"girls like us" è la rivista indie che tutte le ragazze dovrebbero leggere

Immaginare il futuro in una rivista indipendente con saggi di Juliana Huxtable e Chris Kraus: questo l'obiettivo dell'ultimo numero di Girls Like Us.

di André-Naquian Wheeler
|
23 novembre 2017, 12:30pm

Le conversazioni a cui le ragazze di tutto il mondo hanno dato vita sui social media sono una testimonianza diretta della rilevanza del nuovo attivismo femminista, di cui il movimento #metoo e la Marcia delle Donne sono solo due degli esempi più noti. Attraverso ritratti inediti, opere d'arte sperimentali e interviste molto personali, la pubblicazione indie Girls Like Us vuole documentare i cambiamenti sociali a cui stiamo assistendo oggi. Creato da un team internazionale tra Amsterdam, Bruxelles e Stoccolma, questo magazine presenta i pionieri della creatività che stanno lavorando per costruire un "futuro meno patriarcale." Tra le sue pagine spiccano Juliana Huxtable, streghe moderne e la scrittrice di I Love Dick, Chris Kraus.

Ogni numero di Girls Like Us, che ha debuttato nel 2005, evidenzia un tratto specifico dell'essere donna. Nei numeri passati sono stati affrontati temi come lavoro, generazioni e famiglia, mentre l'ultima pubblicazione esplora "il futuro". Questo approccio potrebbe sembrare astratto, ma permette al magazine di affrontare i soggetti scelti in modo diretto e irriverente. Un esempio è la poesia creata dal performer queer Wu Tsang quando gli è stato chiesto di scrivere una frase di 15 parole su qualunque cosa: “I love you, or I want to live with you, or you imprison me, etc.” [ti amo, o voglio vivere con te, o tu mi imprigioni, eccetera." ndt]

Noi di i-D abbiamo incontrato il team di Girls Like Us per parlare di come sia possibile immaginare "futuri alternativi" per le ragazze di oggi e di cosa significhi essere una pubblicazione indipendente "con interessi femminili" nel 2017.

Fotografia di Lyndsey Welgos

Com'è nato il vostro magazine?
Jessica Gysel: Come la maggior parte dei magazine, Girls Like Us è nato perché ci siamo accorti che mancava qualcosa, nello specifico un certo punto di vista, e abbiamo deciso di dare spazio a voci fino a quel momento mai ascoltate. Girls Like Us ha cambiato aspetto più volte durante gli anni. Nel 2005 abbiamo iniziato con un formato da fanzine, poi nel 2009 c'è stato un rinnovamento generale: ci siamo sbarazzate dell'impronta strettamente lesbica del magazine, aprendoci invece alle donne di tutti i generi e sperimentando con grafica e design. Per noi, forma e contenuto hanno la stessa importanza.

Girls Like Us però non è solo un magazine, ma anche una comunità. Come siete riusciti a trasformare una rivista in qualcosa di più reale?
Jessica: Sin dall'inizio, creare spazi fisici in cui le donne possano riunirsi è stato uno degli obiettivi del nostro magazine. E oggi è ancora più importante, visto il tempo che tutti passiamo online. Feste, proiezioni, letture, cene: abbiamo fatto di tutto. Adesso stiamo preparando la prima installazione nel nostro gay bar, che si chiamerà "Mothers & Daughters" e sarà ospitata dallo spazio culturale Beursschouwburg a Bruxelles negli ultimi tre venerdì di dicembre.

Fotografia di Tosh

Come scegliete il tema di ogni numero?
Jessica: All'inizio non lavoravamo per temi specifici, ma con il passare del tempo ci siamo accorti che c'erano alcuni argomenti che continuavano a ripresentarsi in ogni numero. Così abbiamo deciso di concentrarci proprio su questi temi ricorrenti. Detto questo, cerchiamo comunque di incorporare un po' di tutti questi in ogni numero. Cercando di fornire nuove opzioni per un futuro meno patriarcale, è ovvio ripensare ai modelli di lavoro, gioco, economia, e tentare continuamente ad approfondire questi concetti. Lavoriamo in modo abbastanza intuitivo, non pensiamo mai di avere risposte definitive per i nostri lettori. In questo modo, riusciamo a rendere il processo creativo tanto importante quanto il risultato. Spesso facciamo errori e sbagliamo, ma anche questo fa parte del gioco.

In questo clima politico così agitato, com'è lavorare per Girls Like Us ?
Jessica: È un momento eccitante e difficile allo stesso tempo. Sembra ci sia sempre più spazio per le idee che stiamo diffondendo sin dal primo numero. Fluidità di genere, scambi intergenerazionali, storie orali, diversi tipi di femminismo e così via. Quando abbiamo iniziato, la parola "femminismo" aveva ancora una connotazione negativa per un certo tipo di donne, ma negli ultimi dieci anni questa percezione è radicalmente cambiata. Siamo emozionate all'idea che una generazione così giovane riesca a collegare teoria e pratica in modo così spontaneo; non vedo l'ora di vedere quali saranno i prossimi passi di questi movimenti.

Immagine di Casey Jane Ellison

Quali sono i vostri contenuti preferiti di Girls Like Us?
Jessica: Il nostro profilo su Orla Barry e Els Dietvorst, due "artisti diventati pastori." Abbiamo documentato la loro transizione dalla città alla campagna e le lotte che hanno affrontato per creare una "famiglia non nucleare" con i loro due figli adottivi.

Katja Mater: Amo i contenuti che giocano con formati come “The Registry of Pseudonyms” [il registro degli pseudonimi, ndt] di Riet Wijnen, che esplora alias, ego, nomi in codice, soprannomi e pseudonimi di artisti, criminali, matematici e altre figure assurde. Oppure "The Handshake" [la stretta di mano, ndt] che è un massaggio amatoriale fatto da Hacking With Care, un collettivo composto da attivisti-hacker e artisti che crea risorse ed eventi per ringiovanire corpo e anima.

Sara Kaaman: Sono così tanti! Tra tutti sceglierei la nostra frequente guest star Hanne Lippard, un'artista basata a Berlino. In ogni numero le chiediamo di scrivere una poesia sul tema che abbiamo scelto. Il risultato è sempre divertente e affronta in modo diretto il tema con sottili giochi di parole e scioglilingua.

Marnie Slater: La conversazione tra Camae Ayewa, Hannah Catherine Jones e Rasheedah Phillips nel nostro ultimo numero. Hannah ha conosciuto Camae e Rasheedah proprio per questa occasione. Come nuovo editor del team, è stato incredibile osservarli mentre condividevano esperienze, racconti e ricerche inerenti l'Afrofuturismo.

Chi è la tua cover star dei sogni?
Jessica: Un ritratto di gruppo, un insieme di donne di generi, etnie, orientamenti sessuali diversi.

"Raised By Lesbians" di Eden Batki


I magazine pensati per le donne sono molti, eppure ci sono moltissime donne che non si sentono rappresentate da queste pubblicazioni. C'è un modo in cui l'industria potrebbe avvicinarsi a loro?
Jessica: Smettere di feticizzare e oggettificare le donne. Punto

Lavori al di fuori delle tipiche pubblicazioni capitaliste. Quali sono i vantaggi di produrre Girls Like Us ad Amsterdam, Bruxelles e Stoccolma?
Jessica: Siamo un po' fuori dai circoli mainstream e questo ci permette di produrre ai nostri ritmi. Stiamo cercando di mettere in pratica il concetto di "tempistiche queer" a nostro vantaggio.

Che consiglio daresti alle giovani ragazze che sognano di dar vita a una loro rivista?
Jessica: Seguite il vostro cuore, abbiate le idee chiare, un concept definito e fatelo. Nient'altro. Se davvero credete in quello che state facendo e vi divertite facendolo, non c'è molto che può andare storto.

Fotografia di Eve Fowler
Fotografia di Martha Thisner
Immagine di Sidsel Meineche Hansen