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Cappello Marni in lana d'alpaca

chi è mickey mahar? conosciamo il performer fuori dalla biennale di venezia

Mattia  Ruffolo

Mattia Ruffolo

Si definisce serpeverde, sagittario e bisessuale, ma Mickey è molto di più. Per scoprirlo, abbiamo passato una giornata con lui tra le calli veneziane.

Cappello Marni in lana d'alpaca

La rilettura del Faust che Anne Imhof ha messo in scena alla Biennale di Venezia è vincente su vari fronti. Non solo per via del Leone d’Oro, premio conferito alla Germania lo scorso maggio come miglior Padiglione nazionale, ma perché ha saputo catturare l’attenzione di un pubblico altro dagli addetti ai lavori. La risonanza mediatica di quest’opera è stata immensa e la quantità di immagini e video che hanno circolato su Instagram non si contano neanche più. Tanto che ormai abbiamo imparato a conoscerne i singoli soggetti che sono stati il volto di questo gigantesco progetto. Il punto è che non sono degli esecutori–dice Anne Imhof in un’intervista con la curatrice Suzanne Pfeffer riportata nel catalogo della mostra–ognuno di loro ha una personalità ben attiva e sviluppata dentro e fuori l’opera.

Mickey Mahar è uno di loro: 27 anni, ballerino, americano di origini irlandesi e una presenza scenica che difficilmente passa inosservata. Abbiamo trascorso una giornata con lui a Venezia, per capire come vive questa città insolita e per farci raccontare come sono cambiate le sue abitudini da quando viveva a Brooklyn.

Maglione Prada

Arriviamo da Mickey che è mattino presto, il sole non è ancora sorto ma le strade sono già affollate dai commercianti che trascinano merce da una calle all’altra. L’indirizzo è in una traversa di Corso Garibaldi, vicinissimo ai giardini della Biennale, in una casa dallo stile eclettico, tipico veneziano. La finestra della sua stanza affaccia sul piccolo giardino di casa dove si muovono liberamente due conigli bianchi. Vestiti, candele, smalti, incensi e pomate di arnica sono sparsi qua e là, ma ogni cosa, seppur apparentemente casuale, sembra descriverlo molto bene. Beve una tisana e intanto stende i muscoli preparando il suo corpo alla performance che esegue, tutti i giorni per due o quattro ore.

Calze Prada

Per Mickey la danza è una passione iniziata lentamente, fin quando poi non ha coinvolto tutta sua vita. Racconta di essere cresciuto in una famiglia di persone calme, appassionate di letteratura, a cui piace leggere. Di se stesso invece dice: “Sono uno piuttosto irrequieto, ho sempre bisogno di muovermi e fare qualcosa”. Il suo primo ricordo legato al ballo risale al primo saggio fatto da piccolo in una vecchia chiesa cattolica di Milwaukee, Wisconsin USA, in cui sua nonna faceva volontariato e dove ha cominciato a prendere lezioni di danza irlandese.

Maglione in lana d'alpaca Marni

All’età di quattordici anni decide di immergersi in questo mondo, studiando generi diversi: classica, moderna, jazz, tip-tap e danza africana. “A un certo punto il mio corpo era confuso perché ognuno di questi generi richiedeva cose diverse al mio fisico. Io volevo semplicemente ballare tutti i giorni, anche se poi ai tempi dell’università ho iniziato a focalizzarmi solo alla danza classica e contemporanea. Ora cerco sempre più di ascoltare il mio corpo e di non stressarlo. Gli infortuni sono incubo”.

Pantaloni Marni

In quegli anni Mickey frequenta il Vassar College e si laurea in studi dei generi: filosofia contemporanea applicata alle teorie queer. Poi si trasferisce a Brooklyn per lavorare come assistente e archivista a The Kitchen, uno tra i primi e più importanti nonprofit art space di New York. “In quel periodo qualcuno ha parlato di me ad Anne, lei stava lavorando ad un progetto per il MoMA PS1 e voleva ingaggiare nuovi performer da NYC. Abbiamo iniziato a lavorare insieme da subito”. Del resto della compagnia, anche se non sa se “compagnia” sia la parola giusta per definire gli altri performer dice: “con tutti loro ho un buon rapporto, sia in scena che fuori. In questi anni abbiamo stabilito una profonda energia e una certa estetica, tanto che questo lavoro con Anne possiamo dire di averlo creato tutti insieme. Poi sono tutti così strani e divertenti che è bello ritrovarli anche fuori. Per fortuna!”

Maglione e collana Damir Doma

I ragazzi vivono sparsi per la città, alcuni nello stesso quartiere di Mickey altri al lido. Ormai ha familiarizzato col quartiere, dice di andare spesso da Nevodi, un ristorante in fondo alla strada dove lo chiamano per nome. Mentre camminiamo tra le calli indica in alto dei vestiti e visto che a Venezia le persone stendono al sole con delle corde che vanno da un palazzo all’altro ha imparato a conoscere i suoi vicini in base ai loro vestiti, nonostante non li abbia mai visti. Mickey non segue la moda ma ne è palesemente intrigato "ad influenzarmi di più sono le persone estremamente inappropriate”. Racconta di quando anni fa si è ritrovato su un set fotografico per i-D a New York, in cui si ritraevano i giovani cool in città. A tutti i ragazzi sono stati dati vestiti griffati che hanno indossato per gli scatti mentre a lui hanno detto “tu vai già bene così, vieni che ti scattiamo”. In passato comprava vestiti in postacci second-hand del midwest e nel tempo ha accumulato scaffali e scaffali di roba. Le cose migliori che ha adesso sono una camicia verde trovata per strada; una felpa comprata da Walmart su cui ha fatto stampare il simbolo de “I doni della morte” di Harry Potter (che è la sua ossessione), e una gonna regalatagli dalle sue amiche performer Eliza (Douglas) e Franziska (Aigner). “La mia filosofia è che se ti piace un vestito dovresti indossarlo ogni giorno per almeno 6 mesi e lavarlo raramente”.

Felpa Jacob Loeterman. Occhiali Balenciaga.

Oggi è vestito di bianco da testa a piedi, una felpa col cappuccio e dei pantaloni sportivi di una tuta. Lo vediamo tornare dopo essere passato velocemente da casa dopo la performance di oggi al padiglione. Nonostante sia autunno inoltrato il sole picchia forte e noi ci dirigiamo verso la laguna in battello per vedere il tramonto. “Venezia è davvero stupenda, quasi pornografica. Appena pensi di esserti abituato a quello scenario rivedi un tramonto che ti sorprende nuovamente e ti ricorda quanto è pazzesca”. Dice che le sue giornate qui sono piuttosto tranquille e che questa routine gli dà modo di pensare e riflettere ai progetti futuri. Prossimamente una performance con Gillian Walsh per Performa 17, poi una con Maria Hassabi al K20 Museum di Düsseldorf e un’altra con Ryan McNamara al Guggenheim di New York. “Vorrei continuare a fare quello che sto facendo. Amo esibirmi in musei per lunghi periodi, e spero in altri progetti come questi”.

Muscle Tee Eckhaus Latta / Tom of Finland x Artists Space
Muscle Tee Eckhaus Latta / Tom of Finland x Artists Space
Maglione Prada

Crediti


Foto Marta Giaccone
Art direction Mattia Ruffolo
Sul set Giorgia Imbrenda, Davide Stucchi
Talent Mickey Mahar