nicky Rat nella campagna pubblicitaria Helmut Lang Seen by Ethan James Green, 2017. Fotografia di Ethan James Green. Courtesy of Helmut Lang.

F per Fuoco: Nel 2010, cinque anni dopo l'uscita di scena di Lang, un incendio nel suo studio di SoHo ha distrutto gran parte del suo archivio. Dei pezzi sopravvissuti all'incendio, la maggioranza è stata donata da Lang a 18 diversi musei in giro per il mondo, compreso il Museum of Applied Arts austriaco, che ha creato un archivio speciale dedicato allo stilista. Ma, ancor più interessante: Lang ha fatto a brandelli 6.000 abiti rimasti danneggiati durante l'incidente, usandoli come materiale per creare nuove sculture, che lo stilista stesso ha descritto come "25 anni di lavoro, pigmenti e resine." Una di queste serie di strutture tubolari ha costituito la sua mostra personale Make it Hard, presso la galleria The Fireplace Project nell'East Hampton, che un critico ha definito come "una foresta di solenni betulle."

G per Generi Uniti: Il recente dibattito nell'industria della moda riguardo il sistema vedi-e-compra ha generato alcuni cambiamenti nel sistema. A febbraio, Burberry ha annunciato che avrebbe unito le quattro sfilate uomo e donna in due passerelle semestrali e con generi uniti. Annunci simili sono arrivati poi da Gucci, Vetements, e Public School. Ma le sfilate uomo-e-donna-insieme non sono niente di nuovo per Lang. È stato proprio lui uno dei primi a far sfilare la collezione uomo e quella donna sulla stessa passerella.

Naomi Campbell sulla passerella primavera/estate 97 di Helmut Lang. Fotografia di Guy Marineau/Condé Nast via Getty Images.

H per Holzer: Al giorno d'oggi, le collaborazioni tra stilisti e artisti per capi, campagne pubblicitarie e design dei punti vendita è una prassi comune (tra i primi nomi a saltarci in mente Raf Simons e Sterling Ruby). Quando l'iconica artista concettuale Jenny Holzer e Lang—su suggerimento della critica d'arte Ingrid Sischy—hanno unito le forze per la prima volta a metà degli anni '90, le cose erano ben diverse. Insieme hanno creato l'installazione I Smell You on My Clothes per la Biennale a Firenze del 1996. Da questo primo progetto congiunto è poi nata una lunga collaborazione creativa: due anni dopo, quando Lang si trasferì a New York, la Holzer installò una delle sue opere a luci LED all'interno del flagship store dello stilista a SoHo. Ispirato proprio da I Smell You on My Clothes, Lang lanciò poi all'inizio degli anni '00 una sua linea di profumi, per cui la Holzer creò l'iconica campagna anti-advertising.

Pubblicità profumo Jenny Holzer per Helmut Lang. Direttore artistico: Marc Atlan, 2000.

I per Impatto sull'industria: Helmut Lang è senza dubbio lo stilista preferito del tuo stilista preferito. Parti diverse del suo lavoro hanno dato forma alle collezioni di Alexander Wang, Vetements, Yeezy, Balmain, Hood by Air, Craig Green, e Telfar Clemens, tra gli (infiniti) altri. Per alcuni, l'ispirazione è arrivata dal modo in cui Lang incorporava tessuti tecnici e inserti ispirati al paracadutismo. C'è poi chi si è ispirato al modo in cui Lang ha re-immaginato le nostre uniformi quotidiane. "Senza Helmut Lang non ci sarebbe Céline, e neanche Raf Simons sarebbe chi è oggi," ha dichiarato ad i-D lo stilista tedesco Bernhard Willhelm. "Nell'industria si racconta che in ogni atelier ci sia almeno un capo Helmut Lang, ed è li per essere copiato."

J per "Juergen, dove cazzo sei?": Si apre così un'epica intervista via e-mail tra lo stilista e il fotografo fatta per la rivista System. Teller ha fotografato diverse campagne pubblicitarie di Lang, ed è ormai celebre la sua copertura del backstage per le sfilate autunno/inverno e primavera/estate del 1994. L'intervista risale a febbraio 2016 e racconta la nuova serie di ritratti del fotografo, la sua apparente intolleranza alle uova e lo stato di entrambi i loro sederi. Una lettura imperdibile.

K per Kirsten, Kristen e Kate: Le prime sfilate di Lang a Parigi avevano solitamente luogo all'Espace Commines. Come ricorda Sarah Mower, il suo regolare cast di modelle è diventato una serie di volti familiari all'interno di uno spazio minimale. Ha scelto le ragazze tanto per il loro aspetto quanto per le loro personalità, tra loro Kate Moss, Kristen McMenamy e Kirsten Owen, insieme a Cecilia Chancellor, Jeny Howorth, Stella Tennant, e a volte le top (Naomi, Christy e Linda).

Kate Moss sulla passerella autunno/inverno 95 di Helmut Lang. Fotografia di Guy Marineau/Condé Nast via Getty Images.

L per Live Streaming: Nell'aprile 1998, a tre giorni dal debutto della sua collezione autunno/inverno, Lang ha deciso di trasmetterla in diretta su internet. È stato il primo stilista di sempre a farlo. "Avevo capito già a quei tempi che internet sarebbe diventato qualcosa di molto più importante di quanto credessimo allora, quindi ho pensato che fosse il momento giusto per sfidare le abitudini e presentare la mia collezione anche online," ha raccontato a Vogue. "È stato un vero shock per il sistema, ma anche l'inizio di una nuova normalità."

M per Minimalismo: È Lang che va lo scettro di architetto del minimalismo anni '90, un'estetica diametralmente opposta all'opulenza che definì il decennio precedente (vedi anche: spalline imbottite di Dynasty, abiti a bambola di Christian Lacroix, glamour tutto italiano di Armani). Lang ha re-immaginato i capi basic di tutti i giorni attraverso una nuova lente, elegante e quasi scultorea. L'essenza sexy dei suoi capi è stata, secondo Sarah Mower, uno degli elementi che ha definito la generazione degli anni '90: "prima di Helmut, la moda non aveva niente da offrire ai giovani. E a loro non fregava niente della moda." Ma con il susseguirsi delle collezioni firmate Lang, anche i punk e i raver hanno iniziato a interessarsi all'industria, principalmente perché grazie allo stilista l'industria stessa ha iniziato a interessarsi a loro. "Helmut era adatto a loro. Gli ha dato canottiere in cotone, pantaloni androgini, giacche su misura ma discrete, cappotti che assomigliavano a quelli dei loro padri e abiti minimal."

N per New York: Lang si è trasferito da Parigi a New York nel 1997, scegliendo come quartier generale l'80 di Greene Street, a SoHo. Secondo il The New Yorker, durante l'adolescenza Lang aveva vissuto nell'attico dei nonni sulle Alpi austriache e di conseguenza anche in età adulta sceglieva solo appartamenti all'ultimo piano. Da SoHo si è poi spostato fuori dal centro, nell'East Hampton, dove ha restaurato un'edificio risalente al 18esimo secolo.

O per Oliver: Si dice che l'Editor-in-Residence del marchio Lang, Isabella Burley, inviterà nuovi stilisti a collaborare a nuovi progetti Helmut Lang nei prossimi tempi. Il primo creativo selezionato è stato Shayne Oliver. Una scelta perfetta, come ha spiegato Alix Browne di W: "Come Lang, anche Oliver ha costruito una vera e propria comunità che gravita attorno al suo marchio: con lui, le nuove generazioni sentono di essere parte di un mondo che in precedenza li ha sempre deliberatamente esclusi."

Shayne Oliver nella campagna pubblicitaria Helmut Lang Seen by Ethan James Green, 2017. Fotografia di Ethan James Green. Courtesy of Helmut Lang.

P per Prada: Nel 1999, Lang inaugura una partnership con il Prada Group. Date le filosofie così diverse alle quali i due brand si appoggiano, buona parte dell'industria non vede di buon occhio questa mossa—Lang costruisce infatti il suo nome elevando l'ordinario a oggetto di lusso, mentre l'obiettivo di Prada è rendere più appetibili al grande pubblico anche le idee più d'avanguardia. La gestione del business è affidata a Prada, mentre Lang si occupa della direzione creativa su design e campagne pubblicitarie. Lo stilista dichiara di aver dato vita alla collaborazione perché vuole un partner e Patrizio Bertelli "sembrava la mente giusta per me." Eppure, come accaduto a Jil Sander prima di lui, la partnership Lang-Prada non sembra poi così azzeccata. Nei primi tempi, molti accusano il gruppo di aver gestito poco attentamente il nuovo progetto, rallentando ad esempio la produzione di denim, vero caposaldo delle vendite Lang, e non investendovi una quantità sufficiente di tempo. Lang vende poi nel 2004 le rimanenti quote di mercato a Prada, uscendo ufficialmente dal marchio nell'anno successivo.

Q per Quotidiano: "Lang ha fatto per t-shirt e jeans quello che Ralph Lauren fece per cravatte e giacche in tweed—le ha rese capi di moda," ha dichiarato l'ex Editor In Chief di Harper's Bazaar Kate Betts. Lo stilista stesso non ha mai nascosto che la sua ossessione per l'abbigliamento casual in stile americano arrivi dalla sua infanzia poco felice, quando la madre lo costringeva a indossare completi eleganti e cappelli ereditati dal nonno. "A scuola, gli altri bambini erano vestiti come piccoli hippie, ma a me era vietato persino indossare i jeans. Le mie possibilità di trovare uno stile personale durante l'adolescenza, un periodo estremamente formativo da questo punto di vista, mi sono state strappate via. Non ne sono certo, ma forse è proprio questo il motivo per cui sono diventato uno stilista. Perché la mia identità mi è stata negata," ha raccontato al The New Yorker.

R per Re-Edizione: Per la prima volta, dopo l'arrivo di Burley, il nuovo Helmut Lang rimetterà in vendita alcuni dei capi più iconici del brand. La collezione iniziale è formata da 15 creazioni e comprende i cosiddetti painter jeans (1998), la giacca argentata Astro Moto (1999), un maglione a costine (1997) e orecchini in crine di cavallo (2004). Burley ha dichiarato al magazine W che ogni quattro mesi saranno messi in vendita nuovi pezzi d'archivio scelti di volta in volta su base tematica. "La linea Volume 2 è più giovane ed estiva, mentre la Volume 3 potrebbe avvicinarsi al mondo del bondage. Per Volume 4 ci ispireremo probabilmente al metallo," ha dichiarato la nuova Editor-In-Residence del marchio.

S per Scultura: Dopo aver abbandonato l'industria della moda, oggi Helmut Lang è completamente assorbito dalla sua attività come artista. "Lavoro con oggetti che trovo in giro, a cui aggiungo materiali facilmente reperibili per creare sculture di varie misure. Esploro le forme fisiche che evocano il corpo umano e la sua condizione, ma rimanendo essenzialmente astratte," ha raccontato ad i-D qualche mese fa. "A volte inizio con un'idea e poi in corso d'opera mi affido al mio istinto, lascio che siano i materiali a condurmi al risultato finale." Angela Westwater—proprietaria della galleria Sperone Westwater che rappresenta Lang nel mondo artistico— ha dichiarato che Lang le avrebbe confessato di capire che un'opera è finita quando è "forte abbastanza da combattermi."

Installazione dell'opera Helmut Lang at Sperone Westwater, 2015. Courtesy of Helmut Lang and Sperone Westwater, New York.

T per Traci Lords: L'ex attrice porno (diventata celebre nel ruolo di Wanda Woodward nella pellicola Cry-Baby di John Waters) è protagonista della nuova campagna pubblicitaria Helmut Lang, fotografata da Ethan James Green. Ma questa non è stata la sua prima collaborazione con il marchio: nel 1995, Lang creò alcuni capi su misura per Lords in occasione del numero sul sesso della rivista Details. Uno di questi look prevedeva una t-shirt con stampato il suo nome, ma scritto in modo sbagliato, poi cancellato e corretto. "Ho pensato che fosse davvero epico, così l'abbiamo scelta anche per la nuova campagna (errori inclusi)," ha dichiarato Burley a W. "Ovviamente, sul set era Traci la vera protagonista."

U per Unico: Lang ha sempre fatto scelte uniche in fatto di comunicazione pubblicitaria e marketing: nel 1998, è stato ad esempio il primo stilista a usare i taxi di New York come spazio d'affissione per le sue campagne pubblicitarie. E le advertorial targate Lang potevano in quegli anni essere viste anche tra le pagine di National Geographic. Una delle pubblicità sui taxi—sull'arrivo di Lang tra gli scaffali Barney's—è oggi in esposizione presso l'Austrian Museum of Applied Arts; si tratta di un ritratto scattato da Robert Mapplethorpe nel 1979 che ha come protagonista un uomo con una benda sull'occhio. Oggi, le pubblicità pervasive sono prassi comune grazie a Lang, chiedete a Jonathan Anderson o Patrik Ervell.

V per Vuitton: Nel 1996, per il 100esimo anniversario Louis Vuitton, Lang e altri sei stilisti sono stati invitati a reinterpretare l'iconico monogram della maison. Isaac Mizrahi ha scelto di stamparlo su una borsa in plastica trasparente, mentre Lang ha optato per una valigetta da DJ . "La musica è una delle ispirazioni principali nel mio lavoro," ha spiegato al The New York Times, "e la club culture ne è una colonna portante da almeno cinque anni." Tra i fortunati che hanno ricevuto una delle valigette spiccano Chrissie Hynde, Frankie Knuckles, Courtney Love, Johnny Depp e John Travolta (provate a immaginarli mentre suonano, magari tutti insieme). Ah, la campagna è firmata Grandmaster Flash .

W per Ward: La super stylist inglese Melanie Ward è stata direttrice creativa e collaboratrice di Lang per 13 anni. Insieme a Kate Moss, Corinne Day e David Sims, la Ward è stata una delle figure chiave della moda londinese negli anni '90, perché "il suo minimalismo così definitivo l'ha resa una delle poche esperte nell'unire sensualità e concettualismo," per usare le parole di Calvin Klein. "Era quasi impossibile guardare le collezioni [di Lang] sfilare in passerella senza percepire il contributo tagliente ed essenziale della Ward."

X per XXX: Lang era solito inserire elementi legati al bondage e al fetish anche nei suoi look più formali—aggiungendo ad esempio cinghie e parti in latex agli spezzati maschili. La sua fragranza più di culto (quella sviluppata in origine per la collaborazione con la Holzer alla Biennale) era descritta come "l'odore che c'è in camera da letto il mattino dopo una notte di passione e difficoltà." Il direttore marketing di Lang, Jonny Lichtenstein, l'ha detto ancora più chiaramente: "è l'odore che sente un uomo subito dopo aver fatto sesso."

Helmut Lang autunno/inverno 90. Fotografia di Guy Marineau/Condé Nast via Getty Images.

Y per "You have to come": "You are our glamour boy. You have to come." [Sei il nostro ragazzo glamour. Devi venire, ndt] Così si è espressa nel 2000 Polly Mellen (leggendaria stylist e direttrice creativa) all'American Fashion Awards, mentre osservava la folla in cerca della vera star. Quell'anno, Lang aveva ricevuto la nomination per tre dei premi più prestigiosi. Come riportato dal The New Yorker, Lang non ha partecipato alla cerimonia per continuare a lavorare alla sua nuova collezione, decisione che ovviamente non è stata accolta con particolare entusiasmo da pubblico e critica: Fern Mallis era "esterrefatta." Anna Wintour ha invece definito la scelta "scortese" e "uno sbaglio." "Per gli americani, essere esposti è tutto," ha poi commentato Lang, riferendosi alla sua assenza. "Ma in Europa, la privacy dell'artista viene ancora rispettata. Qui, quando hai successo, è come se appartenessi al pubblico, totalmente."

Z per Zitto!: Alto momento controverso: la Selective Memory Series del 2007 firmata da Lang: supplemento di 80 pagine del settimo numero di Purple Magazine che raccoglie biglietti personali che fan e amici hanno scritto a Lang nel corso degli anni. In gran parte si tratta di ringraziamenti, ma arrivano da nomi come Marc Jacobs, Ellen DeGeneres, Nicole Kidman, Bruce Weber, Madonna, Sofia Coppola, Nan Goldin, e altri. Un tributo gentile, non fosse che Lang abbia deciso di non informare gli autori di tali biglietti prima di pubblicare i loro (a volte imbarazzanti) appunti scritti a mano.