come dev hynes ha stregato tutti noi

L'ultima fatica di Devonté Hynes, Freetown Sound, è il miglior album che abbia mai realizzato ad oggi. Ispirato da esperienze intime e personali, parla direttamente al cuore dei suoi fedeli fan.

di Lynette Nylander
|
27 ottobre 2016, 3:12pm

Dev indossa cappotto Ermenegildo Zegna Couture. T-shirt vintage Helmut Lang dall'archivio David Casavant. Cappello del modello.

C'è una sottile eleganza in Freetown Sound, il terzo album di Devonté Hynes, conosciuto come Blood Orange. Non la si percepisce solo nelle 17 tracce dall'impeccabile esecuzione, ma anche nei suoni ambient che uniscono una canzone all'altra. È stato concepito nei luoghi più disparati, dai pomeriggi solitari trascorsi a Washington Square Park, fino ai giri in skate di mezzanotte in centro città, o durante le passeggiate meditative nel suo luogo d'origine, New York City, e i più attenti ascoltatori riusciranno sicuramente a trovare un significato più profondo anche in quegli apparentemente semplici passaggi tra una canzone e l'altra.

"Mi rende davvero felice che tu l'abbia detto," mi dice Dev mentre parliamo della tangibile qualità del disco, seduti in una tranquilla libreria nel quartiere di Soho. "Ho concepito Freetown Sound come un vecchio disco di hip hop old school: ho trovato sample e parole e ho cercato di unire il tutto solo in un secondo momento. Ciò che conta è l'ispirazione dietro questi suoni: il trasferirsi spesso di città in città; i suoni e le melodie che ti entrano in testa, il modo in cui possono avere significati alternativi, diversi rispetto a quello originale. Volevo dare la sensazione che la musica proveniente da altri luoghi possa sempre avere un doppio significato."

Il trentenne ne sa qualcosa di cosa significa trasferirsi da un luogo all'altro. È nato a Houston, in Texas, ed è cresciuto nella periferia di Londra, prima di trasferirsi definitivamente a New York dieci anni fa. Fare il musicista non è mai stato nei suoi progetti. Avido giocatore di football, Dev sapeva giocare abbastanza bene da poterne fare una professione. Il disgusto nei confronti di quel mondo e degli altri giocatori l'hanno portato a desistere. Ha sempre avuto a che fare con la musica: s'intrufolava alle lezioni di piano della sorella, ha imparato a suonare il violoncello, la batteria e il basso da solo, mentre si divertiva con le band a scuola. "La musica era semplicemente una cosa che mi piaceva, che potevo fare e che mi importava di fare, ma non posso neanche dire di essere cresciuto suonando la chitarra perennemente chiuso nella mia stanza," confessa. Il suo talento, però, era lampante e manifesto, e, dopo un album pubblicato sotto lo pseudonimo Lightspeed Champion nel 2008, è diventato Blood Orange, il Blood Orange di Coastal Grooves del 2011 e Cupid Deluxe del 2013. Ora è il turno di Freetown Sound, ad oggi il suo miglior album.

Shorts Nike. Cappellino e orologio del modello.

L'album, che prende il titolo dalla capitale della Sierra Leone, terra natia del padre, è una cacofonia di melodie che, per 58 minuti, ti fa viaggiare con la mente. Racconta l'esperienza del padre, nato nell'Africa occidentale degli anni '30, esplora la problematica dell'odio razziale (Hands Up), il gender (Desireé,  Paris Is Burning), identità e rappresentazione (By Ourselves) e i trasferimenti (Augustine). E sicuro, Dev si sarà anche affidato all'aiuto dell'acclamato scrittore Ta-Nehisi Coates, la poetessa Ashlee Haze e il regista Marlon Riggs - tutte voci di spicco nel dibattito razziale - per la sua terza fatica in studio, ma Freetown Sound non è stato concepito come risposta agli attuali problematici rapporti tra razze. "Non è nato come messaggio politico, come una presa di posizione. Ho trovato divertente che quando ho iniziato a fare conferenze stampa per la promozione dell'album, la prima domande fosse sempre la stessa: 'Quindi si tratta di un album sulla questione del Black Lives Matter?' Non sapevo cosa rispondere, la mia reazione era chiedermi: 'Cosa?' Quando penso all'album di Kendrick, To Pimp a Butterfly, è chiaro il messaggio che vuole trasmettere. Ovviamente nell'album parlo delle mie esperienze più intime e personali, ma è interessante osservare come le persone possano prendere un'idea e farne ciò che vogliono. A quanto pare ha giocato un ruolo fondamentale anche il momento in cui l'album è stato pubblicato..."

Il processo di creazione dell'album è iniziato due anni fa, con la traccia EVP, in collaborazione con le amiche Bea1991 e Debbie Harry. "A dire il vero ho lavorato a quella canzone per una sfilata di Eckhaus Latta e non ho smesso di lavorarci finché non ho finito di mixare l'album. Continuavo a notare cose che dovevo cambiare e non mi era mai accaduto prima di quel momento," spiega. "Non entro mai in studio con l'intenzione di fare un album. Ogni tanto scrivo e cerco di creare una determinata atmosfera." Hadron Collider, dai toni sognanti, è stata scritto in collaborazione con Nelly Furtado, mentre By Ourselves e Hands Up sono due tra le prime canzoni che ha scritto prendendo in mano carta e penna e concentrandosi subito sul testo invece di applicare il suo approccio preferito, quello freestyle. Il suo modo di creare musica era una risposta alle pressioni che percepiva dal mondo esterno. "È stata la prima volta che le persone hanno inziato a dire: 'Oh quindi stai facendo un album'. Mi ha davvero colpito questa cosa. Per me si trattava di un paradosso: stavo creando un qualcosa di molto intimo e personale, ma sapevo che il pubblico si aspettava determinate cose da me."

Giacca e pantaloni Gucci. Cappello, orologio e collana del modello. Scarpe vintage Uncle Sam's. 

Della scuola di Marvin Gaye, Nina Simone, Miles Davis e John Coltrane, Dev viene spesso descritto come un bohémien. "È un modo un po' superficiale di descrivermi," dice ridendo. Eppure riconosce che il romanticismo dei grandi della musica che ascoltava e la sua infanzia lontano dagli Stati Uniti l'hanno portato a sentire un innocente stupore nei confronti del Paese che ora chiama casa. Quella sensazione di meraviglia che provi quando cresci lontano dal tuo luogo d'origine. "Credo James Baldwin abbia parlato proprio di questo, del fatto che, per vedere davvero un luogo, ci si bisogna allontanare il più possibile. So che sarei una persona diversa e sentire cose diverse se fossi cresciuto qui, anche se non so in che termini..."

Freetown Sound è il prodotto naturale di tutte le esperienze che Dev ha fatto negli ultimi due anni; alcune pianificate, altre improvvise, tratte da esperienze personali ma date alla folla perché ne possa dare l'interpretazione che desidera. "So che la musica è il mio lavoro ora, ma faccio ancora la stessa cosa che facevo quando avevo 14 anni. Non leggo le recensioni e la sola idea che qualcuno faccia musica meramente per il riscontro del pubblico mi sembra una follia. Quando le persone dicono di apprezzare la mia musica, ne rimango davvero sorpreso. Desta il mio interesse. Faccio musica per me. I live, per esempio, non sono la cosa più naturale per me... esibirmi mi richiede più sforzo che nella maggioranza delle altre persone. Credo sia il motivo principale per il quale non sono andato in tour per cinque anni."

Pochi giorni dopo, Dev ha lasciato tutti senza fiato con un'intimo concerto al Greenpoint Manhattan Inn. Che si senta a proprio agio a salire sul palco o meno, è innegabile quanto Dev Hynes abbia stregato tutti.

Cappotto e pantaloni Givenchy by Riccardo Tisci. T-shirt vintage Helmut Lang dall'archivio David Casavant. Cappello, orologio e collana del modello. 

Cappotto e pantaloni Givenchy by Riccardo Tisci. Cappello, orologio e collana del modello. Cintura Hermès. Scarpe vintage Uncle Sam's.

Cappotto e pantaloni Givenchy by Riccardo Tisci. Cappello, orologio e collana del modello. Cintura Hermès. Scarpe vintage Uncle Sam's.

Crediti


Testo Lynette Nylander

Foto Jalan and Jibril 
Moda Carlos Nazario

Tagged:
Dev hynes
Blood Orange
freetown sound
intervista